«Proclamiamo il lutto cittadino». Anche la reggiana Mahmoud firma l’appello
La richiesta avanzato da un gruppo di consiglieri e consigliere di tutta Italia
Reggio Emilia «Attonite e turbate» per la violenza razzista di Civitanova. Prendono parola dopo l’omicidio di un 38enne mendicante nigeriano avvenuto venerdì nella cittadina marchigiana, un gruppo di consigliere e consiglieri comunali di tutta Italia fra cui la reggiana Marwa Mahmoud. Si tratta di giovani amministratrici e amministratori locali italiane di origine straniera, inevitabilmente toccate in maniera forte dalla vicenda e dai risvolti che man mano emergono, a partire dal video ormai girato in tutto il Paese. Un filmato girato da persone presenti sul posto, in pieno giorno e nel centro di Civitanova, che hanno ripreso quando stava accadendo senza però intervenire per aiutare l’uomo ferito o rallentare l’aggressore. «Vogliamo esprimere vicinanza alla famiglia e a quella parte sana della cittadinanza che ha reagito, ha chiamato i soccorsi e consentito il fermo dell'omicida. Chiediamo un segnale importante da parte delle istituzioni locali, al Comune, in particolare, che si costituisca parte civile nel futuro processo a carico dell'assassino e che si impegni, con il consenso della famiglia, a coprire le spese del funerale, indicendo un giorno di lutto cittadino», è l’appello. Non solo: «Siamo consigliere e consiglieri di Comuni italiani di medie e grandi dimensioni che hanno accolto la sfida della rappresentanza e della pluralità in un'Italia che ancora fatica a riconoscere come endemiche alcune questioni sociali su cui interventi e dichiarazioni sono ancora troppo prudenti», si fa notare. «Il razzismo e le povertà, sono problemi da riconoscere e da contrastare attraverso condanne chiare e politiche pubbliche che agiscano efficacemente, perché le diseguaglianze non si cumulino in un feroce processo di marginalizzazione progressiva. Quanto è accaduto ha cause e responsabilità ben riconoscibili». Da un lato «la cultura dell'odio razziale, diffuso attraverso la retorica della sicurezza, che partiti e media hanno associato e associano ancora oggi con strumentalità, leggerezza e superficialità, alla presenza di persone migranti e immigrate». Dall'altro, «la pavidità di una classe politica che ha prodotto negli ultimi anni norme e leggi criminogene, discriminatorie ed escludenti».
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