Gazzetta di Reggio

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Hollywood in città

Il set di via Emilia San Pietro assediato da centinaia di fan

Gabriele Farina

	Via Emilia San Pietro si trasforma in un set al civico 22 per le riprese del film Ferrari diretto dal regista Michael Mann e interpretato dallo stesso Driver e dal premio Oscar Penélope Cruz
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Via Emilia San Pietro si trasforma in un set al civico 22 per le riprese del film Ferrari diretto dal regista Michael Mann e interpretato dallo stesso Driver e dal premio Oscar Penélope Cruz

Entrano nel vivo le riprese del film su Enzo Ferrari del regista Michael Mann: «Bello sapere che la nostra città è stata presa in considerazione per il progetto»

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Reggio Emilia «Motore, azione». Di fronte al civico 22 di via Emilia San Pietro il comando diventa una speranza. Le centinaia di reggiani assiepati sperano di sbirciare dalla finestra del primo piano dello storico palazzo e sperano d’intravedere un beniamino di Hollywood.

I tecnici in strada hanno il compito di proteggere l’ambiente in cui il regista statunitense Michael Mann sta girando scene del film dedicato a Ferrari, il fondatore del Cavallino Rampante.
Enzo Ferrari è interpretato dall’attore californiano Adam Driver, conosciuto per il ruolo di Kylo Ren nell’ultima trilogia di Guerre Stellari e di Maurizio Gucci nella pellicola House of Gucci. La stella americana appare invecchiato alla guida di una Peugeot 403 in una villa a Torre Oche di Maranello, nel Modenese: la vettura ripresa sui social è targata Modena ed è di colore verde.

Penelope Cruz, alias Laura Garello, moglie del Drake, è arrivata invece ieri mattina sul set in via Emilia San Pietro circondata da figure statuarie per evitarne il riconoscimento e proteggerne la sicurezza.

«L’ho vista passare», ci dice Angela Paterlini che ha riscoperto a pochi passi da piazza Fontanesi una vicina di fama internazionale. «L’ho vista vicino alla locanda La Concia – aggiunge Paterlini –. Me la sono ritrovata di fronte per pura combinazione: non sono stata lì ad osservare. Non mi sembra una cosa carina perché sono discreta».


Le indiscrezioni sulla locanda si sono rimbalzate negli ultimi giorni. «Le persone del set vanno via e tornano in orari un po’ diversi dai miei», continua Paterlini.

Le indicazioni sugli orari trovano immediata conferma in Tazio Musi, titolare del bar Pietranera in via Emilia San Pietro 29. «Mi hanno chiamato per servire la colazione alle 4,30 a porte chiuse», spiega Musi. L’esercente trova molti motivi per sorridere dal set davanti alla propria attività.
«Grazie alla produzione internazionale presente a Reggio Emilia le casse sono piene – assicura il titolare –. Le riprese hanno portato tanto lavoro e con la produzione si è creato un rapporto bellissimo. Si appoggiano a me per tante richieste, come un secchio o uno spazio nel bar per le prese».


L’esercente si era lamentato per le difficoltà che sta affrontando il suo settore proprio un mese fa. Ora le lamentele si spostano su un altro piano: «Non sono stati molto bravi a organizzare la viabilità – la critica di Musi –. Avrebbero dovuto chiudere le strade prima e non solo a pochi metri da dove effettuano le riprese. Hanno creato un disagio alla circolazione».

Intanto, in via Emilia San Pietro è un susseguirsi di «silenzio» prima del classico «motore, azione» che precede il «ciak» e l’atteso «stop» con cui il chiacchiericcio in strada aumenta in modo esponenziale.

Il personale con il badge al di là delle transenne insiste a più riprese affinché si possa mantenere il silenzio durante le riprese. Rimarcando che rumori troppo elevati possono rovinare la qualità dell’audio. Il tempo è denaro a Hollywood, anche quando trasloca nella città del Tricolore.

L’inglese e l’italiano si alternano nelle comunicazioni tra il personale della troupe e il pubblico assiepato vicino ai nastri che delimitano la zona percorribile a piedi e l’area dedicata agli addetti ai lavori.

La richiesta del silenzio ha effetti ben diversi dal «silence» invocato dall’arbitro in una partita. Del resto, sarebbe difficile per gli addetti alle riprese andare ai tavolini dei bar vicini per chiedere ai clienti di abbassare la voce, far evitare ai ciclisti che non scendono dalle due ruote sotto i viali di dare un colpo con il clacson, impedire a due cani al guinzaglio di abbaiare verso un terzo poco distante.

Il «silence» che più stupisce è quello ancora meno efficace: a un bimbo in culla. Allo stesso modo, sortisce poche conseguenze la richiesta da parte di una componente dello staff di allontanarsi dai nastri e circolare per agevolare il passaggio di pedoni, ciclisti e conducenti di monopattini.

Qualcuno abbandona l’area. Altri, come Gaia, si spostano di pochi metri e restano a guardare. «Assistere mi dà una sensazione strana – dice la ragazza –. In genere, Reggio Emilia non è una città frequentata da attori di fama internazionale. È bello sapere che sia stata presa in considerazione per un film così importante come questo. Ho passato più o meno tutta la mia vita a Reggio Emilia ed è bello rivedere i luoghi della mia infanzia trasformati in set per delle riprese cinematografiche».


Si avvertono piccoli segnali di nervosismo. Gli addetti ai lavori vorrebbe evitare che si effettuino riprese e si scattino fotografie al palazzo, ai veicoli di scena, ai camion, in generale a tutto ciò che si trova al di là dei nastri bicolori.


Le reazioni sono molto diverse. C’è chi cancella le immagini e chi fa finta di niente, chi continua a riprendere e chi avvia filmati, chi non si schioda e chi indica altri che seguitano a scattare poco distante dal luogo del richiamo.


Un passante sbotta apertamente contro il set cinematografico. L’atteggiamento trova un’aperta opposizione in Giovanni Trotta. «Per una volta che si fa qualcosa di bello si tirano i “cancheri” – recrimina Trotta –. Le persone sono abituate a lamentarsi sia se si fa qualcosa sia se non si fa nulla».


Bambini fanno amicizia mentre i genitori discutono davanti al luogo delle riprese. «Sarà una bella storia», commenta Alina Govi. La reggiana ricorda con piacere le riprese nella città del Tricolore di Made in Italy, film di Luciano Ligabue. Govi osserva il clima tra sconosciuti davanti al set e auspica che continui ogni giorno: «Mi piace l’umiltà e il dialogo».


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