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Il lutto

«Cari studenti reggiani, vi scrivo». Le lettere della regina Elisabetta

Gabriele Farina
«Cari studenti reggiani, vi scrivo». Le lettere della regina Elisabetta

I ragazzi di Albinea le fecero gli auguri per Natale 2015. «Erano molto carichi» Un’alunna di Sant’Ilario le chiese un’amicizia di penna. «Un bel pezzo di storia»

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Reggio Emilia «Cara regina Elisabetta, se tu non fossi nata principessa, cosa avresti voluto fare da grande?». La professoressa albinetana Fiorenza Gigli ricorda ancora la domanda posta da una studentessa alla sovrana del Regno Unito scomparsa l’altro ieri.

Era il Natale 2015 e Gigli, allora insegnante di inglese alla scuola media di Albinea, ideò un compito particolare: scrivere alla regina per augurarle buon Natale e felice anno nuovo.

«Era un progetto a costo zero – ricorda l’insegnante – che ci ha portato soddisfazioni enormi». La prima soddisfazione fu leggere negli occhi degli studenti dell’allora seconda D dell’istituto comprensivo Ariosto l’entusiasmo per il compito.

«I ragazzi erano molto carichi quando hanno preparato la lettera – ripercorre la docente – e ricordo la domanda della studentessa che le chiese cosa avrebbe voluto fare da grande. Magari Elisabetta non avrebbe voluto nemmeno diventare una regina. È una domanda interessante».

Ancora più interessante è la comunicazione ricevuta poco dopo due mesi. «Ci ha risposto la dama di compagnia della regina Elisabetta – aggiunge Gigli –. Nella busta c’era anche il timbro di Buckingham Palace».

La carica emotiva degli studenti era alle stelle. «Si sono sentiti veramente protagonisti – precisa la docente –. Si passavano la busta come se fosse una reliquia, è stata una bellissima esperienza».

Le emozioni sono cresciute una volta aperta la busta e letto il messaggio proveniente da Londra. «Non era una risposta standard – sottolinea Gigli –, ma si dava una risposta a tutte le domande dei ragazzi». Gli studenti hanno avuto carta bianca per porre tutti i quesiti alla regina.

«Uno studente l’aveva invitata a partecipare alla Sagra dei Lambruschi di Albinea – rimarca l’insegnante –. Nella risposta, la dama di compagnia diceva che la regina sarebbe felice di partecipare, ma che aveva tanti impegni: è stata una risposta precisa a una domanda precisa».

L’attenzione alle nuove generazioni della sovrana britannica non è mai stata un mistero e precede l’incoronazione, datata 6 febbraio 1952.

Era il 13 ottobre 1940 quando l’allora principessa Elisabetta si rivolse alla nazione dai microfoni della Bbc per il programma “Children’s Hour”, “L’ora dei bambini”. La Gran Bretagna era sotto il bombardamento della Germania e la stessa futura regina era stata evacuata.

«Quando tornerà la pace, ricordatevi che saremo noi, i bambini di oggi, a rendere il mondo un luogo migliore e più felice domani», il messaggio di Elisabetta.

«Mi ha sempre colpito l’attenzione che aveva verso i ragazzi – attesta l’insegnante –. Lo ha dimostrato rispondendo a una lettera dei ragazzi di un piccolo Comune in provincia di Reggio Emilia».

Almeno due, per la precisione. Nel dicembre 2018 una lettera con il sigillo di Sua Maestà fu recapitata a una bambina di Sant’Ilario. La giovanissima Maria Teresa Fratesi aveva nove anni ed era appassionata della famiglia reale britannica.

La passione era sbocciata dalla lettura de “Il GGG, Grande Gigante Gentile” dello scrittore e aviatore britannico Roald Dahl. L’allora alunna dell’elementare Italo Calvino di Calerno si prese di coraggio e impugnò una penna. La giovanissima si diceva desiderosa di conoscerla e di rimanere in contatto con lei.

La risposta non è tardata ed è giunta a pennello. La lettera è stata infatti recapitata all’allora alunna nel giorno del compleanno.

«La regina desidera porgerti i ringraziamenti per la tua lettera – si legge nella missiva – con i piccoli disegni tu hai realizzato per lei. Sua Maestà pensa tu sia stata molto gentile a scriverle. Sebbene non ti possa risponderti personalmente, ricevendo centinaia di lettere ogni giorno, la regina è stata molto felice di conoscere il tuo interesse verso la famiglia reale».

La famiglia santilariese conserva ancora la missiva, consapevole di detenere «un bel pezzo di storia».

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