Il boulevard della street art lungo il viale delle Reggiane
Un racconto per immagini della lunga storia del pezzo di città fra provocazioni e messaggi nelle opere dei writer
Reggio Emilia Solo qualche tempo fa è arrivato un writer direttamente dall’Australia, mentre un paio di mesi prima a pittare sui muri dei capannoni era capitato uno svizzero. Non solo “Reggiane Urban Gallery”, la galleria virtuale realizzata in fotografie sferiche che permette a ogni visitatore digitale di scoprire le opere, gli artisti e le storie di street-art e writing che erano nascoste nei capannoni delle ex-Officine prima della riqualificazione.
La “street art” non abbandona le Reggiane, che continuano ad essere un punto di riferimento internazionale per artisti provenienti da tutto il mondo, che all’esterno dei capannoni continuano a realizzare quella galleria a cielo aperto che fiancheggia il viale da poco riaperto, ovvero quel tratto di viale Ramazzini che era al servizio della fabbrica, rimasto per decenni in disuso.
Con ogni probabilità, la strada si chiamerà viale delle Officine Reggiane. E, proprio nel segno di quello che sono state nel recente passato le ex Officine, è costellata di murale di ogni tipo, quasi un omaggio a quel gigantesco laboratorio di street art che si incontrava nei capannoni ora riqualificati.
Pittate sono state realizzate anche la sera anche prima del taglio del nastro del nuovo tratto stradale. E così attraversando il futuro viale delle Officine Reggiane si incontra un racconto per immagini che descrive anni di storia del luogo, del microcosmo che lo ha abitato, dell’intera città e dei temi di dibattito che hanno caratterizzato Reggio (e non solo): si va dall’omaggio all’ex operaio delle Officine al ritratto dei senzatetto che vivevano nei capannoni, fino a un pezzo dedicato al terribile bombardamento cui furono sottoposte le ex Officine nella Seconda Guerra Mondiale e ai cosiddetti esercizi di “lettering” realizzati da gente che viene da tutta Italia.
In totale, sono circa una novantina le opere lungo il viale, una minima parte rispetto a tutto il resto dell’area: uno spaccato esemplare del movimento creativo che si è sviluppato alle Reggiane. “Pezzi” di allenamento fatti da giovani writer locali, opere realizzate da artisti di passaggi: provocazioni e messaggi politici, come il murale sull’ex ministro Minniti oppure come il numero di telefono dell’ufficio del vicesindaco, Alex Pratissoli.
Un percorso da leggere, partendo da piazzale Europa. Sulla sinistra si incontrano Reel e Capo, due pezzi realizzati dai writer più interessanti delle scena reggiana, ma attivi non solo a Reggio. I pezzi sono stati realizzati appena dopo la costruzione del muro che separava i senzatetto dalla riqualificazione, diventato per i writer uno spartiacque tra ricchi e poveri.
C’è poi Jens Besser, un artista di Dresda passato regolarmente dalle Reggiane, dipingendo diversi murale anche per gli ex abitanti.
Non manca il Collettivo Fx, con numerose opere, come un pezzo “vs Auto Elettrica”, realizzato a pochi metri dalla sede amministrativa della Silk-Faw. Si butta sulla sperimentazione Psiko Planet, uno degli street artist che ha frequentato le Reggiane da sempre, mentre poco dopo si può vedere un vecchio “pezzo” di Nemo’s realizzato anni fa in dialogo con gli ex abitanti di quell’edificio, ora murato.
Dal Messico era arrivato Pablo Allison, artista di passaggio a Reggio per una mostra alla galleria Vicolo Folletto, che ha realizzato un’opera dove ha sintetizzato la “visione” di Minniti (realizzata da Collettivo Fx) scrivendo sarcastimente la parola “Derecha”, ovvero “Giusto”.
Una galleria che vede anche un “Omaggio a Omaggio”, ovvero il ritratto di Omaggio, uno storico dipendente delle Reggiane ritratto da Collettivo Fx. Sempre lungo il viale è possibile intravedere la Madonna dei Ghanesi, realizzata da Rhiot e Collettivo Fx in collaborazione con i ghanesi che vivevano nel capannone. Carlos Atoche è un artista romano che ha dipinto un pezzo in occasione di una jam nel 2015.
“Il fasci(n)o del muro” è invece un pezzo del Collettivo fx che sottolinea la scelta di costruire il muro per dividere i senzatetto e la riqualificazione. Sempre di Rhiot è un pezzo realizzato la sera prima dell’apertura della strada, mentre a Capo è ricondubile a quello che in gergo è un “lettering” classico.
Porta lo stile di Psiko Planet una sperimentazione tra lettering e figurativo realizzata sulle porte murate. Fra le opere e gli street artist, ci sono anche Mistik , molto attivo in città, e Caker, autore di uno dei murali storici, alle Reggiane e non solo.
Non manca un “Ritratto di Gambiano” che viveva a pochi metri da lì, realizzato dal Collettivo Fx, autore anche di 8 gennaio ’44: un pezzo dedicato al bombardamento delle Reggiane dell’8 gennaio 1944 realizzato l’8 gennaio del 2021.
Ekta è un altro pezzo di writing dove si vede come spesso si va oltre le lettere per sperimentare linee e forme, mentre Mucca è uno strett artist pugliese transitato da Reggio un paio d’anni fa. Psiko Patik. Pezzo che ha una decina d’anni, fatto ad asta e pennello, al primo colpo: un esercizio di stile tra figurativo e forme che vengono dalle lettere.
E ancora: “Via Nella Magnani”. È una proposta proveniente da più realtà reggiane, realizzata per mano del Collettivo Fx, per dedicare la via a un’operaia delle Reggiane e staffetta partigiana. Un modo per dedicarle quella che invece sarà chiamata “via delle Officine Reggiane”. E poi: “Bibbito” e ilProff”, realizzati in occasione di una jam nel 2016. Quanto a “Spazio Libero”, rappresenta il numero di telefono della segreteria dell’assessore e vicesindaco, Alex Pratissoli.
Venne realzzato in occasione del lancio di un possibile “regolamento della street art” da parte degli assessorati e alcuni pittatori delle Reggiane scrissero provocatoriamente il numero degli assessori dove “chiedere” il permesso di dipingere. Del regolamento non si fece nulla.
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