Stuprò la compagna di classe quindicenne, un anno di volontariato e reato estinto
Al reo confesso concesso un percorso di recupero. La ragazza violentata: «Non ho parole»
Reggio Emilia Un’assoluzione con formula piena (perché il fatto non sussiste) e un’ammissione alla messa alla prova che, di fatto, “congela” il processo: tra un anno, se il percorso di volontariato sarà superato, il reato sarà dichiarato estinto. Si è concluso così, ieri al Tribunale dei Minorenni di Bologna, il processo a carico di due dei tre quindicenni accusati di aver stuprato la compagna di classe coetanea. «Non ho parole», ha commentato in seguito la ragazzina.
Una udienza – presenti i due minori con le rispettive madri – condita da colpi di scena: il pm ha voluto risentire il padrone di casa (l’unico reo confesso), che in un duro confronto ha confermato il “tutti contro tutti”. Per i tre l’accusa è violenza sessuale aggravata (due le aggravanti, per aver abusato della minorata difesa dovuta all’ebbrezza e per l’età della vittima, minore di 18 anni): rischiavano una pena fino a 15 anni. Da notare che il pm Alessandra Serra non ha contestato lo stupro di gruppo, bensì tre violenze sessuali distinte che sarebbero avvenute in tempi diversi.
La vicenda – talmente pesante da avere avuto una eco nazionale – risale al 28 gennaio scorso, quando cinque studenti di un istituto superiore cittadino (tre maschi e due femmine), complice uno sciopero, decidono di passare la mattinata nell’appartamento della madre di uno di loro a ridosso del centro: il programma innocente è giocare alla play station e fare un giro ai Petali.
Quando qualcuno va a comprare da bere (una bottiglia di vino e una di vodka alla pesca) la situazione degenera: le due ragazze e il terzo studente bevono, il padrone di casa e il secondo coetaneo no. Una delle ragazze se ne va, accompagnata al bus dal proprietario che poi rientra. La quindicenne – al limite del coma etilico – rimane da sola con i tre maschi. E qui le versioni dei presenti divergono. Alle 14 la maggiore, che trova la minore in strada sotto choc, chiama i carabinieri: «Venite, mia sorella è stata stuprata». In caserma la ragazzina dichiara di avere avuto rapporti con tutti e tre ma di ricordarsi solo l’ultimo, il padrone di casa. Lo studente va ai domiciliari e ci resta per quasi un anno. Gli altri due vengono incriminati dopo: il secondo è l’unico che ha scelto il rito ordinario (al via a gennaio), il terzo insieme al primo ha preferito l’abbreviato conclusosi ieri.
In aula si è esaminata la posizione del proprietario, che a sorpresa il pm ha voluto risentire seduta stante: il giovane ha rinnovato le accuse contro l’amico presente, dicendo che sulle scale gli aveva riferito di aver avuto un rapporto orale. A carico del terzo c’era poi un messaggino («lo stiamo facendo»), che il suo avvocato Liborio Cataliotti ha spiegato come una vanteria; il difensore ha sottolineato come il ragazzo, che si protesta innocente, abbia escluso la messa alla prova preferendo rischiare una condanna. E lo stesso pm ha chiesto l’assoluzione.
Per il padrone di casa era già stata chiesta la messa alla prova, con un programma ridefinito dai Servizi sociali per volere del giudice Chiara Alberti: il 15enne farà un anno di volontariato con un’associazione, sedute psicologiche e si è detto disponibile a incontrare la vittima (se lei lo vorrà). Il giovane è stato ammesso alla Map: nell’ottobre 2023 si svolgerà un’udienza di verifica tesa al recupero del minore deviante (in caso contrario tornerà a processo, ma è rarissimo). «Non era scontato. Siamo soddisfatti, è l’esito che auspicavamo. Lo studente (ha cambiato scuola) ha sempre collaborato, ha capito di aver sbagliato e sono convinto che il percorso sarà positivo», ha detto l’avvocato Giacomo Fornaciari.
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