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Reggio Emilia spende 20 milioni di euro per garantire il diritto allo studio

Gabriele Farina
Reggio Emilia spende 20 milioni di euro per garantire il diritto allo studio

Ma per la spesa pro capite a livello nazionale si piazza alla posizione numero 1810. Bologna conduce per valori assoluti e medi in regione. Male Piacenza e Ferrara

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Reggio Emilia Oltre venti milioni di euro. Tanto ha speso il Comune di Reggio Emilia nel 2020 per garantire il diritto allo studio nella città del Tricolore.


La fotografia è scattata da Openpolis, che ha messo a confronto l’operato delle amministrazioni comunali nel primo anno della pandemia.


Ancor più nel dettaglio, il Comune di Reggio Emilia ha investito 20.204.616,63 euro. La cifra pone la città del Tricolore al quinto posto tra i capoluoghi di provincia alle spalle di Bologna (66.536.930,69 euro), Modena (28.254.668,46 euro), Ravenna (25.719.308,74 euro) e Parma (25.608.573,21 euro).

I ricercatori di Openpolis mettono a confronto i dati assoluti con la popolazione. Emerge dunque che gli oltre venti milioni di euro investiti da Reggio Emilia, vanno divisi per 171.944 abitanti.
La spesa pro capite risultante è di poco inferiore ai 119 euro (118,99 euro). Il dato per abitante pone invece Reggio Emilia al quartultimo posto tra i capoluoghi provinciali dell’Emilia Romagna.
La maglia nera spetta a Ferrara con 91,01 euro a testa e 12.039.158,23 euro complessivi investiti per garantire il diritto allo studio.

Al penultimo posto Piacenza con 92,77 euro pro capite e 9.582.089,67 euro spesi in assoluto in tale voce di bilancio, record negativo tra i capoluoghi provinciali nella nostra regione. Il bronzo nel podio rovesciato spetta a Rimini con 115,58 euro pro capite (17.185.462,34 euro complessivi).
Reggio Emilia si ritrova dunque a inseguire gli altri capoluoghi provinciali dell’Emilia Romagna. Un gradino più in alto si trova Forlì con 120,63 euro pro capite e 14.171.700,94 euro complessivi.

Ancora un passo ed ecco Cesena, considerata ancora distinta rispetto alla città forlivese. Nel Comune dallo stendardo bianconero si investono mediamente 122,67 euro nel diritto allo studio, pari a 11.930.431,07 euro totali.

Gli oltre 25 milioni e mezzo di Parma vanno ripartiti per 195.687 abitanti per un valore medio di 127,90 euro a residente. Modena si attesta al terzo posto degli investimenti pro capite con 150,31 euro a persona.

Ancor meglio fa Ravenna con 163,38 euro a testa. Al primo posto nella graduatoria pro capite si conferma Bologna con 168,68 euro.

Tutti i capoluoghi dell’Emilia Romagna, a parte Piacenza e Ferrara, superano il valore della media nazionale (106,63 euro pro capite).
Bologna si situa al quarto posto tra i Comuni con oltre i duecentomila abitanti. Il podio è composto da Verona (184,35 euro a testa), Milano (173,24 euro) e Trieste (172,38 euro pro capite). Il capoluogo regionale è seguito dalla Capitale: a Roma la spesa media dell’amministrazione per il diritto allo studio è di 139,24 euro a testa.

Nell’altra parte della graduatoria si trovano Messina (28,04 euro pro capite), Palermo (52,57 euro a testa) e Bari (69,48 euro pro capite). La top five alla rovescia è completata da Napoli (77,20 euro a testa) e Padova (98,95 euro a persona).

A livello nazionale, Reggio Emilia si piazza nella posizione numero 1.810 tra il Comune udinese di Remanzacco (119,03 euro pro capite) e il municipio patavino di Trivolzio (118,97 euro a testa).
L’oro è conquistato dal Comune aostano di Jovençan con 1.901,30 euro pro capite, ottenuti dividendo i 1.376.540,85 euro investiti per il diritto allo studio su una popolazione totale di 736 abitanti.

L’argento italiano spetta al municipio capitolino di Canterano con 522.925,03 euro complessivi investiti a fronte di 325 abitanti per un valore medio di 1.473,03 euro.
Il bronzo è assegnato al Comune salernitano di Corleto Monforte con 1.384,31 euro a testa (725.376,73 euro totali per 567 abitanti). Superano la soglia di mille euro ad abitante i Comuni bolzanini di Valle di Casies (1.330,28 euro pro capite), San Candido (1.312,54 euro a testa) e Rifiano (1.058,50 euro pro capite), il verbanese Boccioleto (1.106,40 euro a testa) e il casertano Rocchetta e Croce (1.022,04 euro a testa).

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