«Negli ultimi anni mai così pochi docenti vacanti»
L’intervista al dirigente dell’ufficio scolastico provinciale Paolo Bernardi
Reggio Emilia «Erano anni che alla partenza delle lezioni non si vedevano così poche cattedre scoperte come questa volta». Così Paolo Bernardi, dirigente dell’Ufficio scolastico provinciale, spegne le polemiche sul numero di posti ancora vacanti all’avvio del nuovo anno scolastico. Duecento il numero riportato dalla Gazzetta nei giorni scorsi, che su circa 7500 docenti vale il 2,6%.
«In questi giorni stiamo procedendo al quarto turno di nomine, andando ad esaurire la graduatoria provinciale – rassicura Bernardi – questo non vuol dire che copriremo tutti i posti rimasti vacanti ma che a questo punto toccherà alle scuole attingere dalle graduatorie d’istituto». Quali docenti mancano ancora all’appello? «Principalmente quelli abilitati per materie tecnico-scientifiche». Prof sempre più rari da trovare, a Reggio come in tutta Italia.
Sul fronte del sostegno, il dirigente dell’Ufficio scolastico provinciale tranquillizza: «Anche questi docenti sono stati nominati, l’organico è al completo fatta eccezione per le ore aggiuntive che saranno attribuite a novembre dall’Ufficio scolastico regionale sulla base delle nuove esigenze emerse nelle classi. Tra i docenti di ruolo e quelli a tempo determinato saranno circa 1700 quelli che lavoreranno nelle scuole della provincia».
Ieri per gli studenti reggiani il rientro nelle classi è stato senza mascherina (dopo ben due anni) e finalmente ritrovando posto seduti accanto al compagno di banco.
«Sono caduti gli obblighi e questa è una cosa importante – ha sottolineato Bernardi – rimane però un certo livello di attenzione su determinati comportamenti che è consigliabile mantenere perché rappresentano buone prassi valide al di là del contenimento del Covid». Ne sono esempi il ricambio d’aria nelle classi, aprendo le finestre ad ogni campanella (anche quando verrà un po’ più freddo) e il rimanere a casa da scuola quando non ci si sente bene (non solo in presenza di sintomi che fanno sospettare di essere positivi al Covid), così da scongiurare l’ipotesi di infettare compagni e docenti. Norma di buon senso, quest’ultima, che avrebbe dovuto valere ben prima dell’avvento della pandemia.
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