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Omicidio di Civitanova

«Proclamiamo il lutto cittadino». Anche la reggiana Mahmoud firma l’appello

Adriano Arati
«Proclamiamo il lutto cittadino». Anche la reggiana Mahmoud firma l’appello

La richiesta avanzato da un gruppo di consiglieri e consigliere di tutta Italia

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Reggio Emilia «Attonite e turbate» per la violenza razzista di Civitanova. Prendono parola dopo l’omicidio di un 38enne mendicante nigeriano avvenuto venerdì nella cittadina marchigiana, un gruppo di consigliere e consiglieri comunali di tutta Italia fra cui la reggiana Marwa Mahmoud. Si tratta di giovani amministratrici e amministratori locali italiane di origine straniera, inevitabilmente toccate in maniera forte dalla vicenda e dai risvolti che man mano emergono, a partire dal video ormai girato in tutto il Paese. Un filmato girato da persone presenti sul posto, in pieno giorno e nel centro di Civitanova, che hanno ripreso quando stava accadendo senza però intervenire per aiutare l’uomo ferito o rallentare l’aggressore. «Vogliamo esprimere vicinanza alla famiglia e a quella parte sana della cittadinanza che ha reagito, ha chiamato i soccorsi e consentito il fermo dell'omicida. Chiediamo un segnale importante da parte delle istituzioni locali, al Comune, in particolare, che si costituisca parte civile nel futuro processo a carico dell'assassino e che si impegni, con il consenso della famiglia, a coprire le spese del funerale, indicendo un giorno di lutto cittadino», è l’appello. Non solo: «Siamo consigliere e consiglieri di Comuni italiani di medie e grandi dimensioni che hanno accolto la sfida della rappresentanza e della pluralità in un'Italia che ancora fatica a riconoscere come endemiche alcune questioni sociali su cui interventi e dichiarazioni sono ancora troppo prudenti», si fa notare. «Il razzismo e le povertà, sono problemi da riconoscere e da contrastare attraverso condanne chiare e politiche pubbliche che agiscano efficacemente, perché le diseguaglianze non si cumulino in un feroce processo di marginalizzazione progressiva. Quanto è accaduto ha cause e responsabilità ben riconoscibili». Da un lato «la cultura dell'odio razziale, diffuso attraverso la retorica della sicurezza, che partiti e media hanno associato e associano ancora oggi con strumentalità, leggerezza e superficialità, alla presenza di persone migranti e immigrate». Dall'altro, «la pavidità di una classe politica che ha prodotto negli ultimi anni norme e leggi criminogene, discriminatorie ed escludenti».

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