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Il caso

Abita a Reggio Emilia lo stupratore del video shock di Piacenza

Ambra Prati

	Il 27enne originario della Guinea mentre viene scortato dagli agenti di polizia penitenziaria in tribunale a Piacenza
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Il 27enne originario della Guinea mentre viene scortato dagli agenti di polizia penitenziaria in tribunale a Piacenza

All’alba di domenica Sekou Souware ha aggredito in strada una ucraina 55enne. Nell’interrogatorio di garanzia ha negato: «L’ho vista a terra, volevo aiutarla»

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Reggio Emilia Porta a Reggio lo stupro di Piacenza, il caso di cui si sta occupando tutta Italia, al centro di una bufera politica che si trascina da giorni. Vive nella nostra città da otto anni, facendo il pendolare per lavoro, il presunto stupratore che ieri durante l’interrogatorio di garanzia ha respinto ogni addebito riferendo una ricostruzione completamente diversa. «Volevo solo aiutare quella donna», ha detto l’arrestato. Il giudice non gli ha creduto, visto che dopo un’iniziale riserva ha confermato la custodia cautelare.


La vicenda è quella di una donna ucraina di 55 anni violentata domenica scorsa, alle 6 del mattino, per strada in via Scalabrini. L’abuso è stato commesso lungo un marciapiede, contro il muro; ad allertare il 113 è stato un residente che, dopo aver udito le richieste d’aiuto della donna, ha consentito l’immediato intervento di una Volante della polizia di Stato. Lo sconosciuto è stato subito fermato dai poliziotti, che in seguito lo hanno identificato in Sekou Souware, 27 anni, africano originario della Guinea, in Italia dal 2014 e richiedente asilo.


Vittima e carnefice non si erano mai visti in precedenza. A incastrare l’aggressore c’è un video filmato dalla finestra da un residente con il telefonino – le immagini sono in possesso degli inquirenti – dove si può vedere l’uomo addosso alla donna. In virtù di quelle immagini, ritenute prove di peso dagli inquirenti, per il 27enne sono scattate le manette per i reati di violenza sessuale aggravata e lesioni personali.


Souware è residente a Reggio in via Pian Del Monte, non lontano dalla piscina Onde Chiare nel quartiere della Canalina. Il 27enne abita da solo; pare che abbia una fidanzata, non convivente, ma nessun parente in Italia. Incensurato e con un lavoro regolare, l’operaio da tempo ogni mattina si sveglia presto, sale su un monopattino a noleggio, arriva in stazione e prende il treno che lo porta a Piacenza, in una azienda di logistica. A Reggio il guineano ha la residenza da anni; tant’è che, se indaga la questura di Piacenza dove è avvenuto il fatto, gli investigatori hanno contattato i colleghi di Reggio, in particolare l’Ufficio Immigrazione, per ricostruire il passato del giovane con un permesso di soggiorno temporaneo: dallo sbarco in Sicilia alla tappa a Trieste, infine Reggio Emilia, dove ha rinnovato il permesso di soggiorno più volte.


Nel fine settimana, però, il 27enne era libero dal lavoro: perché si trovava a Piacenza? È una delle domande che ieri, durante l’interrogatorio di garanzia in tribunale a Piacenza, sono state poste all’indagato. Quest’ultimo, rispondendo, ha dichiarato di essere andato a Piacenza sabato sera per partecipare alle festa di un amico; a quell’ora a suo dire era uscito da un locale del centro storico e rientrava verso Reggio. Il 27enne non ha però fatto i nomi degli amici che avrebbero passato la nottata con lui e che potrebbero confermare il suo racconto. «Su questo aspetto mi riservo di approfondire in seguito, per ora non c’è stato il tempo per analizzare questi aspetti importanti – ha dichiarato l’avvocato difensore Nadia Fiorani –. Il mio assistito ha fornito la sua versione dei fatti e ha negato con forza di aver usato violenza. Gli ho spiegato dell’esistenza di un video che lo ritrae, ma lui non l’ha visto e nega ogni responsabilità. Secondo il suo racconto lui ha visto la donna a terra, ha pensato che avesse avuto un malore e si è chinato per aiutarla a rialzarsi. Non voleva assolutamente farle del male, ha sostenuto, anzi l’intento era di soccorrerla».
La Procura, tramite il pm Ornella Chicca, ha chiesto la custodia cautelare in carcere, sostenendo il pericolo di fuga e di reiterazione del reato; l’avvocato difensore Fiorani ha chiesto la liberazione, sostenendo che il filmato non è prova bastevole. Il giudice per le indagini preliminari Stefano Brusati ha preso tempo per rifletterci; alle 15 ha sciolto la riserva, convalidando l’arresto e disponendo che l’indagato resti dietro le sbarre.


Alla domanda su cosa pensi del clamore suscitato dalla vicenda, la presa di posizione dell’avvocato Fiorani è netta. «Con le elezioni alle porte siamo in un periodo particolare. Ogni fatto di cronaca viene strumentalizzato dalla politica per rafforzare una tesi o il suo opposto. Purtroppo la politica utilizza la cronaca nera in base alle proprie necessità». Secondo il legale la diffusione del video è stato un gesto grave e deplorevole. «Ricordo che è punibile non solo chi registra un video ma anche chi lo diffonde, con il rischio di divulgare le generalità della persona offesa». Ora, ha proseguito l’avvocato, «i commenti che leggo sui social nei confronti del mio assistito sono feroci, ma è troppo presto per giudicare: non abbiamo contezza di tutte le prove a carico».

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