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Scuola, 700 lavoratori in meno

Serena Arbizzi
Scuola, 700 lavoratori in meno

Con la fine dell’emergenza Covid, taglio di risorse al personale per 10 milioni Saccani, Cgil: «Il provvedimento colpisce insegnanti, Ata e amministrativi»

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Reggio Emilia Dieci milioni in meno alle scuole reggiane per il personale. Questo è il motivo per cui, a partire dal prossimo anno scolastico che inizierà tra poche settimane, quasi settecento lavoratori non varcheranno più la soglia degli istituti scolastici al primo suono della campanella.

La fine dello stato d’emergenza dopo la pandemia si è tradotta in una cesoia per il mondo dell’istruzione, che vede calare drasticamente i fondi da spendere per il personale. Ne consegue che docenti, collaboratori scolastici e assistenti amministrativi che si recheranno nelle scuole reggiane saranno molti meno quest’anno. Lo denunciano i sindacati che evidenziano una correlazione tra la mancata apertura di alcuni plessi e il calo nell’organico.

«Il plesso ricavato alla Banca d’Italia con classi dell’istituto comprensivo Manzoni non aprirà in quella sede – afferma Silvano Saccani, sindacalista Flc Cgil –. Non è più possibile assumere l’organico entrato in campo con il Covid, infatti, quindi gli alunni ritorneranno nelle sedi originarie».

Il riferimento è al plesso annunciato, insieme ad altri, per la presentazione del progetto “Scuola diffusa”, fiore all’occhiello reggiano nel campo dell’istruzione, per cui la città è stata presa a modello in Italia. “Scuola diffusa” è nata dopo la pandemia per utilizzare gli spazi di istituti culturali e non solo per ospitare le classi, con l’obiettivo di rispettare il necessario distanziamento contro i contagi da Coronavirus.

«Su scala provinciale saranno quasi 700 i lavoratori del mondo della scuola che non riprenderanno a lavorare perché mancano i soldi – continua il sindacalista –. Tra il 2020 e il 2021 erano stati stanziati 15 milioni e 610mila euro. Ora siamo passati a quasi 10 milioni in meno. Si parla di fondi stanziati appositamente per il personale scolastico. Una volta esauriti questi soldi, non si può più procedere al rinnovo contrattuale per i lavoratori che in questi due anni hanno prestato servizio con questo finanziamento. Decretata la fine dello stato d’emergenza, sono sfumate anche le risorse. Il mancato stanziamento di risorse riguarda in modo trasversale più categorie di lavoratori della scuola: docenti, personale Ata e amministrativo».

«Noi siamo contrari a questa decisione – tuona Saccani –. Innanzitutto perché la pandemia non è finita: i dati sui contagi e i morti, purtroppo, ce lo dicono. Il problema dei distanziamenti non è certo risolto”.

La criticità che si ravvisa a Reggio Emilia è conosciuto a livello nazionale con la parola “spacchettamento” e ha provocato la mobilitazione dei dirigenti scolastici che hanno chiesto professori al Provveditorato. La risposta è stata negativa e il risultato è che sono costretti a “spacchettare” classi, suddividendo in altre aule gli studenti delle classi azzerate.

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