«I costi della luce di giugno-luglio passati da 19mila a 60mila euro»
Marzio Ferrari, titolare di punti vendita Conad: «Così non reggeremo»
Reggio Emilia «La bolletta bimestrale dell’elettricità di giugno-luglio dell’anno scorso era di 19mila euro. Quest’anno è arrivato un conto da 60mila euro. Significa che, se questo trend prosegue, in dodici mesi si arriva a qualcosa come 720mila euro. Così non riusciamo a reggere l’impatto». Marzio Ferrari, che è stato presidente del Conad Centro-Nord per quindici anni, è il titolare di diversi supermercati a marchio Conad (Guastalla, Reggiolo e Casalmaggiore), oltre ad essere il presidente della società immobiliare che gestisce direttamente il supermercato di Gonzaga, nel Mantovano.
«Noi avevamo previsto un rincaro dell’energia del 40%, ma adesso stiamo viaggiando sul 200% – racconta Ferrari – Prima l’incidenza delle bollette pesava sul fatturato complessivo per il 2-3%, ora è sul 6-9%. E ci dicono che ad agosto aumenterà ancora. Le società patrimonializzate potranno reggere, ma le società dei giovani soci, costituite quest’anno, rischiano senz’altro la chiusura. Ormai il consumo energivoro della catena del freddo (noi usiamo poco gas, più che altro per i trasporti) è improponibile».
Conad, prosegue Ferrari, ha lavorato molto sulla competitività. «Facciamo rilevazioni continue sui prezzi dei concorrenti e per un paniere di prodotti base siamo ai primi posti. Però adesso l’inflazione sta galoppando. Per settembre anche i nostri fornitori, che hanno attività altamente energivore, annunciano aumenti, mentre noi non possiamo alzare i prezzi più di tanto, soprattutto in una fase in cui il potere d’acquisto delle famiglie è in calo. Ci aspettiamo un autunno in salita e siamo molto preoccupati».
Celle frigorifere, camion frigo e surgelati di notevoli dimensioni “mangiano” parecchio. «I correttivi possibili, nel nostro piccolo, li abbiamo già adottati. Ad esempio abbiamo ancora supermercati che non hanno le chiusure murali per gli espositori di latticini e carne: li stiamo sostituendo tutti, in modo che i clienti li aprano solo quando prendono il prodotto. Così come abbiamo abbassato l’aria condizionata: prima scattava a 23 gradi, ora parte a 26 gradi. Ma l’estate particolarmente calda ha fatto sì che la differenza sia stata minima: l’aria condizionata è comunque sempre in funzione, è dimostrato che se manca il comfort diminuisce la propensione all’acquisto. Inoltre, anche durante le brevi chiusure agostane, non possiamo certo spegnere le celle frigorifere altrimenti la merce va sprecata».
Insomma si tratta di rimedi minimi che non cambiano il quadro. «Per ora non faremo tagli di personale perché dobbiamo garantire servizi e qualità, ma se le cose continuano così sarà una crisi profondissima. L’unica possibilità, a nostro avviso, è un intervento del governo. Non esistono altre strade».
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