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Elezioni 2022

«La sinistra difenda i lavoratori. Energia e salari le nostre priorità»

Gabriele Farina
«La sinistra difenda i lavoratori. Energia e salari le nostre priorità»

La presa di posizione di Cristian Sesena, segretario della Cgil: «Siamo antifascisti, progressisti e laici. Ci opponiamo con forza a questa destra»

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Reggio Emilia Risolvere la crisi energetica e aumentare contestualmente i salari. Sono le priorità per il nuovo governo indicate da Cristian Sesena, segretario generale della Cgil di Reggio Emilia.
Sulla collocazione del primo sindacato italiano, il segretario ha le idee chiare: «La nostra organizzazione guarda a sinistra». I sondaggi virano però verso il centrodestra. «Noi siamo antitetici a questo modello di destra», prosegue Sesena.

Riavvolgiamo il nastro e partiamo dalla cronaca in senso stretto. Ieri mattina il segretario ha condannato sui propri social gli imbrattamenti ai monumenti ai Caduti di San Maurizio con messaggi contro il sindaco Luca Vecchi e il deputato Pd Graziano Delrio.

Nel post il segretario pone sullo stesso piano le stesse scritte e quelle rivolte sia contro l’Agenzia delle Entrate sia contro la Cgil. «Dopo le scritte vergognose sul monumento ai caduti, ad opera di sconosciuti, rivolte al sindaco Luca Vecchi e a Graziano Delrio ancora frasi deliranti e imbrattamenti notturni stavolta alle sedi di Agenzia delle Entrate e Ispettorato del Lavoro – scrive il segretario sui social, esprimendo solidarietà alle persone coinvolte –. È un clima pesante che non va sottovalutato».

Sesena, cosa vuole aggiungere rispetto a quanto ha scritto?
«Serve un maggiore impegno da parte delle forze dell’ordine. Queste persone devono essere assicurate alla giustizia. Per troppo tempo sono state lasciate libere di fare quello che vogliono. Le forze dell’ordine sembrano brancolare nel buio. A costo di intensificare i controlli, occorre ragionare su come beccare questa gente che fa danni. Le nostre telecamere hanno ripreso queste persone. Gli autori sono sempre gli stessi, si intuisce dalle calligrafie. Abbiamo anche segnalato alla Digos gli attacchi informatici dopo i post che abbiamo fatto sui social. Al di là dell’aspetto civile e di quello penale, non è sicuramente un buon sintomo in vista di una tornata elettorale così importante, in cui c’è un rischio di livelli storici di astensionismo».

Che intende per attacchi informatici?
«È il famoso shitstorm (tempesta di letame nella traduzione in italiano): scrivono da trecento-quattrocento profili e iniziano a condannare la “dittatura sanitaria” dandoci dei “nazisti”. Ci attaccano a sciami».

Torniamo alle elezioni. L’Istituto Cervi ha lanciato un forte appello verso il voto. Concorda?
«Votare è il primo dovere civico ed è tanto più attuale alla luce della complessità sociale ed economica e della fragilità della democrazia che stiamo vivendo. Lo si vede dai tassi di adesione alle amministrative di Comuni grandi, come a esempio Roma: sono tra i più bassi della storia. Occorre lanciare segnali di fronte a pulsioni negative che possono essere associate a forme di neofascismo, esercitando le nostre prerogative di cittadini».

Un segnale chiaro lo ha dato l’ex segretario nazionale della Cgil, Sergio Cofferati. In un’intervista a Repubblica, il sindacalista ha ricordato la storia di sinistra della Cgil, sottolineando come «sia naturale che il sindacato indichi nella sinistra l’area alla quale dare consenso».

Che ne pensa, Sesena?
«La Cgil è autonoma dalla politica, ha temi e storia propri. Storicamente ci collochiamo come la più grande organizzazione di massa nell’area di sinistra. Siamo una forza antifascista, progressista e laica. Chiaramente il terreno della giustizia sociale negli ultimi anni non è stato presidiato dai partiti di sinistra. Il mondo del lavoro e dei più deboli non ha trovato una sinistra che si è fatta carico di questi temi. La nostra organizzazione guarda in quella direzione e auspica che il lavoro torni ad essere attuale nell'agenda politica. Rimaniamo comunque autonomi, stiamo sui nostri temi e non facciamo campagna elettorale per nessuno».

Date libertà di voto?
«Non abbiamo bisogno di dare indicazioni di voto. Siamo antitetici al mondo della destra quando parla di devianze al posto di differenze, quando non contrasta le diseguaglianze e propone una flat tax che divide ancor di più i ricchi dai poveri. La nostra storia, i nostri valori, le nostre priorità indicano chiaramente da che parte stiamo e cosa vogliamo».

Per la cronaca, sulle devianze si è districata in questi giorni Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia. La flat tax è un cavallo di battaglia invece della Lega guidata da Matteo Salvini, che venerdì scorso nella città del Tricolore pregustava un bottino pieno del centrodestra in tutti i collegi dell’Emilia Romagna, Reggio Emilia inclusa.

Quale che sarà il colore politico del prossimo governo, quali dovranno essere gli interventi prioritari?
«La crisi energetica e pariteticamente il contrasto all’inflazione con la crescita del salario e delle pensioni. Ci attendiamo un autunno molto difficile. Il nuovo governo dovrà affrontare seriamente il tema della precarietà e delle condizioni reddituali dei lavoratori italiani. La salute e la sicurezza rappresentano un tema centrale; sul lavoro in Italia si continua a morire: ciò non è più tollerabile».

C’è altro?
«Vanno ridotte le forme di contratto: in Italia sono troppe. Vanno creati più posti con contratto a tempo indeterminato per dare più garanzie di futuro ai lavoratori italiani, a partire dai giovani. Infine, ribadisco che vanno rispettate le norme sulla sicurezza dei lavoratori».

Domenica s’è concluso a Reggio il Festival nazionale di Emergency. Dal palco sono giunte critiche ai partiti italiani, accusati di essersi «dimenticati della guerra nel dibattito politico». Qual è la sua posizione?
«È vero: la guerra è uscita dalla campagna elettorale. C’è di peggio: sembra che la guerra sia ineluttabile, addirittura fisiologica per il futuro. Una tale posizione è inaccettabile. Inoltre, si continuano a vedere gli effetti economici della guerra, attribuendo colpe secondo me in una maniera non propriamente corretta. Le contraddizioni c’erano nel mercato ancor prima della guerra con l’Ucraina: la speculazione era iniziata nel 2021. La guerra ha fatto da detonatore. C’è poi dell’altro».
Sarebbe?
«Si affronta la guerra quando si parla di crisi delle bollette, ma non si affronta il tema umanitario in sé. La guerra non può diventare una soluzione per dirimere le controversie tra gli Stati. Inoltre, l’Europa non può non reagire di fronte a una deriva totalmente contraria rispetto ai propri valori fondativi e ai propri principi costitutivi». l
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