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«Avevo paura di mio genero A loro due abbiamo dato tutto»

Elisa Pederzoli
«Avevo paura di mio genero A loro due abbiamo dato tutto»

Morto nel pozzo, parla la moglie di Giuseppe. I soldi sono cruciali

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Toano «Avevo un peso, così me lo sono tolta. Adesso, sto bene, sono serena». Sono le prima parole dell’intervista che Marta Ghilardini ha rilasciato ai microfoni della trasmissione di Rete Quattro “Quarto Grado”, andata in onda venerdì sera.

Il peso è quello della verità sulla morte di Giuseppe Pedrazzini, il marito 77enne della donna, trovato cadavere nel pozzo della casa di Cerré Marabino il 12 maggio scorso, dopo che da mesi di lui non si avevano più notizie. Sono tre gli indagati per occultamento di cadavere: lei, la figlia Silvia, il genero Riccardo Guida. Mentre la donna è sottoposta solo all’obbligo di dimora a Toano, la figlia Silvia e il genero sono confinati a Suzzara (Mantova), hanno l’obbligo di firma e l’espresso divieto di tornare a casa.

Se nei primi giorni dopo il ritrovamento del cadavere il fronte era compatto, da mesi ormai le strade tra la donna e i due si sono nettamente separate. Almeno da quando Marta ha deciso di raccontare la sua verità al gip: che Giuseppe è morto di morte naturale e che la decisione di gettarlo nel pozzo – e continuare a riscuotere la sua pensione, è la tesi dell’accusa – è stata della figlia e del genero.

Lo ha ribadito anche nell’intervista andata in onda venerdì. «Io ho detto la verità», ha confermato con a fianco l’avvocatessa Rita Gilioli, che la assiste e la difenderà a processo.

Ha replicato anche a quanto Silvia e Riccardo avevano sostenuto sempre alla trasmissione, che invece sarebbe stata lei a decidere e a procedere, avendo anche la forza di «sollevare una mucca». «Sono cose che ha inventato lui. Io ho un ginocchio con l’artrosi e non ho due braccia così per sollevare una mucca» ha detto. E ha riso rispetto all’accusa di aver nascosto il testamento dell’anziana madre, morta nel dicembre del 2021. «Una barzelletta – l’ha definita – un testamento non c’è mai stato».

Ma è chiaro che i soldi sono il pilastro di tutta questa triste vicenda. Silvia e Riccardo Guida da una decina d’anni vivevano in casa coi genitori di lei e la nonna, senza lavorare. I soldi arrivavano dalle pensioni di Marta e Giuseppe, dalla nonna e dal patrimonio famigliare. Soldi che sarebbero stati gestiti da Silvia e Riccardo, al punto che a Marta venivano dati poche banconote. Anche la Bmw su cui si muovono i due viene da un finanziamento sostenuto da un quinto della pensione della madre di Silvia. Marta alla giornalista che le chiedeva se si sente tradita ha detto: «In un certo senso sì. Li abbiamo presi in casa, eravamo in famiglia, abbiamo cercato di aiutarli. Gli abbiamo dato tutto quello che potevamo, sia io che mio marito e i miei. Gli abbiamo dato da mangiare, tutto. Anche mia mamma ha sempre contribuito». Loro invece non hanno mai lavorato. «Non so perché, si vede che era più comoda così per loro, avere i soldini pronti in casa» ha aggiunto. Ma perché tutto questo? Marta Ghilardini punta il dito verso il genero: «Avevo paura di lui. Lo temevo, mio genero, avevo soggezione». Intanto, con una iniziativa della sua legale, ora la pensione è stata dirottata su di un altro conto. Una somma su cui Silvia e Riccardo non possono più contare. Quarto Grado dice che a pagare loro a Suzzara un mese in un B&b sia l’ex parlamentere del M5S, ora nel Misto e nota no vax, Sara Cunial. Che, però, ai microfoni di Rete Quattro non conferma.l

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