Uno scrigno di 25mila libri antichi: riaperta la Biblioteca Capitolare
Il vescovo Morandi: «Una perla che è testimonianza di fede e di cultura»
Reggio Emilia Un tesoro inestimabile di 25mila libri antichi che si apre alla città.
Riaccolto nel sempre storicamente affascinante Palazzo Canonici della Cattedrale – basti solo pensare al porticato quattrocentesco da attraversare – che si affaccia sulla piazza principale di Reggio Emilia. Un patrimonio quello della Biblioteca Capitolare che non torna solo in ambienti splendidi ed ora ristrutturati ad arte, perché l’obiettivo è ben più alto, cioè divenire un luogo vivo di studio, di visita, di arricchimento culturale e di fede.
Ci sono voluti vent’anni per il recupero delle tre sale che compongono la biblioteca, togliendole da quel degrado che mise a serio rischio l’integrità di questa ricchezza libraria in via temporanea trasferita gradualmente in seminario per metterla in sicurezza. Ora la riapertura, benedetta ieri mattina – in una sala gremita, attorniata dagli scaffali che attendono il completo trasferimento dei libri – dal vescovo Giacomo Morandi poi inoltratosi in un elogio del libro, traendo spunti interessanti da un’opera ad hoc scritta da Romano Guardini. «La Chiesa nella sua storia – aggiunge – ha fatto sì che attorno a centri della fede siano sorte grandi biblioteche. E anche a Reggio Emilia abbiamo una perla libraria che è testimonianza di fede e fecondo veicolo di cultura». Il vescovo Morandi ha parlato davanti ai suoi due predecessori reggiani, cioè Adriano Caprioli e Massimo Camisasca. E proprio quest’ultimo ha sottolineato l’importanza della parola per il Cristianesimo, facendo riferimento alla raccolta di antichi testi sacri presenti nella Biblioteca Capitolare: «Ma purtroppo stiamo vivendo un’epoca in cui avanzano la tecnologia ma anche la barbarie – tuona il vescovo emerito Camisasca – perché i sentimenti prevalgono sulle parole, non si sa più legare le parole all’onestà, prevalgono le fabbriche delle armi».
In ambito politico due gli interventi. Il sindaco Luca Vecchi coglie l’importanza di questo momento per Reggio Emilia: «Il recupero della Biblioteca Capitolare lo ritengo un messaggio simbolico potente di positività per il futuro. Un passaggio che sta dentro ad un preciso modo di lavorare della città, una fattiva collaborazione fra pubblico e privato, per far fronte a situazioni difficili come la pandemia ed altre emergenze».
Ha scandito concetti ben precisi Giammaria Manghi, capo della segreteria politica della presidenza della Regione: «In primis l’idea di patrimonio, un valore collettivo che è frutto dell’intelligenza umana. Poi i libri come fonti storiche irrinunciabili, che alimentano e orientano il pensiero dell’uomo. Infine il bello rappresentato da un luogo come questo». Un costruire insieme evidenziato da Leonello Guidetti (vicepresidente della Fondazione Manodori): «È un giorno importante, la città apprezzerà questo autentico scrigno».
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