«Importante la presenza di Reggio Emilia al primo 2 agosto dopo la sentenza»
Luca Vecchi nel capoluogo con gli amministratori di Scandiano e Casalgrande
Reggio Emilia «Penso sia un 2 agosto ancora più carico di significato perché è il primo dopo la sentenza del processo che ha contribuito a far fare un ulteriore passo avanti nella ricostruzione della verità del dramma che accadde quel giorno».
Così il sindaco di Reggio Emilia Luca Vecchi spiega perché questa mattina è tornato (aveva già presenziato all’inizio del suo primo mandato) alla commemorazione a Bologna del 42° anniversario della strage alla stazione ferroviaria, nel 1980.
«È quindi importante che oggi Reggio sia presente – ha detto Vecchi – per fare sentire la propria vicinanza alla città di Bologna e alle vittime. La mobilitazione per continuare a cercare la verità non cesserà mai. La storia della nostra Repubblica ha vissuto momenti drammatici dove le istituzioni democratiche sono state in pericolo e gli emiliano-romagnoli hanno ben presente cosa è accaduto il 2 agosto 1980: è stato un crocevia per il nostro Paese. L’Emilia-Romagna non dimenticherà mai quanto accaduto così come non deve dimenticarlo l’Italia».
Rappresentati i Comuni di Scandiano e Casalgrande alla cerimonia in ricordo della strage, il peggior attentato terroristico di destra dell’Italia del dopoguerra in cui persero la vita anche Eleonora Geraci, 46 anni, e Vittorio Vaccaro, 24 anni, madre e figlio, residenti ad Arceto di Scandiano e Dinazzano di Casalgrande. Erano arrivati alla stazione per attendere una parente in arrivo dalla Sicilia, e vennero travolti dall’esplosione causata dall’ordigno.
Da sempre, le amministrazioni comunali di Casalgrande e di Scandiano sono presenti in maniera ufficiale alle commemorazioni, con i gonfaloni dei rispettivi enti. Per il Comune di Scandiano, ha partecipato la vicesindaco Elisa Davoli mentre per Casalgrande sono intervenuti il sindaco Giuseppe Daviddi e il presidente del consiglio comunale Marco Cassinadri.
I due Comuni reggiani hanno sempre tenuto viva la memoria dei due residenti, coinvolgendo anche i parenti che ancora vivono in zona, a partire dalla sorella di Vittorio e dalla moglie e dalla figlia dello stesso Vaccaro.
Ad Arceto e Dinazzano si trovano giardini, vie e piazze pubbliche dedicate a loro.
Particolare attenzione, negli ultimi anni, hanno poi generato le notizie sul coinvolgimento di un altro reggiano, il cosiddetto “quinto uomo” dell’attentato: il terrorista neo-fascista Paolo Bellini, condannato in primo grado all'ergastolo con un anno di isolamento dalla Corte d’Assise di Bologna per concorso nella strage.
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