«I ragazzi sono italiani»
Il preside: «Sono nati qui e provengono da 5 anni di elementari» La protesta dei genitori: «In una classe ben 17 stranieri sul totale di 22»
Guastalla Mercoledì 14 scorso si è svolto, nel pomeriggio, l’atteso incontro del gruppo genitori con il dirigente scolastico professor Stefano Costanzi. Era, infatti, risultato che in una classe di prima media fossero stati inseriti 6 ragazzi e ragazze italiane e 17 di etnie diverse, tra cui cinesi, pakistani, moldavi. Il dirigente Costanzi ha spiegato che gli studenti all’apparenza stranieri (per via del loro cognome) sono nati a Guastalla, e che provengono da cinque anni di scuola primaria, con conoscenza, dunque, della lingua italiana. Il professor Costanzi ha anche ribadito che la scuola garantisce a tutti un livello di apprendimento formativo. Inoltre, in ogni classe c’è un insegnante di sostegno per gli alunni che presentano disabilità. «La presenza di cognomi stranieri nell’elenco della classe ha tratto in inganno – ha detto il dirigente scolastico –. Gli italiani sono molti di più».
Il professor Costanzi ha comunque annunciato ai genitori che prima di Natale organizzerà un altro incontro per fare il punto della situazione e capire a quale livello di apprendimento è arrivata la classe.
Non tutte le questioni sono state risolte nell’incontro di mercoledì; alcuni genitori sono usciti dalla riunione insoddisfatti.
Pare che alcuni insegnanti si siano recati dal dirigente scolastico per esporre alcune loro rimostranze proprio in relazione alla composizione delle classi. Insomma, le motivazioni esposte dal dirigente scolastico non hanno convinto appieno alcuni genitori presenti all’incontro, e nemmeno alcuni degli insegnanti.
«L’esito dell’incontro non ha assolutamente sciolto i dubbi sulla formazione delle classi, anzi sono emersi ulteriori elementi che hanno aumentato le perplessità – dicono i genitori che contestano le modalità di composizione della classe –. È stato chiesto se fossero stati fatti tutti gli sforzi per creare classi omogenee dal punto di vista della coesione sociale, dell’integrazione e della socializzazione, molto importante soprattutto a quell’età e all’interno di realtà piccole come quella del Comune di Guastalla, e considerati i fenomeni migratori che interessano la nostra area. Il dirigente ci ha risposto che “non sono questi i parametri che vengono utilizzati per la formazione delle classi”».
«Guardando gli elenchi delle tre classi che hanno selezionato la settimana corta – ribadiscono i genitori – oggettivamente è palese che una di esse ha 17 alunni non italiani su 22 stranieri totali nelle tre sezioni; i restanti alunni non appartengono a genitori autoctoni, e alcuni di questi hanno uno dei due genitori stranieri».
«Pure coincidenze? – si domandano –. Anche se volessimo credere a queste surreali coincidenze, chi di competenza non avrebbe dovuto adottare un criterio non scritto? Parliamo del buonsenso che avrebbe sicuramente spazzato via ogni dubbio sull’impegno della scuola verso l’integrazione, ricordando che il ministro della Pubblica istruzione, nell’emanazione della direttiva sulla formazione per l’aggiornamento in servizio del personale ispettivo, direttivo e docente, detta disposizioni per attivare i progetti nazionali e locali sul tema dell’educazione interculturale. Queste iniziative tengono conto delle specifiche realtà nelle quali vivono le istituzioni scolastiche e le comunità degli stranieri, al fine di favorire la loro migliore integrazione nella comunità locale». l
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