Il Drake e Bruno Crotti: un’amicizia tutta reggiana
In città si gira il film su Enzo Ferrari, dagli archivi escono foto che raccontano un legame speciale
Reggio Emilia Non è solamente occasionale e inventato per ragioni filmografiche il rapporto fra la nostra città ed Enzo Ferrari. Il regista Michael Mann ha ambientato qui, in una casa signorile di via Emilia San Pietro che ha conservato lo stile e gli arredi del primo Novecento, alcune riprese della pellicola sugli anni giovanili del Drake, in realtà residente allora a Modena.
Tuttavia, al di là della finzione artistica, una relazione autentica è esistita ed era solida. Ne furono tramite i reggiani che lavoravano nello stabilimento di Maranello o collaboravano a vario titolo con il mago della Formula Uno. Probabilmente il primo fu Bruno Crotti, che negli anni Venti divenne il sub-agente di Enzo Ferrari, quando questi non aveva ancora incominciato a fabbricare i formidabili bolidi rossi, ma correva come pilota per l'Alfa Romeo e nel 1924 aprì a Modena una concessionaria di quella casa automobilistica. Crotti ne diventò amico e gli fu accanto in diverse occasioni, non solo per motivi commerciali, mentre Ferrari si distaccava progressivamente dall’Alfa fino ad aprire nel 1929 la scuderia con il suo nome, alla quale avrebbe aggiunto nel 1932 il marchio del cavallino rampante donatogli nove anni prima dalla madre di Francesco Baracca, asso e martire della nascente aeronautica militare.
I cimeli di quella storia sono conservati con cura amorevole dall’ottantenne Silvano Crotti, figlio di Bruno, nella sua abitazione di via Guidelli. Bruno ebbe una vita avventurosa, che è stata raccontata da Amos Conti in due pagine del libro “Adua, Adua! Il sogno di un impero. Soldati e lavoratori reggiani nelle campagne del Corno d'Africa (1882-1939)”, edito da Corsiero nel 2015.
Silvano attesta due momenti fondamentali del rapporto del padre con Ferrari. Il primo lo documenta con una fotografia del 1925, quando fu allestito in via dell’Abbadessa, nell’edificio Liberty retrostante il Mercato Coperto e divenuto poi sede dei Vigili del Fuoco e Casa dello Studente, un “Salone di automobili, cicli e motocicli”. Nello stand centrale compare un’Alfa Romeo berlina posta in vendita da Bruno Crotti titolare della sub-agenzia collegata con la concessionaria modenese di Enzo Ferrari. Un’altra foto mostra una cabriolet Rolls Royce 510 che costava 35mila lire, una delle lussuose vetture usate richieste dai reggiani più ricchi. Vi è poi il racconto del cruciale distacco dall’Alfa. «Mio padre – riferisce Silvano – accompagnava spesso Enzo a Milano. Lo fece anche quando Ferrari si congedò bruscamente dicendo: “La vostra macchina è una cassa da morto. Io non correrò più per voi”. Poi voltò i tacchi e mio padre gli andò dietro».
Ma le loro strade erano destinate a separarsi. Bruno Crotti era più vecchio di cinque anni, essendo nato a Reggio nel 1893. Allo scoppio della Grande Guerra si arruolò nella scuola piloti militari di Pisa, ma non terminò il corso. Passò alla scuola dei motoristi d'aviazione a Milano e fino alla fine del conflitto prestò servizio come specialista in tale ambito. Ritornato alla vita civile intraprese l’attività di procacciatore d’affari per automezzi, divenendo sub-agente a Reggio per Enzo Ferrari. In seguito si dedicò alla vendita di camion e rimorchi, in particolare quelli del costruttore Bartoletti di Forlì. Nel 1936 si trovò costretto a partire per l’Africa Orientale per rilevare l’impresa di trasporti di un suo cliente, che condusse per diversi anni con quattro autocarri Lancia andati perduti negli scontri che precedettero l’entrata in guerra dell'Italia. Ritornato in patria, riprese la collaborazione con la Bartoletti, che continuò nel dopoguerra in un grande garage sulla via Emilia, fuori porta San Pietro. Morì nel 1973. La duplice vedovanza fece sì che si sposasse tre volte. Dalle mogli ebbe cinque figli. Silvano custodisce le belle fotografie scattate dal padre in Africa con una Kodak Retina 1 acquistata a Port Said. Conti ha riprodotto le più interessanti nel suo libro.
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