È morto l’architetto Stefano Ferrari, firmò il restauro del Grattacielo
Sant’Ilario Aveva 66 anni ed era anche pittore e docente, oggi l’addio
Sant’ilario È morto ieri mattina, stroncato da una malattia che lo ha vinto in pochi mesi, l’architetto Stefano Ferrari, pittore, incisore, docente di Storia dell’arte, disegno e tecniche pittoriche. Aveva 66 anni ed era molto conosciuto per avere firmato il progetto di ristrutturazione del grattacielo di Sant’Ilario, ma anche il recupero dell’area dell’ex Nelsen con la realizzazione, tra il 1987 e il 1990, del Centro Meta. Le sue opere sono state esposte in numerose sedi. Aveva il suo studio di pittura e architettura in via Ferrari.
La comunità è dunque in lutto per la perdita di una personalità nota e che ha dato tanto al paese, grazie al suo genio artistico e creativo.
Ancora prima della laurea in Architettura, conseguita all’Università di Firenze nel 1981, con tesi in Restauro dei Monumenti, Ferrari, infatti, si era avvicinato all’arte.
Il disegno e la pittura li aveva appresi fin da giovanissimo grazie agli insegnamenti di Nello Leonardi e alla frequentazione dello studio dell’artista reggiano e amico di famiglia. L’amore per l’arte e la cultura gli era stato trasmesso dal padre Adriano, collezionista e promotore di iniziative importanti quali la biennale di pittura “Premio Sant’Ilario”. Tanti gli artisti, pittori, scultori, architetti, ma anche critici d’arte che aveva potuto così avvicinare e conoscere, instaurando rapporti di amicizia dalla forte valenza formativa.
Come si legge nella biografia pubblicata sul sito Internet dello studio: «la sua prima mostra personale risale al 1979, venne allestita nella biblioteca comunale di Sant’Ilario d’Enza, che negli anni successivi lo vedrà presente, assieme ad altri artisti, in significative rassegne (1981, 1987, 1999 )».
In seguito ha esposto in numerose città non solo reggiane, tra queste Locarno in Svizzera, Frosinone, Parma e Bologna. Con numerose personali e la partecipazione a manifestazioni e collettive. Sue opere si trovano in svariate collezioni private in Italia e all’estero e sono riprodotte in diversi cataloghi e rassegne.
Hanno scritto di lui Tullio Masoni, Gaetano Montanari, Sandro Parmigiani, Stefano Vincieri, Lelio Succi, Monica Caradonna, Amalda Kuca e altri.
Ferrari lascia la moglie Cristiana Pellacini, stilista titolare del Mia atelier, anch’esso in via Ferrari, e le figlie Caterina e Camilla alle quali aveva trasmesso la sua passione per l’arte. La maggiore è prossima alla laurea in violoncello, mentre la piccola frequenta il liceo artistico. Con loro e con la moglie spesso hanno progettato insieme abiti con tessuti tratti dai suoi dipinti.
«Aveva una personalità veramente poliedrica – racconta la moglie –. I suoi interessi hanno lasciato il segno in casa, luogo in cui si respira l’arte in tutte le sue sfaccettature».
Il funerale si tiene oggi, alle 15.30 dalla camera ardente a Calerno, per la chiesa di Sant’Ilario. l
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