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La scuola si prepara a ripartire con oltre mille studenti in meno

Serena Arbizzi
La scuola si prepara a ripartire con oltre mille studenti in meno

Giovedì 15 settembre iniziano le lezioni con 63.670 iscritti dall’infanzia alle superiori. Il provveditore: «Un dato frutto del calo nelle nascite e nell’immigrazione»

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Reggio Emilia Partirà con oltre mille studenti in meno rispetto allo scorso anno, la scuola reggiana.
Il nuovo anno scolastico è ai blocchi di partenza e giovedì, per circa 63.670 studenti inizieranno le lezioni, fra scuole d’infanzia, elementari, medie e superiori. Esattamente un anno fa, gli studenti erano 64.891.


«La contrazione di iscrizioni si configura a livello generale e inizia a caratterizzare anche le secondarie di secondo grado, un fenomeno che fino all’anno scorso non si era verificato – spiega il provveditore delle scuole reggiane, Paolo Bernardi –. Questa contrazione, da un lato, riflette sicuramente il calo delle nascite, ma, al tempo stesso, è frutto della progressiva diminuzione negli arrivi degli stranieri».


«In tutto, il calo rispetto allo scorso anno è nell’ordine di un migliaio abbondante di studenti – aggiunge il provveditore –. Attualmente, sono 3.162 gli iscritti nelle scuole d’infanzia. Un grosso blocco di iscritti si ritrova, poi, alla scuola primaria: 22.228; alle medie le iscrizioni riguardano, invece, 15.211 studenti e 23.073 è il dato della scuola secondaria di secondo grado».


«È vero: il calo di studenti non ha determinato un calo proporzionale dell’organico, degli insegnanti e delle classi – rimarca Bernardi –. Quindi si registra una situazione per cui le classi, da noi, sono un po’ meno affollate rispetto agli scorsi anni. Apparentemente, ci si potrebbe chiedere perché ci si lamenta, dal momento che viene attribuito lo stesso numero di insegnanti, nonostante la diminuzione di alunni, tanto che si riesce ugualmente a mettere in piedi delle classi anche con un numero inferiore di studenti. Un aspetto che, quest’anno, si riscontra in tutti e quattro i livelli. Ma l’aspetto che sottolineiamo, invece, è che ci siano regioni con cali demografici molto più consistenti e continuano a ricevere lo stesso organico dell’anno precedente. Vero che non ci dovremmo lamentare, ma ci sono regioni che hanno numeri di organici di molto superiori. Ecco, io auspico un riequilibrio a livello regionale affinché ci sia un organico un po’ più adeguato alle esigenze attuali».


Sul fronte del personale scolastico, il provveditore auspica un riequilibrio nell’assegnazione dell’organico.
Durante l’estate l’Ufficio Scolastico Regionale ha provveduto all’immissione in ruolo di circa 170 docenti. Altri 130 insegnanti di sostegno sono stati nominati su cattedre vacanti e diventeranno di ruolo dopo il primo anno: sono tutti insegnanti specializzati. Sono stati pure nominati 1900 docenti per le supplenze, a cavallo del primo settembre. Le rinunce sono state poche, meno del 10 per cento, pari a circa 200 candidature, anche in ragione delle sanzioni istituite. Proprio in questi giorni, si sta provvedendo alla quarta chiamata, entro l’inizio dell’anno scolastico, per coprire questi posti.


«Quasi tutte le scuole avranno quasi tutti i docenti necessari – garantisce il provveditore –. Questo è possibile grazie al grande lavoro degli uffici e perché il sistema informatico “Ins” ha funzionato, facendo segnalare dei miglioramenti nel secondo anno in cui veniva messo alla prova. Dati i 1.900 posti disponibili, manca il 10 per cento: un calcolo che porta a circa 200 posti. Non c’è una caratterizzazione a seconda delle scuole. È possibile perché il sistema prevedeva fino a 150 opzioni disponibili. In alcuni casi, dunque, l’insegnante, magari, rinuncia o non prende servizio nel luogo previsto: a essere più penalizzate sono le scuole periferiche. Faremo la quarta chiamata prima di giovedì».


Il tema delle classi pollaio, (ossia le classi che contengono più del limite di alunni previsto dalla normativa, ndr) viene affrontato dall’Ufficio Scolastico con un’esortazione. «Non parliamo più di classi pollaio – invita il provveditore –. Teniamo conto del fatto che, secondo i miei calcoli, a livello provinciale la media generale di alunni per classe è di 21,1, mentre l’anno scorso era di 21,3. Dentro questa media bisogna tenere conto delle situazioni di crinale. Talvolta, gli alunni iscritti alle classi con numeri più bassi non hanno un’altra scuola vicina alla quale si possano recarsi. E le classi veramente numerose sono pochissime». Si tratta, inoltre, del primo anno dopo la pandemia senza mascherine e limitazioni dettate dal Covid. «Un augurio a tutti – conclude Bernardi – perché sia un anno normale, soprattutto dal punto di vista delle regole igienico-sanitarie, anche se mi auguro che si prenda coscienza che certi comportamenti sarebbero da applicare anche ora. Non sono convinto, ad esempio, che le mascherine servano sempre, ma in certi casi può essere prudenziale adottarle. O anche cambiare l’aria in classe, qualche volta. D’altro canto, la tecnologia può avere grande valore e rimane come elemento aggiuntivo di approfondimento, appoggio, recupero… non va demonizzata, ma la didattica rimanga in presenza».

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