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«Bollette insostenibili. Il monopolio di Stato per mitigare i costi»

Gabriele Farina
«Bollette insostenibili. Il monopolio di Stato per mitigare i costi»

L’imprenditore Biagini: «Facciamo scorte e incrociamo le dita»

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Reggio Emilia «Il caro energia è un disastro». Ivo Biagini è un imprenditore meccanico reggiano. Da decenni conosce la realtà del nostro territorio provinciale.
Biagini analizza il tema del calo energia con una miscela di apprensione e scetticismo. «A oggi l’Italia non ha un sistema per avere sotto controllo l’energia – osserva l’imprenditore –. Abbiamo perso tutte le nostre possibilità di controllo delle fonti energetiche».


Il tema della dipendenza energetica è emerso con prepotenza negli ultimi mesi. I dati di Italy for Climate mostrano come oltre tre parti su quattro di energia (il 77 per cento) nel 2021 siano state importate dall’estero.

Da dove? Secondo la stessa fonte, principalmente dalla Russia. L’anno scorso Mosca ha esportato verso l’Italia un quarto dei combustibili fossili arrivati nel nostro Paese. Ancor più nel dettaglio, s’è trattato per il 67 per cento di gas, il 23 per cento di petrolio e il restante dieci per cento di carbone.

Seguono nell’ordine Algeria (15 per cento dei combustibili fossili importati in Italia),Azerbaijan (13 per cento) e Libia (9 per cento).
«Siamo diventati trasformatori di energia – l’amaro commento di Biagini – e in Italia non abbiamo la materia prima. Ci manca persino il carburante per trasformare la materia prima e quindi stiamo soffrendo».

Confartigianato Lapam invoca un tetto immediato per il prezzo del gas. Un intervento che lo storico imprenditore reggiano apprezzerebbe, insieme a tanti altri. «Non abbiamo ricette immediate – prosegue Biagini –. Per adesso possiamo soltanto fare economia e fare quanto più possibile scorte. Incrociamo le dita, sapendo che andremo incontro a un autunno difficile. Nel settore produttivo delle ceramiche, delle smalterie, delle aziende di trattamenti termici sono già arrivati rincari a doppia cifra con aumenti anche del 27 per cento nelle bollette».

La tempesta dei rincari potrebbe non essere ancora passata. «La settimana prossima riapriranno tante aziende e vedremo quale sarà lo stato d’animo», anticipa l’imprenditore reggiano.
Biagini descrive tutte le fasi di trasformazione che possono rappresentare la quotidianità all’interno di un’azienda ceramica del territorio. Ogni trasformazione implica un passaggio di calore e dunque di energia.

Maggiore è l’energia prodotta, più alta rischia di essere la bolletta, applicando prezzi variabili sulla base dei consumi. I rincari del settore producono un aumento della spesa, a parità di energia prodotta. Includendo nell’equazione la variabile della crisi si ottiene un sistema difficilmente sostenibile.

«Il mio fornitore di energia applica una quota fissa per metro cubo di gas – assicura l’imprenditore –. È l’unico modo per tenere calmierati i prezzi dell’energia».
L’imprenditore considera la privatizzazione nel settore energetico una scelta sbagliata a cui porre rimedio per invertire la rotta. «Non si riesce a capire perché ci siano così tanti distributori di energia – opina Biagini –. Le aziende energivore possono vendere i loro prodotti e la concorrenza fa sì che ogni gestione di passaggio nella vendita comporti un costo».

Un esempio può chiarire meglio il concetto. Immaginiamo che l’energia sia un cubo che passa da una mano all’altra. A ogni passaggio, la mano che riceve il cubo fornisce alla precedente un corrispettivo economico. Nell’esempio di Biagini, maggiori sono i passaggi maggiori sono di conseguenza i costi.
L’approccio suggerito dall’imprenditore è drastico. Il suggerimento di Biagini è un ritorno al passato. «Occorre intervenire sull’intera filiera per mitigare i costi del caro energia – ribadisce Biagini – e far tornare nuovamente l’energia all’interno del monopolio di Stato. Non è un esempio unico. Occorre fare lo stesso in altri settori, quali le telecomunicazioni, le autostrade, l’acciaio e la telefonia».


Resta aperta la questione dell’indipendenza energetica da conquistare. Il 23 per cento di produzione energetica (sempre secondo dati di Italy for Climate relativi al 2021) non rappresentano nemmeno un quarto del totale dell’energia prodotta nel nostro Paese. «Con la guerra energetica sono venute a galla tutte le magagne della politica garibaldina degli ultimi anni – conclude Biagini –. È come quando in una famiglia si spende più di quanto si guadagna e poi se ne pagano le conseguenze».

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