A centinaia in piazza contro i rischi del cuore
Reggio Emilia La gratuità, il piacere di tenersi controllati e il fatto di trovarsi davanti la cardiologia della propria città. Per Rita Salsi, coordinatrice infermieristica della cardiologia del Santa Maria Nuova, sono queste tre le motivazioni principali che anche ieri, per il secondo anno, hanno spinto tanti reggiani a recarsi presso la clinica mobile regionale in piazza della Vittoria, vicino al teatro Valli, per ottenere un check up e il calcolo del rischio cardiovascolare.
In campo una squadra formata da otto cardiologi, sei infermieri più la coordinatrice e tre amministrativi. Il tutto è avvenuto nell’ambito dell’iniziativa regionale “Tieni in forma il tuo cuore”, giunta alla seconda edizione, che toccherà anche altre undici città dell’Emilia-Romagna, organizzata in collaborazione con il Comune di Reggio Emilia.
Circa 130 i reggiani che, dalle 10 alle 18, si sono visti calcolare il proprio livello di rischio cardiovascolare mentre sono stati 250 quelli che hanno deciso di sottoporsi allo screening della fibrillazione atriale. Grazie a quest’ultimo, lo scorso anno, tre persone hanno scoperto di soffrire di fibrillazione atriale. E due di loro avevano meno di 45 anni.
Ieri ad affiancare l’equipe sanitaria, guidata dal coordinatore del programma cardiologico provinciale e direttore della struttura della cardiologia del Santa Maria Nuova Alessandro Navazio, sono stati alcuni volontari di associazioni di cittadinanza attiva del territorio.
«Una volta entrata alle persona rileviamo la pressione arteriosa, raccogliamo i dati anagrafici, indaghiamo la sua situazione clinica-sanitaria e il suo stile di vita – spiega Salsi – a questo punto procediamo con un piccolo prelievo, pungendo il dito, che ci dà l’assetto lipidico completo. Tutti i dati li inseriamo in un computer e, attraverso un algoritmo, la persona ottiene una valutazione del proprio livello di rischio cardiovascolare, una sorta di mappatura, che si conclude con il counseling finale da parte del cardiologo».
I soggetti più a rischio sono stati invitati a contattare il proprio medico di medicina generale e, in caso di riscontro di patologia, è stata garantita loro una visita specialistica.
Continua la coordinatrice infermieristica del Santa Maria: «Questa manifestazione, iniziata l’anno scorso, secondo me ha dato opportunità di vedere cosa è accaduto durante i lockdown cioè il fatto che molte persone non hanno ripreso le abitudini che avevano prima. Fanno meno attività fisica o l’hanno azzerata e si sono trovate più in sovrappeso, ad esempio. E questo ci aiuta a capire su cosa dobbiamo lavorare».
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