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Febbio «Seggiovia verso la rovina Allora che fine hanno fatto i soldi?»

Mauro Grasselli
Febbio «Seggiovia verso la rovina Allora che fine hanno fatto i soldi?»

Rovali: «I gestori hanno anche una ditta che fa manutenzione. Tutto ok?»

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Villa Minozzo «Che fine hanno fatto i soldi dati alla Contessa? A che cosa sono serviti? E qualcuno ha fatto controlli?», chiede l’avvocato Italo Rovali in rappresentanza del vecchio consiglio d’amministrazione degli Usi Civici di Febbio (che era stato commissariato), al quale, con le elezioni del 17 luglio scorso, è subentrato un nuovo Cda guidato da una lista contrapposta a quella uscente.

Il tema è quello relativo alla mancata riapertura estiva della seggiovia di Febbio, annunciata dalla società di gestione, “La Contessa”, motivata con i problemi legati alle pratiche burocratiche per la revisione quinquennale della seggiovia Fortino Mardonde, che arriva a quota 1500 metri sulle pendici del Cusna, e che, collegandosi con la “2000”, negli anni scorsi aveva portato in vetta migliaia di persone, anche in orario serale.

Cosa ne pensa della mancata riapertura degli impianti?

«Dico che avevamo ragione: erano favole quelle raccontate dal Comune. Il quale ha dato 50mila euro, ma la seggiovia resta chiusa. Evidentemente la manutenzione non è stata fatta. E i soldi dove sono andati a finire? Non solo i 50mila euro dati dal Comune, ma anche gli 800mila euro della Regione, che non sappiamo se siano stato effettivamente stanziati: sono arrivati oppure no? C’è stato sperpero di denaro pubblico? Lo sapevamo che sarebbe andata a finire così. E mi chiedo cosa facciano i “tagliatori di nastri”, i vari deputati dei vari partiti, i consiglieri regionali, provinciali, i sindaci e i politici locali: qualcuno ha controllato? La fiammella dell’autogestione è stata spenta dai sindaci, che hanno deciso senza conoscere la situazione reale. Temo che oltre al danno (soldi spesi e niente riapertura) ci sia la beffa (gestione immutata e solo qualche parola di circostanza)»

Annunciando la mancata riapertura, La Contessa ha detto: «Avremmo tutti i motivi per essere contrariati, invece ancora una volta siamo qui a chiedere scusa».

«Chiedono scusa? Non fanno le cose, non rispettano il contratto e poi se la cavano chiedendo scusa? Sono vicende che mi ricordano tanto il Meridione, dove a volte si mettono soldi ma poi gli ospedali restano chiusi».

Nel frattempo le elezioni hanno cambiato la guida degli Usi Civici.

«Sì, ha vinto la lista filo-Sassi (sindaco di Villa Minozzo, ndr) ma non sono ancora riusciti a nominare un presidente, che ha un ruolo gravoso, con responsabilità penali e civili. Comunque auguro loro la miglior sorte possibile. Noi stiamo alla finestra, e non ci piacerà assistere al passaggio del cadavere: l’impianto di Febbio. Tra 10 anni lo segheranno e lo porteranno via. Nel frattempo, spero non sprechino altri soldi pubblici».

È molto pessimista.

«Gli impianti resteranno chiusi non solo questa estate, ma anche il prossimo inverno e l’estate prossima. Non riapriranno né la triposto, né la 2000».

Dicono che stanno lavorando.

«Sì, ma male. Anche per il ruolo della Contessa».

A cosa si riferisce?

«Al fatto che la proprietà della Contessa ha anche una ditta, la Refin, che fa manutenzione di impianti sull’Appennino, anche nel Modenese. Una ditta che gestisce impianti ha tutto l’interesse a riaprire prima possibile, ma una ditta che fa manutenzione può andare avanti benississimo con la manutenzione. Non c’è conflitto di interessi?».l


 

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