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Il lutto

La contessa: «Una grande protagonista che ci lascia una grandissima lezione

Adriano Arati
La contessa: «Una grande protagonista che ci lascia una grandissima lezione

Sua Maestà fece gli auguri ai coniugi Palazzi Trivelli per il matrimonio

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Reggio Emilia La commozione diffusa unita al dolce ricordo di una lettera speciale.


Sono i sentimenti che animano i conti Palazzi Trivelli, da tempo residenti in terra reggiana, dove i Palazzi hanno da secoli possedimenti e affari, dopo la morte di Elisabetta II. La regina britannica aveva scritto ai due, all’attrice Isabella Adriani e al conte Vittorio, per congratularsi per il loro matrimonio, avvenuto nel febbraio 2020. Un gesto di cortesia e vicinanza fra famiglie nobiliari millenarie, i Windsor e i Palazzi, intrecciate nel tempo da mille vicende e relazioni. Nell’occasione, la regina aveva ricordato anche il libro “Castaways in time”, una fiaba scritta dalla Adriani che vedeva come protagonista proprio “Lilibet”. «Siamo rimasti tutti colpiti fortemente, la regina era una presenza costante per tutti noi, da quando siamo nati. È stato sconvolgente anche se non possiamo dirci sorpresi, viste le tante notizie delle ore precedenti sul peggioramento delle condizioni di salute», riflette la contessa Isabella Adriani Palazzi Trivelli.

«Poi, guardando le immagini del suo incontro con la nuova premier Truss, avevo visto che aveva le mani nerissime, coperte di ecchimosi. Forse è deformazione, sono figlia di medici, ma mi pareva un segnale sul fatto che non fosse in buone condizioni. E ciò nonostante, fino all’ultimo ha fatto il suo dovere, certificando la nascita del nuovo governo britannico, il quindicesimo del suo regno».

Il ricordo torna personale: «In occasione del nostro matrimonio ci mandò una lettera bellissima, meravigliosa e attenta, in cui ricordava anche la fiaba che avevo scritto in inglese, Castaways in time (Naufraghi del tempo in italiano), e in cui la protagonista si chiamava “Lilibet”, il nomignolo in cui tutti a corte chiamavano la regina quando era bambina, e non solo. Il racconto era ambientato nel castello di Balmoral in Scozia, il luogo in cui poi è spirata, quello che ha scelto per lasciarci. Ci scrisse spiegando che quel libro aveva allietato molte delle sue serate passate proprio a Balmoral, fu gentilissima», continua la contessa. «Ha attraversato un secolo intero, portando avanti valori che oggi sembrano persi. È stata una grande protagonista che se ne va lasciandoci una grandissima lezione, “never complain, never explain”», conclude.


Il motto, in italiano “mai lamentarsi, mai spiegarsi”, è stato coniato nel diciannovesimo secolo dall’allora primo ministro del Regno Unito Benjamin Disraeli ed è diventato nel tempo la base dell’approccio di Elisabetta II nel gestire le tantissime vicende, dolorose, imbarazzanti, complesse, che hanno segnato la famiglia reale britannica nel ’900 e nel nuovo millennio, dalle complessità politiche ai vari scandali alla morte di Diana alle turbolenze con le mogli dei nipoti.

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