Il sociologo Vezzali: «Sono violenti. Non scambiateli per leoni da tastiera»
Il docente mette in guardia: «Sono ragazzi fragili in cerca di certezze»
Reggio Emilia «Non scambiamoli per leoni da tastiera. Per queste gang la violenza, esibita e agita, è un elemento costitutivo dell’identità. In un mondo come quello attuale, dove tutto è incerto, la violenza è un tratto distintivo che li caratterizza, perciò la compiono e la mostrano».
Loris Vezzali, professore di Psicologia sociale del Dipartimento di educazione e scienze umane dell’Università di Modena e Reggio, si occupa da tempo dei fenomeni giovanili. Il professore fa parte del tavolo interistituzionale contro il disagio giovanile che si riunisce periodicamente in Prefettura: guidato dal prefetto Iolanda Rolli, ne fanno parte Comune, Provincia, tutte le forze dell’ordine (polizia di Stato, carabinieri, polizia locale e guardia di finanza), il direttore dell’Ufficio Scolastico Provinciale Paolo Bernardi e i Servizi sociali. Il docente universitario ha condotto anche uno specifico corso di formazione online per formare gli insegnanti e gli educatori su come affrontare gli episodi di devianza giovanile.
«Non possiamo dare per persi minori di dodici o tredici anni – era stata la premessa – sono tutti recuperabili. E il recupero dev’essere di gruppo, altrimenti il gruppo coinvolgerà altri coetanei e non si interromperà il circolo vizioso».
Il tavolo interistituzionale, afferma Vezzali, «è diventato operativo a inizio anno e, nonostante siano passati pochi mesi, la mia impressione è che sia molto attivo. A mio avviso è molto apprezzabile il grosso lavoro di coordinamento che è stato fatto: oltre all’attività ordinaria, la polizia di Stato ha allestito una rete di coordinamento, che è il modo migliore per affrontare un fenomeno complesso. Reggio ha riconosciuto il problema: non è così in altri posti. E avere istituzioni che si parlano non è affatto scontato. Certo occorrerà tempo per ottenere risultati che si potranno valutare a medio termine».
Un altro aspetto apprezzabile, secondo Vezzali, è il coinvolgimento delle scuole.
«L’esperienza del tavolo è stata portata tra i banchi - afferma – Lo scorso anno abbiamo lavorato soprattutto negli ultimi mesi, quest’anno abbiamo più margine e si stanno elaborando non solo corsi di formazione ma progetti pensate per la singola scuola. Non attività isolate, ma messe a sistema rimodulando in base alle diverse età e ragionando per obiettivi». L’approccio delle scuole pare al professore «sempre più puntuale e coordinato, sebbene la programmazione sia complessa».
Gli istituti scolastici sono stati aiutati anche dal mondo sportivo, «fondamentale perché porta esempi positivi: penso all’iniziativa svolta alla Dalla Chiesa (l’istituto della Canalina teatro di diversi incendi dolosi, ndr). La Reggiana e il Valorugby stanno dando un importante apporto».
Insomma tanta strada è stata fatta. «Reggio sta investendo sia sulla prevenzione sia in chiave recupero – prosegue Vezzali – Un altro esito del tavolo è che grazie ai Servizi possiamo avere una mappa aggiornata dei casi attuali: la città è andata a conoscere quei ragazzi e questo promette bene, è un’arma in più».
Sul caso specifico di Reggio Maranza, Vezzali preferisce non esprimersi, ma invita a non sottovalutare le “chiamate” sui social network e a non farsi ingannare dall’apparente ingenuità nel loro utilizzo. «Questi minorenni, dopo essersi vantati sui social, vanno davvero in giro a compiere furti e rapine terrorizzando i coetanei. Perché lo fanno? Non c’è un’unica causa, i motivi possono essere molteplici: sono preadolescenti o adolescenti fragili. Le fragilità possono essere sociali, familiari, economiche. Il comun denominatore di questi gruppi è che cercano di fare parte di qualcosa, il che è normale alla loro età: vanno alla ricerca di un’identità definita. La distorsione consiste nel fatto che l’identità è definita dal sopraffare il prossimo. Stiamo parlando di una esigua minoranza, sia chiaro, ma è un’esigua minoranza in grado di fare danni».
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