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Nel 2022 in provincia sette morti per overdose

Ambra Prati
Nel 2022 in provincia sette morti per overdose

Uomo e dai 50 anni in su: è questo l’identikit del consumatore più esposto

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Reggio Emilia «La parola overdose rievoca uno scenario anni ’80-’90, con i corpi per strada, che si ritiene archiviato. Oggi le persone muoiono in casa, in solitudine: non si vedono. Ma assicuro che è un fenomeno ancora molto attuale». Luana Oddi, medico e tossicologo, è la responsabile della Struttura operativa semplice a bassa soglia del Sert, che si prende carico delle persone che hanno un consumo attuale e un quadro di marginalità.

E, in occasione del 31 agosto – la giornata internazionale si sensibilizzazione contro l’overdose – fa il punto della situazione.

I numeri

Che di overdose si continui a morire, sebbene in modo silenzioso e non visibile, lo dimostrano i numeri. Nel mondo circa 0,5 milioni di morti sono attribuibili all’uso di sostanze psicotrope con oltre il 70% coinvolgenti l’uso di oppioidi.

La relazione annuale al Parlamento sulle dipendenze in Italia riporta, nel 2021, un numero di quasi 8 decessi per overdose ogni 1.000.000 residenti di 15-64 anni, con numero assoluto di 293 casi, in flessione del 5,2% rispetto all’anno precedente; l’89,8% dei decessi ha riguardato uomini (263 maschi contro 30 femmine) e l’11,6% persone di nazionalità straniera (34).

In Emilia-Romagna, dopo il picco del 2019 di 53 casi, nel 2020 il numero di overdose si è stabilizzato intorno ai 32 casi.

Non esiste una rendicontazione per provincia. Tuttavia a Reggio Emilia, secondo l’osservatorio privilegiato del Sert, da inizio di quest’anno si sono contati sette decessi sospetti riconducibili all’overdose: la media è di quasi un morto al mese.

Ma sia la media regionale dell’anno scorso (32) sia quella della nostra provincia sono dati sottostimati.

«Spesso i decessi per overdose non vengono accertati, perché non viene fatta l’autopsia o quando l’esame viene eseguito su ordine dell’autorità giudiziaria il dato non viene restituito all’Ausl e quindi non rientra nelle nostre statistiche. Manca una diagnosi certa – spiega Oddi – Ciò non significa che i decessi non avvengano. Ad esempio ricordo due casi dell’anno scorso (una ragazza trovata senza vita in casa e un ragazzo scomparso dopo una serata trascorsa con amici) che ci hanno fatto ipotizzare l’overdose».

Il picco con il Covid

Di certo il “boom” di consumo di stupefacente, e di conseguenza di deceduti, si è registrato nell’anno del Covid, il 2019, per poi registrare un decremento nel 2020 e stabilizzarsi nel 2021.

«Questo non sorprende – spiega ancora la responsabile della struttura – Anche se nel 2019 sono crollati gli accessi al Sert (ritornati ai livelli pre Covid nell’estate dell’anno scorso) e c’era meno disponibilità di sostanze, la pandemia è stato un periodo di forte sofferenza e malessere esistenziale che può tradursi in un incremento, oltre che di problematiche psicologiche, di consumo».

Le “nuove” sostanze

Non solo eroina (in calo) e non solo cocaina (che si conferma trasversale alle fasce sociali): si affacciano nuove sostanze. A livello nazionale l’eroina, pur se in calo (dal 77,8% al 60%), continua a rimanere la causa primaria di intossicazione con oltre la metà dei decessi correlati alla droga e attribuibili all’overdose da oppiacei (157); l’overdose da cocaina e in particolare il suo derivato crack, su cui alta è l’attenzione in Europa per le crescenti segnalazioni specie tra le frange di popolazione più vulnerabile, è stata rilevata in oltre un quinto dei decessi.

«Da alcuni anni si assiste a un mix di sostanze – racconta la responsabile – Una delle combinazioni più rischiose è l’assunzione in contemporanea di sedativi (ad esempio Diazepan, Tavor, Valium) mischiati a eroina, alcol o altri farmaci. Un’altra associazione “sorvegliata speciale” è lo psicostimolante (tipo cocaina) e l’oppiaceo (eroina). Contrariamente a quanto credono, cioè che le due sostanze si smorzino a vicenda, l’accoppiata aumenta il rischio di overdose perché cocaina e crack colpiscono il cuore, amplificando l’eventualità di arresto cardiocircolatorio. Anche la cosiddetta cocaina fumata, che si assume inalando, non va sottovalutata perché raggiunge direttamente i polmoni con effetti disastrosi sulle vie respiratorie».

Più donne consumatrici

Uomo (ma la quota rosa è in costante crescita) e dai 50 anni in su: è questo l’identikit del consumatore più esposto all’overdose, che manda in soffitta il cliché della giovane vittima.

«Non che i giovani siano immuni – prosegue la dottoressa Oddi – Ma è un fatto che i decessi per overdose, soprattutto quelli legati all’eroina, riguardano adulti: il che è spiegabile con l’invecchiamento della popolazione e con la comorbilità tipica dei consumatori abituali. Fino a qualche anno fa l’età media delle vittime di overdose era 37 anni: ora è 50 anni». Sale poi la percentuale dei decessi femminili. «Anche la riduzione della forbice tra uomini e donne è un trend che si è confermato negli ultimi anni. Le donne rimangono meno propense alle droghe, ma il rapporto è passato da 7:1 a 5:1 – commenta la responsabile – Per le donne occorrerebbe fare un discorso specifico poiché si potrebbe dare un’altra lettura. In America, che anticipa quello che poi accade da noi, le donne sono considerate categoria a rischio overdose per il maggior ricorso ad analgesici oppioidi: fanno un maggiore uso di farmaci per la terapia del dolore, come artrosi, reumatismi e simili. Da qui il rischio di overdose da intossicazione di farmaci. Al nostro Sert abbiamo notato che il profilo di chi accede per dipendenza da farmaci sono soprattutto femmine, di ogni classe sociale ed età. Inoltre, se è vero che le donne fanno meno ricorso alla droga, nel momento in cui inizia il consumo la dipendenza e l’evoluzione patogenetica è di gran lunga più rapida: il fisico non regge». l


 

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