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«Mi hanno sparato tre volte. Sono vivo per miracolo»

Serena Arbizzi
«Mi hanno sparato tre volte. Sono vivo per miracolo»

Parla il 53enne ferito da un bandito mentre versava l’incasso: «Il rapinatore è sbucato dal nulla: prima le minacce poi i colpi di pistola»

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Casalgrande «Quell’uomo era una figura nera con in mano una pistola: me la puntava continuamente contro, dicendomi: “Dammi i soldi o ti sparo, dammi i soldi o ti sparo”. Poi mi ha sparato sul serio: è successo tutto in pochi secondi».

È ancora sotto choc Achille Molinaro, il benzinaio di 53 anni, dipendente del distributore Enerfuel di Sassuolo, residente a Casalgrande, dopo la rapina con sparatoria subita lunedì sera in via Radici, a Veggia.

L’uomo stava depositando l’incasso allo sportello della Bper quando, improvvisamente, un bandito travisato è sbucato dal nulla. Molinaro ricostruisce quegli attimi terribili dal suo letto, nel reparto di Ortopedia al quarto piano dell’ospedale di Sassuolo.

Qual è la prima cosa che ricorda di lunedì sera?
«Ricordo quella sagoma scura: non ho potuto individuare i tratti del rapinatore perché aveva il volto completamente coperto dalla mascherina nera e da un cappuccio. Brandiva qualcosa, subito non si capiva se fosse un coltello o una pistola. In ogni caso non c’erano dubbi sulle sue intenzioni. Ha inveito ripetutamente contro di me e poi ha tradotto le sue parole in fatti. Mi ha sparato, senza curarsi del fatto che intorno a noi c’erano più persone. E che si tratta di una via piuttosto trafficata e un quartiere residenziale, popolato da più persone. Per fortuna due proiettili non mi hanno centrato – e uno credo che sia stato ritrovato – il terzo sì, invece: ce l’ho ancora nella gamba, all’altezza del ginocchio sinistro, e aspetto che mi operino per toglierlo. È un miracolo che sia ancora vivo. In quei frangenti tutto era imprevedibile e sarebbe potuto succedere qualsiasi cosa. Sono stati attimi di profondo terrore, ma per fortuna sono ancora qui e posso raccontarli».


Era solo, il bandito, o ha agito con un complice?
«Quel rapinatore mi si è parato davanti da solo, ma un complice, poco lontano, lo aspettava in auto, su un’utilitaria bianca, una Lancia. Poi penso che qualche testimone abbia preso il numero di targa. La scena, infatti, è successa davanti a diverse persone. Più pensionati, e non solo, hanno assistito alla rapina e alla fuga dell’auto con i banditi a bordo».

Ha osservato qualche caratteristica particolare nel rapinatore?
«Non ho notato nessuna inflessione particolare nell’accento del rapinatore. Non saprei indicarne la provenienza, quindi».

Si tratta della prima rapina che si trova costretto a subire?
«Sì, faccio questo mestiere da tantissimi anni e non mi era mai successo di affrontarne una. Se ne era parlato tante volte, ma finché non ti succede non puoi capire la portata del fatto... Quella che sarebbe dovuta essere una normale serata dopo il lavoro si è trasformata in un incubo. Ho suddiviso l’incasso in più parti, a seconda delle fasce orarie, poi l’ho preparato per depositarlo alla cassa continua. I banditi sono riusciti a prendere un contenitore con 2.000 euro».

Come ha reagito subito dopo il fatto?
«Ho telefonato ai colleghi per avvisarli di quello che era successo. Anche loro sono rimasti profondamente sconvolti da quanto mi era accaduto. Speriamo che i carabinieri possano catturare i malviventi e che nessuno si trovi di fronte a quello che ho vissuto io lunedì sera. Nessuno dev’essere costretto ad avere paura per lavorare. Tanto meno a subire le conseguenze fisiche di un agguato da cui sono scampato».

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