Caro energia: «I palliativi non bastano, i prezzi vanno abbattuti»
Le richieste di Confcooperative Reggio Emilia ai politici
Reggio Emilia «Il Governo, le Regioni e le forze politiche non possono né tentennare né rimanere inerti o ricorrere a modesti palliativi». Dopo Unindustria e Lapam, anche Matteo Caramaschi, presidente di Confcooperative Reggio, alza la voce sul rincaro delle bollette. «I prezzi dell’energia vanno abbattuti subito, ricorrendo ad ogni strumento immediatamente applicabile e ad azioni straordinarie che solo le amministrazioni pubbliche e la politica possono adottare», tuona Caramaschi. Per il presidente intervenire è fondamentale per garantire «il diritto all’esistenza» di famiglie e imprese». «Le imprese, e non di meno le famiglie non sono più in grado di sopportare costi così alti per gas ed energia elettrica – evidenzia il presidente – e, a maggior ragione, non è pensabile che possano affrontare un quadrimestre in cui, a detta della stessa Autorità di regolazione dei prezzi dell’energia elettrica, i prezzi sono destinati a raddoppiare».
Per Caramaschi è il vero argomento che deve essere al centro del dibattito politico in vista delle elezioni politiche del 25 settembre.
«Non sottovalutiamo nessuno dei temi che sono al centro del dibattito elettorale, ma la straordinaria emergenza, oggi, è rappresentata proprio da costi energetici – sottolinea in tal senso Caramaschi – che si riflettono su ogni ambito del vivere e del produrre: dalla tenuta delle imprese all’occupazione, dai servizi sanitari a quelli scolastici, dalla spesa delle famiglie ai trasporti».
«A fronte delle diffuse sofferenze del sistema imprenditoriale e delle persone – è veramente difficile comprendere il perché ci si limiti ai pur importanti interventi di sostegno definiti, reiterati e rafforzati dal Governo – aggiunge con vigore il presidente – in una logica di soccorso che sembra aver sostituito le azioni politiche, strategiche ma anche tattiche, che possano riaprire prospettive per chi voglia mantenere aperte attività produttive e di servizio che generano ricchezza per tutti».
L’invito ai politici è di interessarsi di più al tema. «Rischiamo un collasso economico e sociale di fronte al quale anche i contenuti che emergono da tanta parte del dibattito elettorale risultano estranei, marginali o, al più, semplicemente rivendicativi rispetto al Governo in carica – incalza Caramaschi – peraltro sfiduciato anche da chi oggi lo vorrebbe forte ed autorevole».
Il presidente della confederazione reggiana pone l’accento, in particolare, sulla questione del costo dell’energia elettrica. «Il prezzo è fissato giorno per giorno – spiega Caramaschi – e si allinea al costo più alto tra le due componenti: l’energia derivante dall’uso di fonti fossili e quella legata a fonti rinnovabili, assai meno costose; criteri ingiustificabili, che inseguono la speculazione finanziaria sulle fonti fossili, servono solo ad ingrassare i profitti delle compagnie e penalizzano gli utenti che hanno scelto le energie rinnovabili». Caramaschi giudica il meccanismo «del tutto obsoleto e inaccettabile in una situazione drammatica come quella attuale, a maggior ragione se pensiamo che gli impianti produttivi più datati hanno ampiamente scontato l’ammortamento e quelli più innovativi hanno già consentito margini di profitto esorbitanti».
«Da qui la richiesta di un’azione di Governo e di tutta la politica per andare oltre i “ristori” – la richiesta in merito – e arrivare immediatamente ad un prezzo fissato in via amministrativa che tenga conto del fortissimo divario di costi che si è consolidato tra le fonti dell’energia elettrica e sia definito come media al ribasso e non, come accade oggi, prendendo a riferimento il prezzo più alto».
«Alcuni Paesi europei, come Spagna e Portogallo hanno già adottato questa soluzione ma, al di là di questi casi e di questi esempi, quel che è certo è che in gioco ci sono gli interessi di imprese e persone – conclude Caramaschi – rispetto alle quali la politica e le istituzioni hanno il dovere di dare risposte che escano dal cliché di aiuti che non solo non bastano, ma lasciano tutti appesi a quell’incertezza che è nemica di ogni sviluppo e di ogni investimento».
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