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«La situazione è insostenibile»: il grido d’allarme delle attività

Ambra Prati
«La situazione è insostenibile»: il grido d’allarme delle attività

Confesercenti: «Baristi, fornai, pizzaioli e ristoratori sono inascoltati»

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Reggio Emilia «Sui rincari dell’energia, che sono quintuplicati, la situazione è drammatica. Insostenibile. Fuori controllo. Riceviamo richieste d’aiuto da parte di numerosi nostri associati: fornai, pizzaioli, baristi, ristoratori dicono che se continua così getteranno la spugna». Dario Domenichini, presidente di Confesercenti Reggio Emilia, ha il polso delle piccole e medie imprese che sono il nervo dell’economia emiliana. Un nervo scoperto, che interroga l’associazione di categoria su come poter affrontare la marea dei costi in continua ascesa.


«I nostri associati esprimono una crescente ansia dovuta all’incertezza del futuro – prosegue Domenichini – Il caro energia colpisce indistintamente tutti, dai nuclei familiari alle attività. Questo genera una spirale negativa che si autoalimenta: se metà dello stipendio del cittadino serve per pagare le bollette è chiaro che non si spende più. In questo periodo di inizio della stagione autunnale i genitori sono già alle prese con diverse spese per i figli, dallo sport alla scuola; comprensibilmente evitano acquisti non indispensabili, come l’abbigliamento. In contemporanea l’incremento del costo delle materie prime, l’inflazione che morde pesantemente fanno sì che si stia creando la tempesta perfetta».

Secondo Domenichini se a questo frangente si aggiunge che «non abbiamo un governo con pieni poteri», il puzzle si incrina. «La vacatio governativa impedisce di mettere in campo interventi strutturali. Tuttavia siamo d’accordo con le altre associazioni di categoria: sono assolutamente necessari provvedimenti di emergenza immediati, che possano almeno tamponare le difficoltà delle imprese. In attesa di macro soluzioni c’è bisogno di soldi veri e subito».

Sulla formula Confesercenti si dichiara aperta alle possibili richieste che stanno circolando. «Si parla di utilizzare l’ extragettito delle compagnie energetiche, di agevolazioni sui bilanci, di credito d’imposta. Tutte azioni possibili e che ci troverebbero d’accordo. Purché si agisca». Le piccole e medie imprese si sentono impotenti. «Ormai sul risparmio energetico quello che si poteva fare si è fatto. Un esempio: una pizzeria con un forno elettrico spendeva a bimestre 1.100 euro, ora deve far fronte a bollette da 4.500 euro. Certo anche le pizze sono più salate per il consumatore, ma l’esercente non può sfondare il tetto di 10 euro, altrimenti perde clientela; quindi è impossibile evitare la riduzione della marginalità. Ripeto: è un circolo vizioso che va spezzato, altrimenti non se ne esce».

Le piccole attività sono già state provate da due anni problematici, tra pandemia, chiusure prolungate e divieti di ogni tipo. Ora il panorama degli esercizi pubblici, già trasformato dal Covid che ha visto comunque una certa dinamicità (alle attività che hanno abbassato le serrande se ne sono aggiunte di nuove), rischia di essere ribaltato ancora una volta: si moltiplicano, anche sulla circonvallazione cittadina, i locali lasciati sfitti.

«Tantissimi associati ci dicono che non sanno se saranno in grado di continuare l’attività. La parola d’ordine è tamponare e ridurre il disagio dei commercianti. Se questa fase non è temporanea e non viene superata entro breve le prospettive saranno foschissime e ben visibili anche a Reggio Emilia».

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