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Supermercati a rischio: «Se chiudiamo tanti disoccupati»

Ambra Prati
Supermercati a rischio: «Se chiudiamo tanti disoccupati»

Confcommercio, Coop, Conad, Federdistribuzione e Fipe corrono ai ripari: «A luglio bollette quintuplicate. Presenteremo un elenco di misure urgenti»

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Reggio Emilia «Se i prezzi dell’energia continueranno con questa impennata chiuderanno molti supermercati e una massa di persone rimarrà senza lavoro. Forse non è ben chiaro. Rischiamo un disastro sociale, oltre che economico». In questi giorni il cellulare di Donatella Prampolini, vicepresidente nazionale di Confcommercio, è rovente. La reggiana è impegnata in una serie di riunioni fiume con gli operatori del settore alimentare, in subbuglio dopo l’arrivo delle bollette di luglio: in questo dell’elettricità. Dopo il grido d’allarme della ceramica e dei coltivatori per il gas, ora anche i supermercati e i fornitori della grande distribuzione organizzata sono in agitazione e stanno cercando di correre ai ripari.


«Quello del caro energia mi pare un tema poco presente nella campagna elettorale – è l’affondo preliminare della vicepresidente – Ed è molto grave che la politica si concentri su altri argomenti, perché in questo momento è il tema che toglie il sonno a imprenditori e capifamiglia».
«Se nella prima metà dell’anno il rincaro dell’energia viaggiava sul 100%, in luglio è quadruplicato o quintuplicato – esordisce Prampolini – Stiamo parlando di un settore che, se va bene, ha una marginalità dell’1%, a fronte di costi per mantenere la catena del freddo che sono schizzati dal 2% al 10%. È chiaro che questo porta i conti in profondo rosso».

Se i piccoli piangono, anche i grandi vedono le nubi addensarsi all’orizzonte. «Non stiamo parlando di esercizi che possono andare in pareggio. Purtroppo questo è un problema che non fa figli e figliastri: qui soffre l’intero mercato. La sopravvivenza dei punti vendita dipenderà dalla capacità economica societaria. Ciascuno, in base alle proprie spalle larghe, deciderà quanto può perdere, mentre chi ha una bassa capitalizzazione e è avviato da poco va incontro alla chiusura».
Ieri si sono susseguite, in modo frenetico, riunioni tra gli operatori dell’alimentare aderenti all’associazione di categoria. «Insieme a Coop, Conad, Federdistribuzione e Fipe (la federazione italiana pubblici esercizi) stiamo valutando e mettendo a punto un elenco di richieste, ma pure di proposte, al governo. Noi cercheremo di fare la nostra parte adottando comportamenti virtuosi, ma ci aspettiamo una mano dallo Stato».

Peccato che le elezioni si svolgeranno a fine settembre e, prima che il nuovo governo si insedi, passeranno due mesi. «Noi siamo convinti che nell’immediato si può agire con correttivi e misure emergenziali che possono essere adottati subito, dal governo uscente. Aggiustamenti come l’entità del credito di imposta, che a nostro avviso va prorogato e implementato: oggi il 15% è come un pannicolo di acqua fresca per un malato terminale. E ancora l’azzeramento degli oneri di sistema oppure l’accise sulla benzina, poiché i trasporti sono un’altra criticità. Misure in grado di dare respiro alle aziende in crisi di liquidità».

Si stanno analizzando altre leve strutturali, a medio-lungo termine, che Confcommercio sta soppesando e che spetteranno al nuovo governo. «Al primo posto metto la necessità di fissare un tetto massimo al gas a livello europeo: gran parte dei problemi nascono da lì. Se non si arriverà a eliminare o contenere la speculazione salterà non solo l’Italia, ma l’intera economia della zona euro». Il rischio, prosegue Prampolini, è di andare incontro a serrande abbassate a catena, con conseguenze terribili sull’occupazione.

«Crediamo che l’unica soluzione in grado di fare la differenza sarebbe una sorta di recovery fund energetico: replicare il piano di fondi straordinari che l’Europa ha messo in campo per la pandemia. Però bisogna fare in fretta».

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