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«Crac Cmr, ora facciamo i nomi e i cognomi»

Miriam Figliuolo
«Crac Cmr, ora facciamo i nomi e i cognomi»

Il comitato dei soci prestatori è sempre più agguerrito dopo la denuncia in Procura

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Reggiolo «Abbiamo deciso di fare nomi e cognomi; chiediamo che sia fatta piena luce sulle loro responsabilità e che qualcuno ci spieghi come mai ora continuino a rivestire ruoli di responsabilità in altre realtà. Mentre in qualsiasi altro campo uno che avesse fatto fallire un’azienda non potrebbe forse più neppure pulire i bagni... E come mai, per esempio, nonostante il crac le case di riposo che facevano parte di Cmr siano finite in Pineta, una cooperativa ancora operativa e che sta facendo utili. Alla faccia delle centinaia di milioni perdite e debiti della Cmr».


Sono sempre più agguerriti i soci prestatori Cmr del comitato che, il 29 luglio scorso, ha presentato una denuncia alla Procura di Reggio, perché faccia piena luce sul dissesto della cooperativa di costruzioni di Reggiolo.


Così interviene ancora, infatti, la presidente del comitato Manila Maffei, 49 anni di Reggiolo, che ha fatto di questa battaglia una ragion d’essere.
Rappresenta 2.500 soci prestatori che hanno perso tutti i loro risparmi nel dissesto della Cmr. Tra questi 124 hanno presentato la denuncia, alcuni dei quali in rappresentanza di altri, per un totale di 250, tramite l’avvocato del foro di Roma Maurizio Barca.


«Nella nostra procedura chiediamo di fare luce su passaggi non troppo chiari avvenuti prima del concordato – scrive Maffei – nel quale si sono dissolti i risparmi di oltre 2000 famiglie per decine di milioni di euro. Concordato deciso a tavolino da Legacoop e Ccfs, senza dare la possibilità a noi soci di dire o dare il nostro parere», ma «sempre obbligati ad accettare ciò che veniva deciso in riunioni chiuse dove erano presenti solo i vertici artefici del fallimento della cooperativa: personaggi come Marco Bertazzoni, il presidente ingegner Alberto Rebuzzi, il defunto Sergio Bertani che ha anche lasciato un diario di memorie. E poi Nando Bambini, e il dirigente amministrativo Messori che ha addirittura intentato causa alla Cmr (fatto che ha veramente del ridicolo). E parecchi altri che sapevano della situazione allarmante della Cmr, ma hanno taciuto e anzi sollecitando sino all’ultimo i reggiolesi a “portare i soldi in cooperativa”».


«Ci è stato impedito in tutti i modi di fare qualcosa per impedire ciò che è accaduto», denuncia ancora Maffei, questo perché «la Cmr non era solo un crac cooperativo, ma minava alla radice la credibilità del partito di comando a Reggiolo, il Pci in tutte le sue successive declinazioni, sino al Pd, che alla Cmr faceva il bello e il cattivo tempo, in una relazione pericolosa quanto inestricabile tra coop, politica e amministrazioni locali».

E sottolinea le responsabilità anche del comitato di soci prestatori presieduto nel 2012 dal’ex sindaco Mauro Panizza. «Io stessa mi offrii di far parte del Comitato, ma la risposta di Panizza fu “ormai l’organico è al completo”. Non si doveva disturbare il manovratore».
La Maffei cita ancora «il caso di Nando Bambini, che gestiva le case protette della Cmr e di Pineta: qualcuno può spiegare come mai le case protette Cmr figurano nella gestione di Pineta, dove Bambini faceva parte, mentre era amministratore delle stesse proprio in Cmr a fianco di Rebuzzi Alberto? Ma gli esempi sarebbero davvero tanti...».


Il comitato dei soci prestatori fa i conti anche sulle perdite dovute ai crac delle società cooperative di costruzione reggiane.
«Il crollo di quel sistema è costato all’Emilia Romagna 1,5 miliardi di euro», di cui per la Cmr, «dalla semestrale approvata nel mese di aprile emergono 150 milioni di debiti e 40 milioni di perdite: e siamo gli unici che stanno ancora combattendo».

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