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Dal microscopio alla macro politica. La ricercatrice Albini corre per il Pd

Gabriele Farina
Dal microscopio alla macro politica. La ricercatrice Albini corre per il Pd

L’ex dirigente Irccs in lizza per il Senato al collegio 5 della Lombardia

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Reggio Emilia Dal microscopio alla macro politica. Adriana Albini è pronta al salto. L’ex dirigente dell'Irccs di Reggio Emilia è candidata nel collegio uninominale 05 del Senato in Lombardia.

Albini sogna l’approdo in Parlamento in futuro senza dimenticare la formazione politica che da sempre affianca l’interesse scientifico della ricercatrice.

Riavvolgere il nastro del tempo è un modo per ripercorrere i ricordi tra luoghi diversi. «Mi sono sempre occupata di politica – esordisce Albini –, almeno da quando 17enne a Genova facevo parte del Movimento studentesco. A 18 anni mi sono iscritta al Partito comunista italiano e ho fatto volontariato politico con il Pci, poi con la Ds e infine con il Pd. Ho lavorato un po’ dietro le quinte alle varie Feste dell’Unità».

L’incarico da direttrice dell’infrastruttura Ricerca e Statistica dell’Irccs di Regio Emilia non ha sopito l’ardore politico. «Una volta arrivata a Reggio Emilia mi sono subito iscritta al circolo Pd Reggio Emilia Est – aggiunge la candidata – e ho sempre partecipato all’organizzazione della Festa. MI sono concentrata sul lavoro della ricerca e sul supporto ai giovani».

A Reggio Emilia torna spesso e della città del Tricolore mantiene tanti ricordi. La ricercatrice ha ricevuto l’incoraggiamento del circolo Pd a cui è stata iscritta. I legami con il territorio persistono con il passare degli anni.

«A Reggio Emilia ho fatto tanta scherma – aggiunge Albini, un oro continentale nella categoria Master – e mantengo ancora un rapporto con la città. Ho ancora casa a Reggio Emilia, vengo una volta al mese per le riunioni del gruppo europeo di imprenditrici Ewmd. Sono amica di varie persone del Pd, tra cui il sindaco Luca Vecchi e Valeria Montanari».

La Bbc ha nominato Albini tra le cento donne più influenti al mondo nel 2020. Scrittrice oltre che ricercatrice, pone come priorità dell’impegno politico la sanità. «Mi occupo anche di immunologia – precisa Albini – e ho lavorato sull’Hiv quando ancora si moriva di Aids, come adesso lavoro sul Covid. Qualunque risposta passa dagli investimenti della ricerca. Per esempio, il modello che ha funzionato meglio per il Covid è quello emiliano. In Emilia Romagna s’è registrata la minore riduzione dell’assistenza a pazienti “non Covid”. Servono investimenti nella ricerca e anche nell’energia. Servono modi nuovi di crearla o non si va da nessuna parte».

Il Piano nazionale di ripresa e resilienza per la ricercatrice-candidata non è un palliativo e nemmeno una panacea. Rappresenta un ricostituente a cui si devono aggiungere nuovi farmaci per migliorare lo stato di salute del nostro Paese.

«I governi Conte e Draghi hanno portato enormi finanziamenti in ambito europeo – sottolinea Albini – e chiaramente bisogna proseguire su tale cammino. Il Pnrr è stato spiegato poco, ma ha tante potenzialità. L’Italia è tra i Paesi che produce di più a livello intellettuale dal punto di vista della ricerca».

Parlando di ricerca, gli istituti Irccs come quello in cui ha lavorato Albini per quasi un lustro saranno oggetto di revisione da parte del prossimo governo, dopo il via libera in Parlamento al disegno di legge 3475 del 2022 sul riordino delle realtà esistenti. «Speriamo si continui con il progetto di riforma – auspica Albini – e si usino correttamente le risorse del Pnrr».

La candidata del Partito democratico sottolinea l’importanza dei giovani su più livelli: scientifico, politico, sportivo. «L’attività fisica previene le malattie – avverte la ricercatrice –. Bastano 150 minuti alla settimana, una ventina di minuti al giorno, per aumentare la longevità e diminuire il rischio delle malattie complesse. Lo sport è molto importante».

L’università di Modena e Reggio Emilia ha lanciato un programma specifico (Unimore Sport Excellence) per permettere ai giovani di coniugare sport e studio. «È interessante e ghettizzante al tempo stesso – giudica Albini –. Non è giusto scegliere un istituto superiore per combinare lo studio e lo sport. Dovrebbe essere una realtà comune dalle elementari fino agli studi superiori».

Sui giovani in politica i passi da fare sono molti. «Si parla tanto di quote rosa – conclude Albini – ma servono le quote 25. Pochi candidati hanno meno di trent’anni. Va ascoltata con più attenzione la forza giovanile».
 

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