Gazzetta di Reggio

Reggio

Reggio Emilia

La ricercatrice d’oro lancia l’appello: «L’Irccs è basilare»

Gabriele Farina

	La ricercatrice cavriaghese dell’Irccs Ausl Reggio Emilia Francesca Reggiani con il premio della Fondazione Umberto Veronesi
◗
La ricercatrice cavriaghese dell’Irccs Ausl Reggio Emilia Francesca Reggiani con il premio della Fondazione Umberto Veronesi

Francesca Reggiani premiata dalla Fondazione Veronesi

4 MINUTI DI LETTURA





Reggio Emilia «L’Irccs è fondamentale». Parola di ricercatrice d’oro. La biotecnologa cavriaghese Francesca Reggiani si erge a baluardo dell’istituzione che le ha fatto vincere il premio 2022 assegnato dalla Fondazione Umberto Veronesi.


La Fondazione dal 2018 premia le migliori ricerche messe in campo “per il contributo all’avanzamento della conoscenza medico-scientifica”, come testimonia la targa. Reggiani è una delle tre premiate a livello nazionale insieme a Silvia Pomella dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma e Tania Velletri dell’Istituto europeo di Oncologia.


«È un riconoscimento abbastanza inaspettato – commenta Reggiani, in forze al laboratorio di Ricerca traslazionale – e un motivo di orgoglio. Le ricerche a cui ho preso parte nel 2020 e nel 2021 sono state finanziate dalla Fondazione, dopo aver vinto una borsa di studio con un concorso pubblico».


La Fondazione Umberto Veronesi ha premiato la ricercatrice dell’Irccs-Ausl di Reggio Emilia per lo studio a sua prima firma su un tipo di tumore chiamato adenocarcinoma polmonare.


I ricercatori reggiani hanno identificato un gene (Egln1), ritenuto il responsabile sia per la crescita sia per la sopravvivenza delle cellule malate. In seguito, la squadra di Reggiani ha preso di mira il gene, rendendolo un “bersaglio terapeutico”.


Le frecce per colpirlo prendono il nome di “molidustat” ed è un farmaco inibitore utilizzato in via preliminare. «Si è rivelato efficace nell’inibire la crescita di questa tipologia di adenocarcinoma polmonare», spiega la ricercatrice cavriaghese.
Il passo dai laboratori alle cure quotidiane potrebbe essere ben più lungo. «Lo studio è ancora in fase preliminare – avverte Reggiani – ma si può pensare di trasferire la terapia ai pazienti».


D’altronde, tra gli aspetti valorizzati dalla Fondazione Umberto Veronesi rientrano i risvolti pratici della ricerca di nuove cure per il cancro. «Il lavoro è stato pubblicato l’anno scorso su una rivista particolarmente prestigiosa a livello internazionale – ricorda la ricercatrice – per la qualità della ricerca e il potenziale di trasferimento dal laboratorio alla pratica clinica dei pazienti. Mi fa piacere che sia stato riconosciuto il valore della ricerca, merito dei professionisti dell’Ausl che lavorano a tali progetti».


Lo studio è stato pubblicato sulla rivista “Molecular Cancer”il 6 aprile 2021. Reggiani condivide la firma con Elisabetta Sauta. Hanno preso parte alla ricerca Federica Torricelli, Eleonora Zanetti, Elena Tagliavini, Giacomo Santandrea, Giulia Gobbi, Giovanna Damia, Riccardo Bellazzi, Davide Ambrosetti, Alessia Ciarrocchi e Valentina Sancisi.
L’Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico (Irccs) è coinvolta assieme all’omologo di Milano, alle università di Modena e Reggio Emilia, Bologna e Pavia.


Gli istituti di ricerca come quello reggiano sono diventati un argomento di discussione a livello nazionale per il disegno di legge 3475 del 2022 per il riordino delle realtà esistenti.
La commissione del ministero della Salute ha confermato il 4 febbraio 2020 il riconoscimento all’istituto reggiano con qualche raccomandazione.


«La Commissione rileva che l’Istituto, viste le potenzialità, presenti ulteriori margini di miglioramento per quanto riguarda la capacità di vincere bandi di ricerca – spronano gli esaminatori ministeriali –, considerato l’alto numero totale di quelli a cui partecipa».


Il 27 luglio di quest’anno ha dato il via libera alla riforma, che dovrà essere completata dal prossimo governo. L’istituto reggiano punta alla riconferma e la ricercatrice, a nome della squadra, incrocia le dita.


«L’Irccs serve e noi ci crediamo – garantisce Reggiani –. Siamo un gruppo in crescita: siamo circa venti, di cui la maggior parte inquadrati come ricercatori sanitari a tempo determinato con contratti di cinque anni, rinnovabili per altri cinque. Ci sono anche ragazzi in borsa di studio, come ero anche io fino allo scorso anno. La figura di ricercatore sanitario deve lavorare negli Irccs. Se si perde il riconoscimento dell’istituto, anche noi ricercatori perdiamo il senso di esistere. Speriamo che anche in futuro l’istituto reggiano possa essere confermato».


Intanto, le attività di ricerche di Reggiani e della squadra proseguono in modo intenso. «C’è tanto lavoro di squadra – conclude la ricercatrice – e senza la parte clinica non andremmo avanti. È difficile rimanere dentro le otto ore al giorno. In genere, lavoriamo ogni giorno per nove o dieci ore».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google