«Il “quinto uomo” e due vittime partirono tutti da Scandiano»
I parenti di Eleonora e Vittorio Vaccaro: «Una coincidenza allucinante»
Reggio Emilia Il mattino del 2 agosto 1980 Eleonora Geraci, 46 anni, e il figlio Vittorio Vaccaro, 24 anni partirono per la stazione di Bologna per andare a prendere una cugina. Negli stessi istanti, come risulta dalle carte, Paolo Bellini, partì, sempre da Scandiano, per compiere l’attentato che sconvolse l’Italia e spezzò anche le vite di Eleonora e Vittorio, per il quale è stato condannato all’ergastolo in primo grado.
Due tragitti identici per due destini che si incrociano, quello delle vittime e del “quinto uomo” della strage.
«Ogni anno, quando arriva il 2 agosto, è sempre come se fosse successo ieri – ricorda Maria Vaccaro, figlia di Eleonora e sorella di Vittorio –. Non è che se passa il tempo te lo dimentichi. Mamma e Vittorio erano andati a prendere una cugina che arrivava da Palermo. Andò mio fratello perché mio padre non riusciva. Vittorio era ceramista e di sabato non lavorava. Nostra cugina avrebbe dovuto arrivare alle 9.30, ma il treno si era fermato a Firenze. Di lì a poco apprendemmo della tragedia: inizialmente, sembrava lo scoppio di una caldaia e invece non c’entrava nulla. Chi era sul posto sentiva odore della polvere da sparo... Papà andò a Bologna e capì, quando vide l’auto di mia mamma davanti alla stazione. Tornò a casa, piangendo e urlando. Io mi sono chiusa nella camera di mia madre. Mio fratello era già sposato e aveva una bimba di quattro anni...».
I risultati ottenuti vengono giudicati molto importanti, «non solo per noi famigliari ma per Bologna e tutti gli italiani – aggiunge Maria –. Questa strage, come tutte le altre, non è un passato da dimenticare ma un triste ricordo da tramandare per evitarne delle nuove e far sì che lo Stato si assuma le responsabilità riconoscendo che parti delle sue istituzioni hanno depistato e coperto la verità per 42 anni. Iniziamo ad avere, con il primo grado del processo Bellini, la certezza di chi siano gli ideatori, i finanziatori e gli esecutori della strage. Ora ci saranno appello e Cassazione e, siccome non volevano fare questo processo, gli apparati deviati dello Stato faranno di tutto per creare problemi o smontare le accuse. Sarà difficile perché sono stati trovati documenti dei pagamenti e sono prove tangibili. Siamo a un passo dalla verità. Continueremo a digitalizzare i documenti e li metteremo a disposizione di tutti. La verità, come la pazzia, non è comunista né fascista. La ricerca del potere a ogni costo porta abusi, ingiustizie o stragi, che sia rossa o nera».
I famigliari delle vittime hanno appreso nel corso del processo Bellini «di come sia emerso che Bellini a Scandiano abbia accompagnato la nipote. Siamo rimasti basiti da questa cosa. Pensare che tua madre è partita con tuo fratello da Scandiano proprio quel giorno e al tempo stesso stava partendo un’altra persona per andare a piazzare una bomba è allucinante. Quando vedo gli esecutori della strage non provo nulla. Mambro e Fioravanti, nelle gabbie, durante i primi processi che si baciavano, sogghignavano... Bellini non merita nemmeno che io provi qualcosa. E a sua moglie chiederei perché ha aspettato così tanto a parlare. Dice che aveva paura delle minacce, ma certe cose sarebbe stato meglio saperle quando erano vivi altri esponenti dell’organizzazione criminale». La moglie di Vittorio, Adele Incerti, ricorda come «un bagaglio più grande di me, quel peso, a soli 20 anni. Io e Vittorio avevamo 17 e 19 anni quando ci siamo sposati. E ci eravamo appena tolti le nostre piccole grandi soddisfazioni, come l’acquisto di un televisore. Quando penso a quel 2 agosto penso ai miei sogni, ai progetti, alle aspettative... Di colpo me li hanno distrutti».
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