Gordon, il partigiano di Reggio Emilia che partecipò all’incoronazione
Glauco Monducci fu tra i pochi italiani invitati a Londra il 2 giugno 1953
Reggio Emilia La morte della regina Elisabetta è sopraggiunta poche ore dopo l'accorata e affollata cerimonia funebre dedicata, nella nostra città, al giornalista e scrittore Matteo Incerti. I due personaggi non possono essere paragonati, ma ce n’è un terzo anch’egli reggiano, scomparso nel 2007, che li unisce e trasferisce a Reggio Emilia una piccola parte dell’attenzione con cui la grande sovrana inglese ha contribuito alla storia del Novecento.
Si tratta di Glauco Monducci, che fu tra i soli sei partigiani italiani e tra i pochissimi connazionali presenti a Londra il 2 giugno 1953 all’incoronazione di Elisabetta II. Matteo Incerti s’aggiunge perché è di suo pugno e della coautrice Valentina Ruozi il libro “Il bracciale di sterline”, edito da Corsiero nel 2020, che è la più avvincente e documentata narrazione dell’assalto al presidio militare tedesco stanziato ad Albinea, al quale Monducci partecipò insieme ad un commando britannico, meritando perciò l’invito alla solenne intronizzazione della giovane regina.
«Sono i primi di maggio – si legge nel libro – ed è da poco passato mezzogiorno. Glauco Monducci, l’ex partigiano Gordon, come tutti i giorni sta tornando a casa a piedi, con la borsa di pelle sotto il braccio per la pausa pranzo. Ad aspettarlo a casa ci sono la moglie Wally e il figlio Igor. Glauco sale le scale zoppicando: sono i segni di quella notte di guerra e di quella micidiale scarica di mitra sparata da un soldato tedesco, che hanno reso il suo arto destro più corto di cinque centimetri».
La moglie l’accoglie con un sorriso, mostrandogli una busta spedita da Londra dalla “British-Italian Society”. Lui la apre e traduce dall’inglese l’invito a partecipare come ospite d’onore, dal 31 maggio al 6 giugno, all’incoronazione di Sua Maestà. C’è anche un secondo biglietto con le indicazioni e il lasciapassare per la cerimonia. Lui non nasconde l’entusiasmo.
La moglie gli chiede se la convocazione è estesa anche a lei e il chiarimento la delude: si tratta di una ricompensa riservata ai partigiani che avevano combattuto a fianco dei britannici. La risposta è scherzosa e affettuosa, ma non esente da preoccupazione: «Siamo alle solite. Questi inglesi ti portano sempre via. Basta che ritorni senza acciacchi questa volta. Se incontri quei matti con il basco rosso non farti venire strane idee…».
In effetti il Regno Unito non s’accontentava del contributo fondamentale offerto nel marzo 1945 dalla squadra speciale partigiana dei Gufi Neri al successivo sfondamento della linea gotica con l’operazione Tombola, che condusse alla neutralizzazione dei comandi tedeschi insediati nelle ville Rossi e Calvi ad Albinea. Negli anni Cinquanta era subentrata la guerra fredda e il governo inglese propose la collaborazione con i servizi segreti britannici a Monducci, medaglia d’argento al valor militare. Lo stesso fecero gli americani nel 1957 con l’ex-comandante garibaldino Gianni Farri, che era stato insignito della Bronze Star Medal statunitense e fu espulso dal Pci per avere condannato l’invasione sovietica dell’Ungheria. I due ex-partigiani non accettarono e entrambe le richieste caddero nel vuoto. Matteo Incerti fornisce nel libro questa ricostruzione sulla base di una ricerca documentaria nel National Archive di Londra e della testimonianza di Antonio Farri, figlio di Gianni.
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