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Reggio Emilia è quarta in Italia per il nuovo suolo consumato

Gabriele Farina
Reggio Emilia è quarta in Italia per il nuovo suolo consumato

La città del Tricolore divora oltre 4.800 ettari in più nel 2021 rispetto al 2020 Nel rapporto Ispra capoluogo provinciale secondo in regione dopo Ravenna

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Reggio Emilia Roma, Ravenna, Vicenza, Reggio Emilia. Se fosse la classifica finale di un ipotetico campionato di calcio, i tifosi della Reggiana sarebbero in visibilio. La formazione di Diana chiuderebbe al quarto posto e si vedrebbe schiudere un importante piazzamento europeo.

In realtà, la graduatoria non riguarda lo sport ed è tutt’altro che incoraggiante per la città del Tricolore. Il “cartellino giallo” riguarda il consumo di suolo, in cui Reggio Emilia sfiora il podio alla voce “incremento di suolo dal 2020 al 2021”.

Lo attesta l’istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) nel rapporto 2022, pubblicato il 26 luglio scorso. Le cifre sono relative all’anno scorso e consentono di avere un quadro sia a livello di singoli Comuni sia come provincia.

Oltre 35 ettari in più

In termini assoluti, a Reggio Emilia sono consumati meno di 5mila ettari di suolo (4.886 dalla fotografia di Ispra). Il numero è più di cinque volte inferiore di un colosso come la Capitale, che con 30.294 ettari consumati conduce la graduatoria specifica.

Allo stesso modo, la percentuale di suolo consumato a Reggio Emilia (21,1 per cento) non è nemmeno lontano parente dei Comuni napoletani di Casavatore (91,1 per cento), Arzano (83,3), Melito (81,2), Cardito (73,7), Torre Annunziata (72,3) e Frattaminore (71,8) che occupano i primi sei posti a livello percentuale.

L’incremento in un anno non si può sottovalutare, tanto più che indica l’accelerazione compiuta in un anno sul consumo di suolo. Roma è al vertice con 95,05 ettari in più. Ravenna incrementa di quasi 69 ettari (68,66), Vicenza si aggiudica il bronzo con 42,28 ettari aggiuntivi. Segue quindi Reggio Emilia con 35,44 ettari consumati in più dal 2020 al 2021.

Tutto ciò nonostante la linea di stop al consumo di suolo varato dalla giunta Vecchi, testimoniato dalle battaglie legali contro nuovi insediamenti portate al Consiglio di Stato.

Bagnolo su, Casalgrande giù

Reggio Emilia domina la classifica provinciale in due delle tre voci in oggetto. Partiamo dall’incremento registrato nel 2021 rispetto al 2020. I 35,44 ettari in più nella città del Tricolore è un dato molto distante dagli 8,92 aggiuntivi di Bagnolo, gli 8,83 di Sant’Ilario e gli 8,75 di Guastalla, le inseguitrici più immediate. Interessante notare come otto Comuni riducano il consumo di suolo: sono Scandiano (meno 0,08 ettari), Viano (meno 0,18), Albinea (meno 0,32), San Martino in Rio (meno 0,61), San Polo (meno 0,68), Gattatico (meno 0,84), Canossa (meno 0,92) e Casalgrande (meno 1,18). Non v’è gara nemmeno per gli ettari totali consumati sui singoli territori comunali. Alle spalle di Reggio Emilia (4.886) si trovano Correggio (1.220) e Casalgrande (968). Quest’ultimo Comune è invece il territorio in provincia in cui il suolo è maggiormente consumato (25,7 per cento). Seguono Cavriago (23,7), Rubiera (23,1), Montecchio e il capoluogo (entrambi con il 21,1). Vetto (4,9), Villa Minozzo (3,1) e Ventasso (2,5) formano la classifica al rovescio di suolo meno consumato.

Provincia quarta in regione

I dati precedenti confluiscono negli oltre 95 ettari di suolo (95,58 dai dati Ispra) consumati a livello provinciale in più nel 2021 rispetto al 2020.

