Gazzetta di Reggio

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Il caso

La donna: «Disperata, riconosciuta dal filmato»

Ambra Prati

	Via Scalabrini a Piacenza, la strada pubblica dove è avvenuta l’aggressione a sfondo sessuale. Le figure delle persone sono state oscurate
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Via Scalabrini a Piacenza, la strada pubblica dove è avvenuta l’aggressione a sfondo sessuale. Le figure delle persone sono state oscurate

La 55enne lo ha detto agli inquirenti. Immagini tolte dai social

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Reggio Emilia «Sono disperata, mi hanno riconosciuta da quel video». Lo ha riferito agli inquirenti – secondo quanto riportato dalle agenzie di stampa – la vittima dello stupro di Piacenza, nell’ambito dell’indagine sulla violenza sessuale subita per strada nella città emiliana. La donna ucraina di 55 anni lavora in Italia da diversi anni. All’alba di domenica, subito dopo l’arrivo della polizia, la donna è stata trovata in stato di shock e accompagnata all’ospedale, dove dopo gli esami di rito è stata affidata all’équipe dell’Ausl che prende in carico le vittime di abusi a sfondo sessuale, fornendo anche supporto psicologico. La donna avrebbe confermato ai poliziotti che per lei quel giovane, incrociato per caso in strada, era uno sconosciuto; anzi non avrebbe nemmeno fatto caso al 27enne finché quest’ultimo non l’ha aggredita senza profferire parola.

Ora la 55enne è stata dimessa, ma il ritorno all’agognata quotidianità non sarà facile. Oltre al trauma dell’accaduto, la vittima non immaginava di vedere pubblicate – sulle maggiori testate nazionali, sui siti internet e sui social network di ogni genere – quelle immagini che la ritraggono sull’asfalto.

Un episodio di cronaca – che ha per protagonista un richiedente asilo – entrato nel pieno della campagna elettorale e diventato oggetto di una strumentalizzazione politica fatta di bordate, colpi bassi e accuse reciproche di sciacallaggio tra esponenti di destra e di sinistra. Le immagini del filmato, diffuso anche dalla leader FdI Giorgia Meloni e diventato virale sul web, hanno tuttavia esposto pubblicamente la vittima, che si è sentita “violata” due volte, come ha riferito lei stessa agli inquirenti. Sebbene il volto della donna non sia visibile nelle immagini riprese dall’alto, chi conosce la 55enne ha forse intravisto l’abito e altri particolari: e allo shock dell’aggressione subìta si è così aggiunto anche il trauma dell’attenzione pubblica.

L’autore del video, un residente in via Scalabrini a Piacenza, ha agito in buona fede: non immaginava certo di suscitare tanto scalpore. «Ho chiamato il 113 e intanto ho ripreso», ha dichiarato l’uomo, che è stato intervistato dall’edizione online del quotidiano cittadino La Libertà.
Il residente ha espresso la sua incredulità: «Ho fatto la cosa più sensata, senza fare il vigilante. Sono scioccato e terrorizzato... Io vivo lì, ho moglie e figli piccoli». Il cittadino ha allertato le forze dell’ordine rendendo possibile l’arresto immediato del 27enne che si trovava ancora sul marciapiede tra via Scalabrini e via Santo Stefano.

«Mi ero appena svegliato, ho sentito diverse in strada voci anomale – ha raccontato il testimone – Mi sono affacciato alla finestra e ho visto il giovane che si avvicinava alla donna. Sulle prime ho pensato che stessero parlando, poi ho visto che lui le ha messo le mani addosso. E ho chiamato il 113».

La politica ha tentato di lasciarsi alle spalle la pubblicazione del video. La rimozione del filmato da parte dei principali social network è stata solerte, ma ormai il danno era fatto.
La Procura di Piacenza ha aperto un fascicolo per la diffusione illecita senza consenso del video. Le indagini riguardano sia la pubblicazione delle immagini da parte di alcune testate giornalistiche sia la diffusione sul profilo Facebook della leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni.

Stavolta i colossi americani dei social network sono corsi ai ripari. Facebook, Instagram e Twitter hanno rimosso il video dello stupro perché viola le loro regole. Al posto dei tweet che riportavano il filmato appare la scritta «Questo tweet ha violato le regole di Twitter», corredata da un link che rimanda alle norme della piattaforma. Sui social del gruppo Meta, invece, le norme violate sono quelle relative al cosiddetto «sfruttamento sessuale di adulti». Insomma la marcia indietro c’è stata, anche se – come spesso accade nel mondo del web – troppo tardi.

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