La metalmeccanica decolla ma gli operai restano a terra
La Cgil passa in rassegna i bilanci di 857 imprese della provincia reggiana. Gli utili salgono cinque volte più celermente rispetto ai costi del personale.
Reggio Emilia Le imprese metalmeccaniche reggiane decollano. I sindacalisti della Cgil non esultano appieno, semmai criticano e chiedono una nuova distribuzione degli utili.
La Cgil di Reggio Emilia ha esaminato i resoconti economici del 2021 (quelli approvati) di 857 aziende del settore, come pubblicati dalla Camera di Commercio.
La risposta alla pandemia supera le attese e di per sé è una notizia incoraggiante. Dal 2016 allo scorso anno, le imprese sotto la lente hanno registrato utili per circa due miliardi e 542 milioni di euro. Più di quattro imprese su dieci (365 totali, pari al 45,6 per cento) hanno aumentato nell’anno dello scoppio della pandemia gli utili rispetto al 2019. Ben 728 imprese (l’85 per cento) hanno bilanci i in attivo nel 2021.
Come utilizzano le risorse aggiuntive? La risposta della Cgil è contenuta nei dati: per generare nuovi utili. Lo studio del sindacato si concentra su un parametro chiamato valore aggiunto. È la somma dei ricavi incassati dalle imprese al netto dei costi.
Gli studiosi rappresentano il valore come una torta divisa in cento parti. Il “dolce” evolve dal 2016 al 2021. Nel 2016, circa 64 parti della torta erano attribuiti al costo del personale e 16 agli utili. Cinque anni dopo, il costo del personale si riduce a 54 fette percentuali mentre gli utili salgono al 26 per cento.
Mediamente i costi del personale non si sono ridotti, anzi. La specifica voce cumulativa dal 2016 al 2021 è cresciuta da un miliardo e 76 milioni di euro a un miliardo e 424 con un incremento del 32,3 per cento.
Sono semmai gli utili a essere cresciuti molto di più in proporzione. Nel 2016 le 857 imprese reggiane prese in esame hanno fatto segnare un utile netto complessivo pari a 260 milioni di euro. Nel 2021 il valore schizza a quota 687 con un balzo del 164,2 per cento.
In altri termini, gli utili netti delle imprese reggiane sono cresciuti circa cinque volte di più rispetto al costo complessivo del personale. «Tale costo è al lordo di tutto – spiega Matteo Gaddi, coordinatore dello studio della Cgil –, ovvero salari, contributi previdenziali e trattamenti di fine rapporto».
La ricerca è ancora più analitica. Gli studiosi hanno infatti selezionato le prime cento imprese per fatturato. Gli utili registrati dal 2016 al 2021 (due miliardi e 167 milioni di euro) dalla “top 100” corrispondono a circa l’85,3 per cento del totale.
Gli utili netti passano delle cento imprese dai 214 milioni di euro del 2016 ai 599 milioni del 2021. L’incremento a livello percentuale è del 179,9 per cento.
Nello stesso intervallo di tempo, i costi del personale sono saliti dagli 804 milioni di euro del 2016 al miliardo e 58 milioni del 2021.
I sindacalisti mettono in correlazione i dati sugli utili le cifre sui costi del personale. Gli utili netti accelerano quasi sei volte più rapidamente rispetto a tali costi.
L’analisi della Cgil prende in esame una data di riferimento: il 2018. «È stato l’anno record dello scorso decennio dal punto di vista dei profitti – rimarca Simone Vecchi, segretario provinciale della Fiom-Cgil –. Tuttavia, nel 2021 si è registrato un incremento di quasi il cinquanta per cento in più rispetto all’anno record del decennio precedente. I primi sei mesi di quest’anno, a detta anche di Confindustria, stanno facendo registrare un nuovo aumento».
Nello specifico, il valore aggiunto delle imprese è passato dai due miliardi e 107 milioni di euro del 2018 ai due miliardi e 625 milioni del 2021. Discorso simile vale per gli utili netti, passati dai 451 milioni di euro di quattro anni fa ai 687 milioni dello scorso anno.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
