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Iren paga la tassa sugli extraprofitti e versa un anticipo di 42 milioni

Serena Arbizzi
Iren paga la tassa sugli extraprofitti e versa un anticipo di 42 milioni

La multiutility ha versato la quota il 30 giugno scorso ma si riserva di chiedere il rimborso se incostituzionale

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Reggio Emilia Contributi extraprofitti: le multiutility del territorio hanno pagato la misura disposta dal governo, con cui fare fronte alla piaga dei rincari stellari che incombono come una spada di Damocle su famiglie e imprese, tanto da mettere in ginocchio alcuni settori produttivi.

Si riservano di chiedere il conto di quanto versato, una volta che verrà fatta maggiore chiarezza sulla norma, Iren e Hera, ma nel frattempo hanno versato le quote richieste.

Partiamo da Iren. La comunicazione del pagamento del contributo extraprofitto che, come detto, è la misura una tantum prevista dal governo per supportare le misure contro il caro bollette, è stata fornita insieme ai dati della semestrale. Iren, infatti, ha versato circa 42 milioni di euro, come annunciato in sede di approvazione dei risultati consolidati del Gruppo, al 30 giugno scorso.

“I risultati ottenuti nel corso del primo semestre 2022 mostrano un Margine operativo lordo pari a 563 milioni di euro sostenuto dalla crescita organica, in particolare nei settori dell’energia e dell’ambiente – si legge nella presentazione dei risultati – e confermano la resilienza del modello di business rispetto alla volatilità degli scenari energici e climatici. Complessivamente l’impatto dei provvedimenti governativi destinati alla calmierazione dei prezzi hanno pesato nel semestre per circa 42 milioni di euro». Qualora, tuttavia, la misura si riservasse incostituzionale, la multiutility si riserva di richiedere il rimborso.

Così come potrebbe fare Hera, attiva in regione nei territori che vanno da Modena a Rimini, che ha versato un acconto del 40 per cento sul totale.

«Con riferimento al contributo straordinario previsto dalla legge 51 del 2022 – dicono dall’azienda – il Gruppo Hera ha proceduto al versamento della quota richiesta al 30 giugno 2022 e si riserva la possibilità di procedere, nei termini previsti dalla normativa, a presentare istanza di rimborso all’Agenzia delle Entrate. La principale motivazione è che una realtà multiutility come Hera opera anche in altri business e nell’energy ha come attività prevalente la vendita, e non la produzione».

Altra azienda che opera nei territori vicini a Iren e Hera è Aimag, interessata dalla questione del caro energia con Sinergas. La multiutility con sede a Mirandola fa sapere di non essere più di tanto colpita dal provvedimento, dato che presenta caratteristiche che la configurano sotto la soglia di applicabilità della tassa, che prevede un aumento dei profitti superiore al 10 per cento maggiore di cinque milioni di euro. Una somma che si ottiene calcolando il saldo fra le operazioni attive e passive effettuate tra l’ottobre 2021 e l’aprile di quest’anno, rispetto agli stessi sette mesi dell’anno precedente.

La somma che il governo conta di incassare tramite i contributi extraprofitto si aggira tra i 9 e i 10 miliardi di euro. Finora lo Stato avrebbe incassato solo un miliardo sui 4,2 preventivati per giugno. E sono già iniziati i ricorsi da parte di chi ha pagato, contro il provvedimento. Almeno una ventina di imprese che hanno versato la quota, infatti, hanno presentato ricorso al Tar del Lazio, sperando in un rinvio alla Corte Costituzionale. Il tribunale si esprimerà l’8 novembre. Tra chi ha presentato il ricorso c’è chi pagato in tutto o in parte, l’acconto di giugno. Non per una questione di rispetto della legge, ma di correttezza della norma. 


 

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