Silk-Faw, indagine e dubbi. La manager Bassi: «Il progetto va avanti»
Katia Bassi, da Londra, ha rassicurato sulla bontà del piano. Ma la data del rogito previsto per il 5 agosto ancora non è stata fissata
Reggio Emilia «Il progetto va avanti come previsto». Katia Bassi, managing director del piano per il mega stabilimento di Gavassa dove la joint venture sino-americana Silk-Faw intende costruire l’hypercar elettrica di lusso e di Suv elettrici e ibridi, ha appreso dell’indagine su Silk-Faw affidata alla Guardia di Finanza dalla Gazzetta di Reggio. Da Londra, dove si trova, la manager ha dichiarato di essere all’oscuro dell’accertamento in corso, tuttavia ha inteso rassicurare i numerosi attori coinvolti nel progetto (il Comune di Reggio Emilia, la Regione che ha stanzato 4,5 milioni di fondi pubblici, i sindacati sulle prospettive lavorative del migliaio di lavoratori escluso l’indotto) e fugare i dubbi che da mesi aleggiano sul piano.
Perplessità sorte, tra l’altro, anche a causa dei continui slittamenti, che la società ha attribuito – nel comunicato ufficiale di luglio scorso, subito dopo la convocazione dei vertici societari da parte dell’assessore regionale allo Sviluppo economico Vincenzo Colla, che lunedì prossimo riprenderà il filo del discorso – alla «situazione geopolitica determinatasi tra Usa e Cina, che ha determinato un rallentamento delle procedure di transfer monetari».
La notizia della lente d’ingrandimento della Procura di Reggio puntata sugli investitori Silk-Faw non ha modificato la linea comunicativa alla quale la joint venture finora si è sempre attenuta: secondo la società anche adesso è tutto in ordine. Rassicurazioni generiche, senza entrare nel merito, che è doveroso registrare, ma che non diradano la nebbia sul progetto aggiudicatario della più consistente quota di finanziamenti dell’Emilia-Romagna dopo l’insediamento della Philip Morris a Valsamaggia (Bologna). Soldi che tuttavia saranno erogati solo in base all’avanzamento di lavori finora mai partiti.
Alla domanda se il rogito è confermato per il 5 settembre, però, Katia Bassi non ha risposto. Sempre in luglio Silk-Faw aveva indicato il 5 agosto come data per la formalizzazione del passaggio di proprietà del terreno e il 5 settembre per la cerimonia, alla presenza del top management, della posa della prima pietra. Com’è noto l’acquisto dei 360mila metri quadrati non è avvenuto. Interrogato in proposito Luca Borsari, socio della Gavassa Srl (la società proprietaria dell’area dove sorgerà il polo delle auto futuristiche), non si è scomposto. «Non mi risulta che il rogito sia stato fissato. Sono appena partito per le ferie e rientrerò il 3 settembre». Ma saprà se è prevista una firma per il 5 settembre? «Mi era stato data l’indicazione che c’era da fissare il rogito, ma non ho alcun riscontro al riguardo. Non è obbligatoria la mia presenza: saranno i soci a occuparsene e non escludo che abbiano preso contatti con lo studio. Non mi preoccupa, visto il periodo di lenta ripartenza».
Da un anno e mezzo i quotidiani locali e nazionali hanno additato il complesso gioco societario di scatole cinesi alla base dell’operazione. La capofila è una società, guidata dal finanziere americano Jonathan Krane (considerato il “motore” del risiko), con base nel paradiso fiscale delle Cayman. Dalla società delle Cayman si ramificano una girandola di imprese ai quattro angoli del mondo, fino ad arrivare alla Silk Sport Car Company (a stelle e strisce) e all’italiana Silk Faw Automotive Group Italia Srl, con un capitale versato di 26,6 milioni di euro. L’assetto societario conferisce agli americani di Silk Ev la maggioranza (l’85%) e ai cinesi di Faw il 15%. Sullo sfondo ci sarebbe, rimasto nell’ombra, il manager cinese Li Chongtian, uomo del gruppo Faw e garante del committente di Pechino: un modo – secondo media economici – per aggirare la strada sbarrata dal governo Draghi alla Cina che vuole entrare nel mercato italiano.
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