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Sgombero e ruspe all’opera nel campo dell’integrazione

Gabriele Farina
Sgombero e ruspe all’opera nel campo dell’integrazione

L’area di via Paradisi inaugurata nel 2012 è da tempo abbandonata. Gli agenti identificano un gruppo di giovani. Rimossi spogliatoio e panche

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Reggio Emilia Lo spogliatoio finisce accartocciato. Le panchine sono rimosse, gli occupanti sgomberati.
Al “campo dell’integrazione” di via Paradisi entrano in azione le ruspe dopo la segnalazione del degrado, pubblicato sulle nostre colonne lo scorso 8 agosto.

L’operazione congiunta della questura e della polizia locale di Reggio Emilia è entrata nel vivo ieri mattina poco dopo le otto.

Sei agenti della polizia di Stato, un operatore della polizia scientifica, tre pattuglie della polizia locale intervengono con un’unità cinofila. Le forze dell’ordine identificano alcuni giovani che avrebbero contribuito al quadro desolante a  pochi passi dall’asilo Lari, nel cuore del parco Le Paulonie.

Allontanati gli ospiti, l’operazione può procedere. Tecnici specializzati in tuta bianca, caschetto e mascherina protettiva iniziano a sanificare gli ambienti. Rifiuti di vario genere sono ammassati alla rinfusa all’esterno dello spogliatoio. Lo spazio che dall’inaugurazione (datata 2012) sarebbe servito unicamente per chiacchiere e goliardia prima e dopo le partite saluta malinconicamente con pasta e gamberi ammuffiti in confezioni abbandonate nei lavandini.

Gli operatori rimuovono i gabinetti e i riscaldamenti, le panche all’interno e le panchine all’esterno. I sostegni a bordo campo nati per assistere alle gare e gli omologhi interni per trovare ristoro dopo la fatica si erano infatti trasformati in dormitorio per persone senza tetto.

Una scia rossa collega il rettangolo verde di gioco allo spogliatoio demolito ieri. Non è un tappeto in stile Hollywood, ma una traccia di sangue rimasta impressa sulla superficie.
L’intervento di sanificazione è salutare per la respirazione. Gli ambienti sono impregnati di una miscela di cibo avariato, urina e peggio ancora, l’esatto opposto dell’odore di adrenalina che si dovrebbe respirare in un ambiente sportivo.

Il vecchio materasso trovato nell’area diviene un ricordo come i cassetti ammassati all’esterno, le confezioni di plastica e le spugne, i cartoni di succhi di frutta e i pacchetti di sigarette, i barattoli e le vaschette di alluminio, le cicche e i sacchetti d’immondizia gettati alla rinfusa.

Gli asciugamani alle porte e alle finestre sono rimossi, la singola ruota di una bicicletta all’interno è spostata prima di azionare la ruspa.
La stretta del braccio meccanico è il colpo ferale alla struttura come era stata posizionata appena dieci anni fa, prima si perdessero le tracce delle attività organizzate nell’area inserita nel parco.

Il campo era stato in gestione a una società sportiva reggiana. Il censimento della Fondazione per lo Sport del Comune di Reggio Emilia non lo annovera in rete tra le strutture attive. «Non è in gestione a nessuna società sportiva», la fotografia scattata lo scorso 8 agosto dall’assessore comunale allo Sport, Raffaella Curioni.

L’area di via Paradisi era da tempo sotto la lente della questura di Reggio Emilia. Il questore Giuseppe Ferrari ha disposto numerosi interventi tra via Paradisi e la parallela via Turri.

Le operazioni svolte dagli agenti nella zona hanno determinato identificazioni di persone e controlli sui veicoli nella zona a ridosso della stazione ferroviaria.

Tali azioni sono state disposte dalla questura anche a seguito delle segnalazioni di numerosi reggiani, infastiditi dai bivacchi e dai disturbi della quiete pubblica.

«Benvenuti nel più grande negozio di autoricambi usati a cielo aperto: se vi servissero pezzi di ricambio in via Paradisi trovate quello che cercate! Mi raccomando però, fate la differenziata».

Il post di un reggiano apparso sui social descrive la punta di un iceberg a cui l’operazione di ieri rappresenta una risposta. Il presidio andrà avanti nei prossimi giorni con controlli della polizia alla stazione centrale, in via Don Alai, nei piazzali Marconi ed Europa. Le prime operazioni hanno portato a quaranta identificazioni e sei controlli sui veicoli.

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