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Il giallo di Novellara

Saman, un altro parente coinvolto nella distruzione del cadavere?

Elisa Pederzoli
Saman, un altro parente coinvolto nella distruzione del cadavere?

Lo rivela agli inquirenti l’uomo detenuto con gli imputati: ha raccontato anche le fasi dell’omicidio

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Novellara Se nelle sue dichiarazioni il fratello di Saman avesse incolpato il cugino Ikram, lui sarebbe stato pronto a dire tutto, fino a portare le forze dell’ordine sul luogo dove sono ancora seppelliti o nascosti i resti di Saman Abbas.

Dice anche questo il detenuto che ha deciso di collaborare con gli investigatori, raccontando cosa ha sentito dire in carcere dove sono ristretti appunto il cugino Ikram Ijaz – il primo ad arrivare dopo l’arresto nel maggio 2021 – lo zio Danish Hasnanin e l’altro cugino, Nomanulhaq Nomanulhaq.

Le dichiarazioni del detenuto sono agli atti, in due annotazioni successive, da valutare nella loro effettiva veridicità. E maneggiate con attenzione dagli investigatori, poichè sono confidenze riferite da altri e non ricevute lui stesso dall’imputato Ikram. Ma è chiaro che disegnano alcuni punti precisi del tragico caso della ragazza di 18 anni sparita da Novellara la notte tra il 30 aprile e il 1° maggio 2021 e mai ritrovata, e in quanto tali da chiarire e verificare.

Ad esempio, come è stata uccisa. Attribuisce un ruolo ben preciso allo zio Danish Hasnain che l’avrebbe soffocata insieme al cugino Nomanulhaq Nomanlhaq. Mentre a Ikram Ijaz le avrebbe “solo” bloccato le gambe. E dice come il corpo di Saman potrebbe non essere poi molto lontano dalle serre già scandagliate nell’estate del 2021 senza esito. O comunque potrebbe essere ancora nella campagna – pur vastissima, è vero – tra Novellara e Campagnola. Dice che Saman sarebbe stata avvolta, da morta, in uno dei teli di plastica che si usano per le serre. E che così sarebbe stata caricata su di una bicicletta. Ma sul posto, ecco che dice essere arrivato un altro parente – sentito, ma non risulta indagato – che avrebbe, secondo questo ricostruzione, un ruolo nell’occultamento del cadavere di Saman Abbas.

Lui non viene nominato nella ricostruzione, fermata in un incidente probatorio dal fratello di Saman. Ma è anche vero che il giovane non ha visto l’omicidio. E non ha saputo dire neanche di aver visto l’arrivo dei due cugini imputati, pur indicandoli responsabili. Il detenuto racconta che in tre si sarebbero incaricati della distruzione del cadavere, lo zio, il cugino Nomanulhaq e il terzo parente. Dove, però, non lo dice. E si può presumere che un’azione tanto macabra debba aver lasciato tracce. Ma dice che i vestiti indossati durante l’omicidio sarebbero stati bruciati in una stufa: forse quella nella casa di Saman, forse nella casa dei cugini. È possibile che ci siano brandelli ancora da recuperare? Sul luogo di occultamento dei poveri resti di Saman non ha saputo dare indicazioni. Ha detto solo che avrebbero guadato un canale per trasferirlo. Degli umori captati in carcere, inoltre, si apprende che la detenzione, ma soprattutto il divieto di poter parlare con la famiglia in Pakistan ha provocato grande frustrazione ai detenuti Hasnain e IJaz – ristretti insieme – nei mesi scorsi. Al punto, da dirsi – è il caso dello zio – a un certo punto di essere pronto a parlare con il giudice. l


 

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