Maxi bollette, l’appello dell’Arci: «Rischiano di chiudere 130 circoli»
Il presidente provinciale Catellani sollecita risposte per il futuro delle attività: «Non abbiamo ancora ricevuto i ristori per il Covid. Chiediamo aiuti adeguati»
Reggio Emilia «Abbiamo 130 circoli e sono tutti a rischio di chiusura». Lo spaccato sui circoli Arci reggiani è affidato al presidente provinciale Daniele Catellani.
«Le bollette si sono raddoppiate, se non triplicate – motiva Catellani –. Inoltre, veniamo da un periodo di chiusure legate al Covid e ciò prolunga le difficoltà. Diventa sempre difficile partecipare alle attività tra l’onda lunga del Covid e i costi fissi ormai ingestibili».
Il presidente provinciale Arci si rivolge alle istituzioni con lo sguardo rivolto soprattutto a Roma. «Chiediamo di essere presi in considerazione – l’appello di Catellani –. Qualcosa per noi è stato previsto con il decreto aiuti ter, vedremo cosa arriverà. Tuttavia, è fondamentale che capiscano che anche le associazioni no profit hanno un problema con il caro bollette. Non è un tema che riguarda solo le imprese e le famiglie».
Il riferimento al decreto ter merita un approfondimento. L’articolo 8 del decreto legge 144/2022 (decreto ter, appunto) istituisce due fondi nazionali di 120 e 50 milioni di euro rispettivamente per il terzo settore.
Al primo fondo possono accedere «gli enti del terzo settore e gli enti religiosi civilmente riconosciuti che gestiscono servizi socio-sanitari e sociali svolti in regime residenziale, semi-residenziale rivolti a persone con disabilità», come specificato nel documento.
Al secondo possono invece afferire tutti gli altri enti del terzo settore, a partire da quelli iscritti al Registro unico nazionale. Ogni aiuto ha un limite di spesa e si calcolano come «un contributo straordinario calcolato in proporzione ai costi sostenuti», secondo quanto precisato nel decreto.
«Gli aiuti per noi nel decreto ter sono stati inseriti all’ultimo momento – aggiunge Catellani – e dobbiamo ancora vedere come arriveranno. Chiediamo di avere aiuti adeguati al nostro mondo».
Il presidente provinciale non abbandona la speranza, nonostante la pazienza da portare inizi a diventare sempre maggiore. «Noi ancora non abbiamo ricevuto i ristori nazionali per il Covid – sottolinea Catellani – a oggi non sono arrivati neanche quelli. L’emergenza del Covid ha colpito soprattutto i circoli che hanno sedi di grandi dimensioni, vale a dire il trenta per cento dei nostri circoli».
La stessa percentuale si ripete nelle difficoltà attuali affrontate dai circoli Arci reggiani per i rincari nelle bollette. «Abbiamo 130 circoli – rimarca il presidente – e sono tutti a rischio di chiusura. I problemi riguardano in particolare le strutture che hanno una sede grande come una bocciofila. A oggi è una preoccupazione che riguarda soprattutto il trenta per cento dei nostri circoli, ancora più in difficoltà degli altri».
Catellani amplia l’orizzonte degli aiuti, distinguendo sia i destinatari sia gli intervalli temporali.
«Gli enti locali sono nella stessa difficoltà in cui ci troviamo noi – la fotografia scattata dal presidente – per quanto i ristori locali e regionali non sarebbero male nella fase dell’emergenza. In un’ottica di prospettiva, c’è tutto il tema delle comunità energetiche, su cui dobbiamo avere bandi appropriati sul tema».
Le comunità energetiche possono essere soluzioni sul medio e sul lungo termine. Sul breve e sul brevissimo rimane la questione delle bollette da pagare sia per i volontari che gestiscono i circoli sia per i soci che ne fanno parte o che ne facevano parte.
«Non abbiamo avuto casi di soci che hanno chiesto una mano diretta per le bollette – analizza il presidente –, ma siamo a conoscenza di diverse situazioni familiari. Oggi è più facile che i soci non partecipino o più alle attività del circolo, tagliando le spese per pagare le bollette. In tal modo, non si va al circolo per passare qualche minuto insieme».
Nel comune quadro di crisi le soluzioni che stanno adottando i singoli circoli sono diverse. «Non abbiamo aumentato le quote a livello provinciale – attesta Catellani –, ma magari qualche circolo ha fatto qualche ritocchino alle quote. Quasi tutti stanno mantenendo la stessa quota. A oggi, sono pochi coloro che le stanno adeguando anche di un euro».
Il presidente anticipa che le misure adottate per sopravvivere potrebbero essere ben più vigorose. «Per il momento non stiamo organizzando alcuna raccolta fondi per sostenerci – conclude Catellani – ma non lo escludo, sebbene chiedere un aiuto a una persona con lo stesso problema possa essere una soluzione non adeguata. Il caro energia è davvero un problema più grande di noi e generalizzato. Con il Covid abbiamo lanciato una sottoscrizione, tuttavia la situazione era diversa. Il caro energia peserà sulle famiglie e sulle aziende, ma anche noi volontari abbiamo famiglia e daremo meno attenzione al volontariato».
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