Settantacinque anni fa la morte del “Solitario” partigiano cattolico
Il 24 aprile 1945 fu tra i primi a entrare in città
Reggio Emilia Settantacinque anni dalla morte del Solitario. Oggi ricorre l’anniversario della morte di Giorgio Morelli, reggiano, partigiano e giornalista cattolico, spirato a soli 21 il 9 agosto 1947 ad Arco di Trento; a provocare il decesso, le conseguenze delle ferite provocate da un agguato con armi da fuoco di cui Morelli era stato vittima oltre un anno prima, il 27 gennaio 1946, davanti alla sua abitazione a Borzano di Albinea. Una delle vicende più cupe e misteriose del dopoguerra reggiano.
Gli autori e gli eventuali mandanti dell’aggressione non sono mai stati identificati, in quel periodo Morelli – con la pubblicazione “La nuova Penna” – aveva denunciato le violenze del periodo del Triangolo Rosso, fatti in cui erano coinvolti diversi partigiani comunisti.
Il giorno della liberazione di Reggio, il 24 aprile 1945, Morelli è uno dei primissimi resistenti a entrare nella città abbandonata da nazisti e fascisti in fuga, un momento toccante che raccontò in uno dei suoi testi più celebri, “Ed ho pianto”. A ricordare oggi l’anniversario è la sezione reggiana dell’Anpc, l’Associazione Nazionale Partigiani Cristiani, tramite il presidente Giuseppe Pagani e il vicepresidente Marcello Stecco. Morelli, sottolineano, a soli 18 anni «entra nella formazione partigiana Brigata Garibaldi per uscirne un anno dopo ed entrare nella brigata “Italo” delle Fiamme Verdi fondata da don Domenico Orlandini. Con l’amico Eugenio Corezzola nella primavera 1945 fonda “La Penna” giornale delle Fiamme Verdi che, conclusa la guerra, diventerà “La Nuova Penna”». Una testata che «si caratterizza per uno spirito assoluto di giustizia e di sete di verità e per questo, giornale e promotori, subiranno forti intimidazioni compreso l’attentato che si rivelerà fatale per “Il Solitario”».
Una vicenda intensissima, nella sua tragica brevità, che per Pagani e Stecco è «la testimonianza che i valori in cui fermamente credeva non appartiene solo al passato. Il Solitario è un esempio per tutti ma soprattutto per le giovani generazioni, la testimonianza di un ragazzo di 18 anni che si assume tutta la responsabilità di mettere la propria vita al servizio degli ideali di libertà e di democrazia per sé e per la propria comunità». La vita di Morelli, continuano, «ci dice che giustizia e verità danno senso a una vita veramente vissuta, che la ricerca della coesione umana e sociale non può accettare omertà e conformismo, consapevoli dell’inevitabile rischio che questa scelta comporta».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
