Trabant e bandierine della Ddr Viale Ramazzini archivia il muro
Non è mancata la goliardia alla cerimonia di riapertura del passaggio a livello
i Ambra Prati
Reggio Emilia Una Trabant d’epoca, con Stefano Buffagni (presidente del comitato Ascoltare Santa Croce) e il vicesindaco Alex Pratissoli come passeggero, è stata la prima auto a varcare il passaggio a livello, tra i sorrisi e lo sventolìo di bandierine della Ddr (quella che fu la Germania Est) distribuite al pubblico. È stato questo il momento goliardico ispirato al muro di Berlino – tra l’altro nei giorni del decesso di Gorbaciov – organizzato ieri pomeriggio in occasione della festa di riapertura di viale Ramazzini intitolata “Ciao ciao muro”, seguita da un buffet offerto dal comitato.
Una settantina le persone presenti e un parterre di autorità e rappresentanti di altri comitati per una vicenda – quella del muro eretto che segnò l’inizio del degrado e dell’abbandono di Santa Croce esterna – durata vent’anni. «Un errore», hanno ammesso dalla giunta Vecchi, che ha impiegato ben otto anni (da quel 2015 quando il comitato avanzò la proposta) per rimediare.
«Finalmente – è stato l’esordio di Luca Torri di Stu Reggiane – Finalmente Santa Croce si riapre alla città. Il ritardo è stato dovuto all’esecuzione di opere poco visibili, come il rifacimento dei marciapiedi, delle tubazioni, delle alberature fino a via Bligny».
«È stata una delle azioni più impegnative che io ricordi in un quartiere che aveva bisogno di riconnettersi con la città – ha detto il vicesindaco Alex Pratissoli – Ringrazio Fer e la Regione che lo hanno reso possibile».
Pratissoli e il sindaco Luca Vecchi hanno messo l’accento sulla «nuova sfida» che ora attendere il quartiere: «Ora per chiudere il cerchio virtuoso occorre che i proprietari degli stabili (ce ne sono ancora tanti vuoti) investano. È necessario che anche i privati collaborino a ristrutturare e far rivivere gli immobili. Occorre che i privati credano nelle potenzialità degli edifici; senza questo salto sarebbe insufficiente riaprire».
I pochi residenti affacciati alle finestre di fianco al sottopasso, dai quali si intravvedevano locali degradati, fanno presupporre che non sarà un’impresa facile. Non lo è stata nemmeno la riapertura, ha raccontato Luca Vecchi: «Negli uffici ministeriali ci dicevano che eravamo matti: “i passaggi a livello si chiudono, non si aprono”, ci dicevano. Ho temuto più di una volta che arrivasse lo stop: c’è voluta una caparbietà ossessiva per ottenere le autorizzazioni». Mentre Buffagni «ci mandava circa 3.500 messaggi» il risultato è stato raggiunto. «Santa Croce è un quartiere di 15mila persone: tutto è nato qui, la storia di Reggio è passata da qui».
«La difficoltà principale è stata convincere le persone che si poteva fare», ha ammesso Buffagni. Sui social diversi residenti hanno lamentato che la vera rivoluzione sarebbe stata la riapertura in entrambi i sensi. «La riapertura solo in uscita è temporanea, come ho già detto: nella fase iniziale si vuole valutare l’impatto. Questo non toglie che, nel giro di un anno, non si possa riaprire completamente. Intanto è stato raggiunto il traguardo principale: ricollegare Santa Croce al resto del mondo. Il muro ci ha diviso: oggi torniamo ad un essere un quartiere della città». l
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
