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Processo Grimilde

I Giordano respingono le accuse: «Nessun legame coi Grande Aracri»

Serena Arbizzi
I Giordano respingono le accuse: «Nessun legame coi Grande Aracri»

In aula la difesa della moglie dell’ex titolare di Nusa Marmi

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Reggio Emilia Nunzio Giordano era il prestanome di una società, Nusa Marmi, punto di riferimento della cosca, che a un certo punto è stata acquistata da Grande Aracri di Brescello. Questa l’ipotesi accusatoria - di intestazione fittizia con aggravante mafiosa - al centro della nuova udienza di Grimilde, filone processuale nato da una costola di Aemilia, ieri mattina.
Accusa che la difesa dell’imputato Nunzio Giordano, ha cercato di smontare tramite i testimoni convocati dall’avvocato Nino Giordano Ruffini. La difesa sostiene, infatti, che le quote fossero state vendute a Gregorio Barberio nel gennaio 2009 dallo stesso Giordano il quale, rimasto poi come dipendente nella società, non avrebbe avuto nulla a che fare con Grande Aracri. In più, sempre secondo la difesa, Giordano avrebbe continuato a ricevere lo stipendio come dipendente e a incassare le quote del procedimento di vendita attraverso le cambiali.


Davanti al collegio presieduto dal giudice Donatella Bove, ieri mattina hanno parlato più testimoni chiamati dalla difesa. Tra questi, è stata ascoltata anche la moglie di Giordano, Rosa De Vivo. La testimonianza si è concentrata soprattutto su una data: il 4 marzo 2009, data in cui, secondo la difesa, le quote della società sarebbero state reintestate a Giordano, ma sua insaputa. Quel giorno, sostiene la moglie, Giordano l’ha accompagnata a una visita pediatrica e al pomeriggio lei e il marito non sarebbero usciti. Quel 4 marzo, il coniuge sarebbe uscito solo per andare a prendere la bambina a scuola. La donna ha, inoltre, ricostruito il processo di vendita, avvenuto, secondo quanto raccontato davanti al collegio, a inizio 2009. «In seguito mio marito ha iniziato a lavorare come dipendente – sottolinea –. Per la vendita delle quote della società, è stato pagato con delle cambiali che ha iniziato a incassare». Come ulteriore prova, la difesa ha depositato la cartella pediatrica, che riporterebbe lo svolgimento della visita pediatrica il 4 marzo 2009.


Prima della moglie di Giordano, incalzata più volte dalla presidente del collegio, è stato ascoltato un magazziniere che ha avuto contatti di tipo lavorativo con la Nusa Marmi. «Non ho più visto Giordano come referente dopo il gennaio 2009», riporta il magazziniere.
Successivamente, sono state ascoltate alcune dipendenti di Cna, di cui, con Nusa Marmi, Giordano era socio, come hanno argomentato le addette dell’associazione di categoria.
«Nel 2009 ha interrotto i rapporti con noi perché ha ceduto la sua attività – aggiunge la dipendente –. Da uno degli atti risulta, infatti, che la società venne ceduta a Gregorio Barberio».


Un’altra addetta che seguiva la contabilità, ribadisce che Giordano era «un dipendente. Dalla mappa previdenziale dell’Inps, dopo il 2009, risultava inquadrato come tale».
La difesa ha convocato anche un’altra testimone, che aveva stipulato un contratto di affitto per uno stabile: «Dopo la cessione di quote, nel 2009, non parlavo più con lui», ha sintetizzato.


Anche l’avvocato Antonio Piccolo, difensore degli imputati Gaetano e Domenico Oppido, padre e figlio di Cadelbosco, ha convocato un testimone. Si tratta un avvocato dell’ufficio legale del Provveditorato delle opere pubbliche, che ha dichiarato di essere venuto a conoscenza dei fatti per un’indagine della Corte dei Conti: «Ho trovato la Finanza in ufficio, un giorno – ha dichiarato – ma sono all’oscuro di tutta la vicenda pregressa».


I fratelli Oppido sono imputati: risultano al centro di una truffa al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti per oltre 2 milioni di euro, ottenuti attraverso il confezionamento di una falsa sentenza dell’autorità Giudiziaria di Napoli.
Durante l’udienza di ieri mattina erano collegati da remoto Francesco Grande Aracri, dal carcere di Novara, e Paolo Grande Aracri, dal carcere di Civitavecchia. Presente in aula l’imputato Domenico Oppido.

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