«La mascherina ha nascosto le emozioni»
L’opinione di Umberto Nizzoli, psicologo clinico ed esperto del mondo giovanile
Reggio Emilia Per oltre 8 milioni di studenti italiani il ritorno a scuola è stato un ritorno alla normalità. Soprattutto senza mascherina obbligatoria. «Averli obbligati a portare la mascherina ha inevitabilmente complicato il loro percorso di sviluppo, soprattutto per i più piccoli. Ora si ripristinano delle condizioni che consentono un migliore sviluppo, ma l’esperienza di questi due anni non è stata e non sarà a costo zero». Lo sottolinea all’Adnkronos Salute Umberto Nizzoli, psicologo clinico specializzato nel trattamento dei disturbi dell’umore e dell’alimentazione a Reggio Emilia, analizzando gli effetti psico-fisici dell’uso prolungato delle mascherine in bambini e adolescenti e lo stato d’animo al rientro a scuola senza più l’obbligo.
«Abbiamo sul volto – premette Nizzoli – alcune decine di muscoli che sono inutili sotto il profilo della sopravvivenza ma funzionali per la comunicazione, consentendoci di riconoscere la condizione emotiva dell’altro, la vicinanza o la distanza, la simpatia, la rabbia. Queste espressioni sono come dei “semafori” nel percorso di crescita dell’individuo, nel processo di apprendimento che sfrutta anche la relazione con gli altri. Per i più piccoli, dunque, tolte le mascherine non sarà immediato né semplice riconoscere le espressioni e le emozioni associate».
«Abbiamo un sacco di evidenze – continua a raccontare Nizzoli – degli effetti causati, negli ultimi 2 anni e mezzo, da queste restrizioni anti-Covid come l’obbligo di mascherina: gli stati di agitazione, di irritabilità, di isolamento, l’asocialità, la disregolazione degli impulsi ma anche la perdita di quoziente intellettivo. L’American Psychological Association parla di una perdita globale d’intelligenza, soprattutto nella popolazione di questa fascia d’età. Non ci sono dubbi che ci siano stati dei danni. Ci sono finestre di sviluppo che consentono di costruire delle architetture cerebrali che avvengono in certe fasi della vita, in epoche successive comportano molte più difficoltà e fragilità». Per gli adolescenti gli effetti hanno riguardato soprattutto «lo sviluppo delle competenze sociali, le relazioni con gli altri, l’inclusione all’interno del gruppo, che li porta a sentirsi più sicuri». «Ci saranno molti che avranno paura a togliere la mascherina – avverte – perché averla imposta ha costruito abitudini da circostanza legate alla paura e questo tipo di memoria rimane. E ci saranno adolescenti che faranno fatica o proveranno ansia perché hanno nascosto dietro la mascherina timidezza, fobie sociali e altri tipologie di disturbi come quelli dell’immagine corporea. Per loro la mascherina è stata una protezione dal giudizio altrui, dalle critiche per le imperfezioni della pelle, per esempio, ma anche un modo per celare le proprie reazioni emotive». Per lo psicologo, «nella guerra al virus è stata sacrificata la giusta attenzione ai processi di formazione e sviluppo della mente umana, che ha bisogno di percorsi di esplorazione e adattamento per potersi rassicurare».
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