Gazzetta di Reggio

Reggio

Strage di Bologna

«Bellini è stato coperto fino all’inverosimile per decenni»

Serena Arbizzi

	La strage di Bologna è stata commessa sabato 2 agosto 1980 alla stazione ferroviaria: rimasero uccise 85 persone e oltre duecento furono ferite
◗
La strage di Bologna è stata commessa sabato 2 agosto 1980 alla stazione ferroviaria: rimasero uccise 85 persone e oltre duecento furono ferite

Paolo Bolognesi, presidente dell’associazione delle vittime del 2 agosto 1980: «Con la digitalizzazione sappiamo chi è il quinto uomo e potremo capirne di più»

3 MINUTI DI LETTURA





Reggio Emilia «Bellini è stato coperto fino all’inverosimile. Con una magistratura diversa, dall’inizio, si sarebbero potute seguire altre piste. Gli stessi “personaggi” sono coinvolti in altre vicende».


Non ha dubbi Paolo Bolognesi, presidente per le vittime della strage alla stazione di Bologna, avvenuta 42 anni fa: l’approdo sotto i riflettori dell’autorità giudiziaria del “quinto uomo” è un tassello fondamentale per capire cos’è successo non solo in quel maledetto 2 agosto del 1980, ma per riannodare i fili della storia italiana.

Bolognesi, cos’ha di diverso la commemorazione di quest’anno?
«Innanzitutto, il primo grado del processo che ha portato a scoprire e dare un volto al quinto personaggio che era in stazione quel giorno, cioè Bellini. Con la sua figura è chiaro che l’inchiesta fa un salto di qualità notevole. Bellini non è un personaggio comune: è stato un killer per la ’ndrangheta, un infiltrato nella mafia, ha lavorato per i servizi, compare nel processo e nella trattativa Stato-mafia. Non si tratta di un semplice terrorista di destra che finisce la sua stagione nel momento in cui finisce il terrorismo: ha “lavorato” fino ai giorni nostri. Questo è estremamente importante e fa comprendere come il filo nero che passa per Bologna è continuato andando ben oltre Bologna. Da quanto emerso nell’ambito del processo, si potrebbero rianalizzare altri casi, finiti più o meno male, precedenti e posteriori al 2 agosto. È una situazione che apre spiragli sul passato e sul futuro».

Potete contare su un archivio vasto che ora avrà una nuova collocazione...
«Prima eravamo in una via periferica del centro di Bologna, ora siamo a Palazzo D’Accursio. Il nostro archivio è fatto di documenti già passati al vaglio dei giudici. Il grande limite del passato era che molti processi iniziavano e finivano per conto loro e non andavano in altri tribunali per situazioni analoghe che stabilivano collegamenti. Ora, tramite la digitalizzazione, possiamo vedere tante cose, che consentono di fare un’analisi più approfondita. Questo è il punto chiave. Il fotogramma che fa vedere bellini c’era già nel 1985, ma gli strumenti che consentono di vederlo esistono da poco. Poi, tra qualche anno, si potrà vedere altro».

Quale risultato voleva ottenere chi ha ordinato la strage?
«La loggia massonica P2 voleva impossessarsi del potere dello Stato, svuotando i contenuti della Costituzione. La strage era un segnale forte di questo potere: finanza, servizi e sicurezza, così come i ministri. Tutto questo era in mano loro: il controllo della vita politica ed economica. Nel nostro manifesto di quest’anno abbiamo inserito che la strage di Bologna è stata finanziata e organizzata della loggia massonica P2, protetta dai vertici dei servizi segreti italiani ed eseguita da terroristi fascisti».

Tramite quest’operazione di memoria e di richiesta di giustizia e verità che viene svolta anche tramite l’associazione, quindi, l’obiettivo è fare luce anche su altri tasselli della storia del Paese?
«Nel “documento Bologna” si vedono i flussi finanziari che vanno da Gelli a personaggi che dovevano portare avanti la strage fino in fondo. Si parla di servizi infedeli allo Stato, ma nominati dai politici. Il capo dell’ufficio degli affari riservati del Viminale, Federico Umberto D'Amato, aveva una qualifica superiore a tutti gli altri, aveva il compito di organizzare tecnicamente la strage. Ha ricevuto fondi così come i terroristi fascisti, fra cui c’era Avanguardia nazionale, Nar, Terza posizione. Un’operazione del genere a Bologna prevedeva una trentina di persone sparse con vari compiti, perché qualcosa avrebbe potuto impedire di raggiungere l’obiettivo, anche se dal loro punto di vista è andato tutto bene. E, sì, c’è la possibilità netta che dalla documentazione uscita scaturiscano altre piste molto interessanti che portano lontano, dopo la strage. Gli stessi “personaggi”, ripeto, sono coinvolti anche in altre vicende».


© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google