Gazzetta di Reggio

Reggio

Fabbrico

Donato all’Arma l’edificio di via Roma appartenuto a Libero Sacchetti

Mauro Pinotti
Donato all’Arma l’edificio di via Roma appartenuto a Libero Sacchetti

La cerimonia con la famiglia dell’imprenditore

2 MINUTI DI LETTURA





Fabbrico L’edificio di via Roma 13, di proprietà della famiglia di Libero Sacchetti – l’imprenditore della Revifa scomparso il 28 maggio 2016 – è stato donato, grazie a un lascito testamentario, all’Arma dei Carabinieri.


Ieri pomeriggio si è svolta una breve ma significativa cerimonia con lo scoprimento di una lapide di marmo, nell’atrio del palazzo, con la scritta “All’Arma dei Carabinieri. Libero Sacchetti donavit”.


Alla cerimonia erano presenti il colonnello Andrea Milani, comandante provinciale, e il tenente colonnello Luigi Regni, comandante della Compagnia di Guastalla, assieme al luogotenente Antonio Franza, all’attuale comandante della stazione di Fabbrico maresciallo Crescenzo Altamura e all’ex comandante, oggi alla stazione dei carabinieri di Correggio, Giuseppe Martinez, oltre al cappellano dell’Arma, don Giuseppe Grigolon.


Commosse e orgogliose, al tempo stesso, del gesto di generosità del papà le figlie Anna Maria ed Emma, che hanno voluto ricordare anche la loro cara sorella Carla, prematuramente scomparsa il 5 agosto 2020. A scoprire la targa in marmo sono stati i due carabinieri che abitano con le famiglie negli appartamenti del palazzo.


«Mio padre – ha detto la figlia Anna Maria in lacrime – ha voluto donare quest’edificio per un motivo personale che io ho poi portato a compimento».


Libero Sacchetti morì nel sonno all’età di 90 anni. Ex dipendente della Landini, fondò la ditta nel 1952, in via XXV Aprile 17 – che oggi corrisponde al pieno centro cittadino, ma all’epoca era campagna – specializzandosi in sistemi di fissaggio automotive (tra i clienti che usano i bulloni e le viti Revifa si contano Bmw, Opel, Mercedes) e allargandosi ben presto con un secondo stabilimento in via Costituzione, nella zona industriale di Fabbrico. Era rimasto vedovo nel 2010, dopo la scomparsa della moglie Luisa Spaggiari.


Libero riuscì a passare il testimone generazionale con gradualità, rimanendo comunque presente. Sempre vivace, proiettato sul futuro, molto attento all’innovazione e alle novità tecnologiche: per seguire le ultime applicazioni del settore, negli anni l’imprenditore girò il mondo. Faceva viaggi da cui riportava intuizioni aziendali all’avanguardia, ma anche pezzi d’antiquariato che collezionava per piacere personale, riempiendo la casa di oggetti antichi e non dimenticando di indossare i modelli di orologio che gli piacevano di più.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google