L’incremento è il quarto aumento più significativo in Emilia Romagna alle spalle di Modena (134,8 ettari aggiuntivi), Ravenna (113,9) e Piacenza (95,5). Il contraltare è rappresentato da Rimini, la cui provincia vede incrementare il suolo consumato di 2,8 ettari. Nessuna provincia in Emilia Romagna fa registrare un’inversione di tendenza nell’ultimo anno.

Il dato non deve stupire: l’unico territorio provinciale in cui gli ettari di suolo diminuiscono è Ancona (meno 5,74 rispetto al 2020). Le cifre del rapporto Ispra consentono un’analisi ancora più approfondita. Emerge così che sia proprio Rimini, nonostante la controtendenza dell’ultimo anno, ad avere la maggiore percentuale di suolo consumato a livello provinciale (12,4 per cento). Seguono Reggio Emilia (11,1) e Modena (11). A Ferrara il dato più basso a livello regionale (7,1).

Al vertice del territorio nazionale Monza-Brianza con oltre quattro parti di suolo su dieci (40,7 per cento) consumate. Napoli, (34,6), Milano (31,7), Varese (21,0) e Trieste (20,6) completano la classifica dei primi cinque posti. Rimini è quindicesima a livello nazionale, Reggio Emilia ventesima. I rapporti di forza mutano se si prendono in considerazione le superfici consumate in assoluto a livello provinciale nel 2021. Il territorio capitolino svetta con 70.155 ettari, di cui 30.294 nella Capitale. Il Torinese (58.359 ettari) soffia il secondo posto a Brescia (50.022), con Milano poco distante (49.944). Diciassettesima in Italia e prima in Emilia Romagna è Bologna (intesa come provincia) con 32.984 ettari. Modena sfiora quota 30mila (29.587) e segue a due caselle su scala nazionale. Parma è ventisettesima in Italia e terza in regione con 26.320 ettari, la nostra provincia è ventinovesima a livello nazionale e quarta su scala regionale con 25.413 ettari consumati nel 2021. In Friuli Venezia Giulia compaiono due delle quattro realtà provinciali meno impattate dalla specifica graduatoria. Trieste è in assoluto la provincia del nostro Paese con meno consumo di suolo nel 2021 a livello italiano con 4.368 ettari. Isernia (5.143 ettari) e Prato (5.218) compongono il podio invertito, relegando Gorizia (6.142) nella posizione immediatamente successiva.

Doppio bronzo italiano

Non deve dunque stupire se l’Emilia Romagna ottenga due medaglie di bronzo nelle graduatorie regionali messe a punto dall’istituto.

La nostra regione fa segnare un incremento di 661,16 ettari di suolo consumato in più nel 2021 rispetto al 2020. È il terzo dato su scala nazionale più elevato dopo le cifre fatte segnare da Lombardia (882,98 ettari aggiuntivi) e Veneto (683,58).

Per le tre regioni è una conferma che emerge dal dato assoluto sul suolo consumato nel 2021. La Lombardia guida con 286.832 ettari, seguita dal Veneto (218.173) e dall’Emilia Romagna (200.053).

Nessuna regione italiana è interessata da un decremento complessivo di suolo. Il territorio che più si avvicina è la Valle d’Aosta con 10,52 ettari di suolo consumati in più nel 2021 rispetto al 2020.

Va precisato che la stessa regione è fanalino di coda sia alla voce “suolo consumato nel 2021” (6.976 ettari) sia suolo consumato in percentuale (2,2 per cento).

Un segnale di speranza per l’Emilia Romagna risiede appunto nel suolo consumato in proporzione al territorio.

Nella nostra regione è meno di un decimo (8,9 per cento) contro il 12,4 per cento della Lombardia, l’11,9 del Veneto e il 10,5 della Campania. Il dato emiliano romagnolo a livello percentuale è il quarto più alto del nostro Paese, ma non si distacca molto dalla media del 7,21 fatta segnare a livello italiano.

In tutto il nostro Paese, nel 2021 risultano consumati oltre due milioni di ettari di suolo (2.137.358) con un incremento di oltre seimila ettari (6.334,44 ettari in più). L’Emilia Romagna contribuisce con oltre un decimo all’aumento rispetto all’anno prima e con circa un decimo al suolo consumato in assoluto.

 

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