Vitigni reggiani senza pace, arriva la flavescenza dorata
La malattia delle piante è causata da un parassita conosciuto da vent’anni. La Regione studia il fenomeno e lancia una campagna di sensibilizzazione
Reggio Emilia Il nome può risultare ingannevole. A differenza del metallo prezioso, la flavescenza dorata non è per nulla ricercato dai viticoltori reggiani.
La flavescenza dorata è infatti una malattia causata da un parassita che vive all’interno delle piante. Il parassita rende le foglie gialle (“flavae” in latino) e le fa ammalare.
L’insetto è stato scoperto negli anni Cinquanta e sta mettendo alla prova nel 2022 le regioni del nord Italia, inclusa l’Emilia-Romagna, dove la vittima preferita è l’uva da lambrusco.
Sul tema si è fatto il punto in una recente riunione della Commissione nazionale politiche agricole nella Conferenza delle Regioni. Nella riunione è stato confermato l’incremento di casi nella viticoltura del nord Italia e sono state espresse preoccupazioni su una possibile diffusione nel resto del Paese.
Durante la riunione è stata lanciata la proposta di un coordinamento interregionale per porre un argine agli spostamenti del parassita, diminuendo gli effetti a carattere economico per i consorzi e i produttori vitivinicoli.
Il parassita è presente da circa vent’anni in Emilia-Romagna, propagandosi dalle zone occidentali al resto della regione. Il sistema fitosanitario regionale ha risposto con strategie di contrasto alla malattia, promuovendo e finanziando attività di ricerca e sperimentazione.
Inoltre, ha lanciato iniziative di sensibilizzazione e di controllo del territorio. Le attività di prevenzione si sono intensificate negli ultimi tre anni con una serie di azioni mirate nella ricerca, nel monitoraggio, nella sensibilizzazione e nella sorveglianza.
Non risultano metodi di controllo in grado di curare le piante malate. Gli interventi non sono bastati e la recrudescenza della malattia è forte, segnata da una elevata presenza di viti sintomatiche e con popolazioni dell’insetto vettore più elevate.
La situazione accomuna l’Emilia-Romagna ad altre regioni del nord Italia. Il dibattito sulle cause è aperto. Tra gli interventi compiuti negli ultimi anni rientra la revoca di prodotti insetticidi persistenti e di sicura efficacia non più disponibili per i trattamenti obbligatori.
I cambiamenti climatici hanno modificato i rapporti tra l’insetto vettore del parassita e il parassita stesso. Infine, non sempre si interviene tempestivamente nell’individuare ed eradicare i vigneti malati. In tali casi, si può trasmettere il parassita da una vite malata a una sana.
La diffusione del fitoplasma sta mettendo in crisi la tenuta della produzione in distretti vinicoli produttivi considerevoli.
Le percentuali di piante danneggiate rischiano di rendere non più sostenibile la gestione economica dei vigneti stessi. Come se non bastasse, i monitoraggi effettuati dal servizio fitosanitario dell’Emilia-Romagna mostrano che gli attacchi ai vigneti possono essere impattanti già nel corso dei primi anni dei vigneti stessi.
Il Consorzio di tutela attesta che la provincia di Reggio Emilia (come quella di Modena) è particolarmente colpita nella Bassa, per quanto il territorio collinare non si possa considerare in salvo.
Va detto che non tutte le varietà del lambrusco sembrano attaccate allo stesso modo dal parassita. Per fare un esempio, il vitigno Ancellotta sembra essere più resistente alla flavescenza.
Il servizio di difesa fitosanitaria regionale sta facendo test di efficacia e di persistenza di diverse molecole insetticide, anche nei vigneti coltivati con metodi di produzione integrata e biologica.
Allo studio dei ricercatori i momenti più idonei per effettuare il controllo del vettore parassita, impartiti con i bollettini territoriali di difesa diramati ogni settimana.
I tecnici regionali prelevano campioni di vite anche nelle aree indenni e registrano le piante sintomatiche nelle zone di insediamento e focolaio. Sono stati messi in atto controlli sull’effettiva esecuzione dei trattamenti obbligatori e sull’estirpazione delle piante che presentano attacchi, prescrizioni obbligatorie per legge per gli agricoltori.
Oltre allo studio del fenomeno, la Regione Emilia-Romagna ha predisposto una campagna di sensibilizzazione. I destinatari sono i viticoltori, i titolari delle cantine e i componenti delle organizzazioni di settore.
L’obiettivo della campagna è fornire un costante aggiornamento sull’evoluzione del fenomeno e offrire le indicazioni sulla corretta gestione della flavescenza con interventi preventivi o di eradicazione. Tutto in attesa di ricerche che determino interventi più efficaci.
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