Inchiesta appalti, archiviazione per Vecchi
Il sindaco è fra i 23 usciti definitivamente di scena Ritenuti estranei anche il comandante Poma e la funzionaria Marzi
Tiziano Soresina
Reggio Emilia Fra un mese la scottante inchiesta sugli appalti in municipio entrerà nel vivo in tribunale per venti imputati che saranno giudicati con rito ordinario, mentre la parola “fine” è arrivata – a fine agosto – per 23 delle 47 persone iscritte nel registro degli indagati, la cui posizione è stata archiviata.
Su quest’ultimo consistente filone giudiziario – costituito per lo più da dirigenti e funzionari comunali, ma anche da politici, ex politici e imprenditori interessati ad alcuni appalti – il decreto di archiviazione è stato emesso il 29 agosto dal gip Andrea Rat, a fronte di una richiesta in tal senso presentata il 18 luglio dalle pm Valentina Salvi e Giulia Stignani che a partire dal 2016 hanno coordinato gli accertamenti (intercettazioni, pedinamenti, analisi documentali) della Finanza (nucleo di polizia economico-finanziaria).
E fra chi esce di scena sul piano investigativo-processuale spicca la figura del sindaco Luca Vecchi, il cui inserimento in questa inchiesta era stato rivelato dal pm antimafia Nino Di Matteo mentre nei panni di consigliere del Csm illustrava al plenum – il 24 febbraio 2021 – le contestazioni al procuratore Marco Mescolini poi culminate con il trasferimento della toga dalla Procura di Reggio Emilia per incompatibilità ambientale. Vecchi era stato indagato per turbata libertà degli incanti, con di mezzo una telefonata intercettata fra il sindaco e l’avvocato Santo Gnoni (al tempo capo del servizio legale del Comune) con un bando come oggetto del botta e risposta. Una telefonata, però, non interpretabile in modo univoco, da qui i dubbi degli inquirenti che hanno portato alla recente archiviazione della posizione del primo cittadino. Fra i 23 raggiunti dall’archiviazione pure Stefano Poma (comandante della polizia locale di Reggio Emilia, tutelato dall’avvocato Alessandro Nizzoli) e Maria Marzi (all’epoca del fatto contestato funzionaria dell’Ufficio Ambiente, difesa dall’avvocatessa Valeria Miari). Nella primavera 2021 erano stati gli unici due indagati che avevano ricevuto l’avviso di fine indagini, ma per i quali la Procura non aveva poi chiesto il rinvio a giudizio. Nelle carte dell’indagine Poma e Marzi, – indagati per turbata libertà degli incanti – vi erano finiti per l’appalto del servizio di ripristino della sicurezza stradale a seguito di incidenti per il triennio 2017-2020: secondo l’accusa, una gara fatta vincere all’Autofficina Corradini come contropartita per il contenzioso contro il Comune per un credito di 2,7 milioni. Ebbene, una volta ricevuto l’avviso di fine-inchiesta, entrambi hanno reso un interrogatorio davanti alle due pm Salvi e Stignani, con spiegazioni convincenti sul loro operato visto che ora la loro posizione è stata archiviata. Nell’udienza preliminare – chiusa il 15 marzo dal giudice Rat – è stato disposto il non luogo a procedere) per Raffaele Leoni (l’ex presidente dell’Asp «non ha commesso il fatto») e per Lorenza Benedetti (la dirigente comunale dell’ufficio Pianificazione «perché il fatto non sussiste»), nonché è stata assolta Ivana Ceccardi (funzionaria amministrativa dl Comune) in quanto «il fatto non costituisce reato». Ha, invece, patteggiato 1 anno e 10 mesi di reclusione (pena sospesa) Ermes Ruozzi (broker).l
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