“Il nostro Matteo se n’è andato via mentre viveva il suo sogno”
Le parole del giornalista e scrittore stroncato da un malore in Canada nel giro di presentazioni del suo ultimo libro
Reggio Emilia «Il nostro Matteo se n’è andato mentre stava vivendo l’apice del suo sogno. Era un ciclone e ci travolgeva con il suo entusiasmo: tra le sue grandi passioni c’era quella per la storia dei pellerossa e il viaggio in Canada è arrivato a coronamento di un suo grande desiderio». Sono stati raggiunti da messaggi colmi d’amore e di affetto provenienti da tutto il mondo i genitori di Matteo Incerti, giornalista, attivista politico e scrittore, morto a 51 anni in Canada, nello Stato dell’Ontario, stroncato da un malore durante il trasferimento da una zona all’altra. Matteo era nel bel mezzo del tour di presentazione del libro “I pellerossa che liberarono l’Italia”, su cui la televisione canadese ha realizzato un documentario. La notizia della scomparsa di Matteo ha fatto sprofondare nel dolore i tanti che lo conoscevano e avevano avuto modo di collaborare con lui e di apprezzarne la spontaneità, la competenza e la passione con cui si dedicava a cause dalla grande portata ideale. È la foto di un colibrì in volo l’ultimo messaggio mandato alla famiglia. E mostrano le sue ultime immagini affidate sui social: quelle dove si intravede un profilo sullo sfondo di un tramonto e della natura, uno dei grandi amori di Matteo.
Mamma Cristina, papà Riccardo e il fratello Michele, nel salotto della casa in cui è cresciuto Matteo, a ridosso del cuore di Reggio Emilia, ricordano quando, già da piccino, il talento dello scrittore fosse scolpito nel suo Dna. «Ricordiamo un episodio, in particolare: quando Matteo aveva 3 anni stava giocando con il professionista della grafica Giulio Bizzarri – dicono Riccardo e Cristina Incerti –. Improvvisamente, Matteo disse: “Accendi il buio”, invece di “Accendi la luce”. A Giulio Bizzarri rimase così impressa questa frase che la utilizzò per una manifesto di Lucio Dalla. Matteo, in seguito, intitolò “Si accende il buio” uno dei suoi libri». La dolcezza dei ricordi passa dai banchi della scuola elementare, da cui faceva capolino lo sguardo curioso di Matteo, talento precoce nella scrittura. «Ha sempre voluto fare il giornalista – prosegue la madre –. Ha scritto il suo primo libro in seconda elementare: era incentrato su una popolazione immaginaria, frutto della sua fantasia. Matteo ha ereditato dal mio papà, Angelo Trabucchi, la passione per la storia». Matteo era capace di custodire i ricordi più preziosi in uno scrigno, per farli germogliare in pagine che rimarranno indelebili. «È successo con il partigiano Glauco “Gordon” Monducci – prosegue mamma Cristina –. Quando Matteo aveva 6 anni si fece male a una gamba a sciare: Monducci gli raccontò che anche a lui spararono con il mitra a una gamba. Questa storia fece talmente breccia nel cuore di mio figlio, che la trasformò nel libro “Il bracciale di sterline”, scritto insieme a Valentina Ruozi».
Indimenticabile, poi, la sua passione per le battaglie del Movimento 5 Stelle, da molto prima che si chiamasse così. «Quando volevano realizzare un parcheggio al posto del parco Santa Maria, a pochi passi da casa – ricordano i genitori di Incerti – lui andò a piantare gli alberi: una protesta pacifica, ma frutto di idee molto chiare, portata avanti insieme ad altri amici e a comitati. Matteo era sempre dalla p arte dei deboli. E quando gli capitava di affrontare delusioni, noi gli dicevamo sempre: “Basta che tu rimanga così, onesto e pulito”. E lui così faceva. Ci fa piacere sentire che molte persone gli volevano così bene e che la bellezza del suo animo si arrivata a tanti. Matteo era quello delle battaglie popolari, non si tirava mai indietro quando c’era da aiutare qualcuno che avesse bisogno. La sua passione per l’ambiente confluì nel Movimento 5 Stelle: seguiva Beppe Grillo dagli albori».
Tra le grandi passioni di Incerti, divenuta poi un lavoro c’era quella del raccontare attraverso il giornalismo. Un altro canale, oltre alla scrittura, con cui riusciva a emozionare, facendo conoscere le storie avolte più nascoste della Resistenza e della seconda guerra mondiale. «Ha iniziato a fare il giornalista scrivendo di football americano per il Resto del Carlino – aggiungono i genitori –. Poi la sua carriera lo aveva portato a lavorare per diverse testate, tra le quali Radio Bruno. Per un periodo aveva scritto per il Gazzettino Veneto dall’Olanda». Potrebbero servire alcuni giorni per riportare Matteo in Italia. La famiglia è in contatto con il consolato italiano in attesa di aggiornamenti.
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